
Il piano di risanamento proposto dal primo ministro François Bayrou è uno spartiacque – almeno sulla carta – per la Francia e, a cascata, per l’Ue. Nel 2026, Parigi intende attuare 43,8 miliardi di euro di austerità, colpendo pensioni, welfare e servizi essenziali. La lotta al deficit richiede sacrifici? Ma non per tutti. Sale la spesa militare: +6,5 miliardi nei prossimi 2 anni.
L’année blanche non è il titolo di un film d’essai, ma il nome del congelamento di pensioni, stipendi pubblici e sussidi. Ciò frutterà 7,1 miliardi. A questo si sommano il ritardo nell’indicizzare le pensioni (altri 3,6 miliardi), i tagli ai rimborsi sanitari e alle indennità di malattia e maternità. In tempi di quasi belligeranza si può anche guarire un po’ meno.
Meno feste, più lavoro
Non manca il progetto di abolizione festività (lunedì dell’Angelo e 8 maggio, ricorrenza della “vittoria” francese nella II guerra mondiale) per rilanciare la produttività. Nulla di meglio che un lunedì in fabbrica o in ufficio per celebrare la vittoria dalla paura.
Il piano francese s’inserisce in una narrativa europea sempre più rodata: evocare la minaccia russa fino a immaginare – senza ridere – l’invasione del continente fino a Lisbona. Implausibile per gli analisti più sobri. Però si sa: nei talk show vanno meglio ipotesi estreme.
Così, con l’opinione pubblica ben condizionata, si può investire in armamenti americani con discreta serenità: F‑35, sistemi Patriot, tecnologie d’Oltreoceano. Autonomia strategica? Sì, ma sempre legata agli Usa.
Eppure Charles de Gaulle…
E se l’Europa, anziché recitare da gregario bellicoso, si candidasse a guida diplomatica per porre fine al conflitto, riaprire i canali con la Russia e – come tanto l’Italia – ricostruire l’Ucraina? Sarebbe una mossa tanto logica quanto inattuale. È curioso, infatti, che due realtà naturalmente complementari — risorse russe e tecnologia europea — si ostinino a farsi la guerra invece di formare una superpotenza globale. Eppure, quando parlava di Europa dall’Atlantico agli Urali, Charles de Gaulle aveva in mente questo.
Si spinge Mosca verso Pechino
Il vero rischio, semmai, è la Russia nell’orbita cinese, mentre l’Ue, per dimostrarsi più atlantista degli Usa, si condanna all’irrilevanza. Il successore di Putin potrebbe essere più rigido di lui. Non ci sarebbe da stupirsi: l’Ue in modalità Macron, seminando minacce, raccoglie radicalismi.
L’austerità francese è lo specchio di un’idea distorta di sicurezza: cittadini, tirate la cinghia e finanziate un apparato bellico ancora subordinato a quello americano. Una logica che, estesa all’intero continente, rischia di sbriciolare il welfare e ridurre i margini di autonomia.
L’Ue si trova così al solito bivio: continuare sulla strada della paura ben gestita e dell’obbedienza ben armata, sacrificando il proprio modello sociale, o praticare una diplomazia concreta e silenziosa, che potrebbe renderla meno piccola.







