
Che i movimenti pacifisti siano contro le spese militari è normale. Riguardo le scelte tecniche si fanno però trasportare da sensazioni e desideri, piu che da un reale riscontro, avventurandosi in giudizi di merito, come Francesco Vignarca, coordinatore dell’Osservatorio sulle spese militari, che sembra aver riportato giudizi tecnici sul F-35, sottolineando “problemi di costo, militari strategici, di cattivo funzionamento degli aerei”, insinuando anche un “controllo diretto da parte degli Usa che possono limitarne l’impiego”.
Evoluzione straordinaria
L’F-35 è effettivamente un aereo molto costoso ma rappresenta un’evoluzione straordinaria nel campo del mezzo aereo. Non è vero che sia fragile e pieno di problemi. E’ vero che ci siano stati iniziali problemi, ma è di un aereo talmente innovativo che ha chiesto più tempo per metterlo a punto, ma che può fornire prestazioni superiori a tutti i più moderni aerei di precedente generazione.
Insomma, non è un sostanziale upgrade migliorativo di un velivolo esistente, ma di un concetto nuovo di guerra aerea. Normale quindi che abbia imposto uno sforzo di concezione, progettuale e di sviluppo senza precedenti. Un approccio talmente nuovo, per certi versi senza punti di riferimento, per ridisegnare il mezzo aereo del futuro.
Dipendenza dagli Usa?
In generale ogni aereo nuovo viene “svezzato” sul campo, mentre si adopera. Anche Amx quando fu messo in servizio registrò molti problemi, anche seri, che man mano vennero risolti per farlo diventare, nella seconda parte della sua carriera, l’aereo più affidabile della flotta.
Quanto alla “dipendenza” dagli Usa, in parte è vero, perché molti pezzi, sviluppati esclusivamente da ditte americane, per tutela sono montati anche a Cameri provenienti direttamente dagli States sigillati e, se inefficienti, rispediti interi per la riparazione. Ma questo aspetto dell’esclusività di alcune componenti nelle forniture è sempre esistito, presente anche in passato riguardo equipaggiamenti d’arma made in Usa. E penso che ogni paese farebbe lo stesso riguardo a proprie componenti “delicate”.
Non è un drone, dunque
Quello del controllo diretto sicuramente è un aspetto di un certo clamore ed interesse. Se fosse vero che gli americani possano limitarne l’impiego, sarebbe una cosa grave e per questo riterrei di escluderla. Sicuramente non sarebbe da remoto, come una sorta di drone.
Potrebbero però esserci “precauzioni” concordate con gli alleati per l’impiego in determinate situazioni, per evitare la caduta nelle mani del nemico di preziose informazioni, che indirettamente gli Usa otterranno comunque, a posteriori, analizzando le black boxes che tornano a casa.






Guerre per conto di Washington, Tel-Aviv, Bruxelles? No, grazie. Nessuno ci minaccia.
Condivido (una volta tanto) quello che dice Guidobono
Sapete, vero, che per inchiodarli a terra basta qualche riga di software? Sono armi superate, come i “popoli di lingua inglese” di Churchill. Questa sarebbe la buona notizia. Sarebbe tempo di prepararsi al loro tramonto. Nella guerra di domani contro i corruttori del linguaggio (o del software) vince senza combattere la vision dell’ Alighieri. Ammesso che si canti ancora in italiano nel paleolitico inferiore, che gli F35 si lasciano dietro (v. Gaza), a chiunque non appartengano.
Servono solo i droni, come in mare servono solo i sottomarini