
Si può vivere nel passato? Assolutamente no! Non avere il culto delle ceneri, parafrasando Gustav Mahler, ma custodire il fuoco. E allora è possibile rivivere il passato? Assolutamente si! Ed è quello che cerca di fare la Cittadinanza Attiva di Pellegrina, piccolo borgo dell’entroterra tirrenico nella provincia di Reggio Calabria che si affaccia come una terrazza su quel mare che alla vista dell’imbocco dello Stretto di Messina e delle isole Eolie ha ispirato la mitologia classica e non solo. Pellegrina è uno dei tanti borghi italiani che lotta per la sua sopravvivenza a causa delle migrazioni continue di intere generazioni ma che negli ultimi anni sta cercando una strada per ricostruire una sua economia che gli consenta di creare una piccola filiera autosufficiente e che nel tempo possa aggredire dei mercati di nicchia.
La strada l’ha immaginata e la sta costruendo nei suoi campi per lungo tempo incolti e che negli ultimi anni sono tornati a biondeggiare del grano Secrìa, che solo nel 2025 è riuscito ad ottenere l’iscrizione nel Registro Regionale della Biodiversità Agraria e Alimentare e nell’Anagrafe Nazionale della Biodiversità. La riscoperta del grano Secrìa, che insieme al Rosìa e al Mazzancollo, completa la lista dei grani antichi e autoctoni della Calabria, è il frutto non solo della determinazione dei piccoli agricoltori locali ma anche del loro smisurato amore verso la propria terra che si ostinano a non voler abbandonare ma che vorrebbero vedere vivace come nei racconti dei propri nonni. Non sono pochi, infatti, i giovani coinvolti nel progetto, alcuni addirittura facenti spola fra il lavoro al nord e la casa al sud. Un impegno faticoso ma appassionato che si vive tutto durante la “Festa della Mietitura” quest’anno giunta alla sua quinta edizione, che vede il coinvolgimento di una comunità intera ma che necessità soprattutto del sostegno istituzionale.
La Calabria, rispetto ad altre Regioni come la Sicilia, da poco ha iniziato questo percorso sul riconoscimento dei grani antichi e la loro valorizzazione ma sembra già voler correre su questa direzione dove tutti gli Enti (Comuni, Province e Città Metropolitana) devono fare squadra. La ricostruzione di una filiera agricola, in particolare quella dei grani antichi, può essere un modello dal doppio valore. Da un lato la possibilità di ricreare un’economia anche in grado di aggredire mercati di nicchia, soprattutto considerando le qualità di questi grani spesso a basso contenuto glicemico ma con un apporto proteico molto significativo; dall’altro è evidente il valore ambientale di recupero dei territori. Mai come in questi casi l’esigenza di lavoro per frenare lo spopolamento dei paesi e l’esigenza di politiche ecologiche concrete e lontane da ideologismi si incontrano e si sposano pienamente per creare un modello identitario e sostenibile di sviluppo che, se non è possibile replicare ovunque, sicuramente può essere esemplare in varie realtà diffuse su tutto il Belpaese. Ecologia, tradizione e innovazione insieme per costruire un futuro su salde radici.








eccellente iniziativa!
Sono estremamente scettico, anzi incredulo… La Calabria non sembra aver salvezza. Da vari secoli. Avrebbe il turismo, ma n’drangheta, arcaismo sociale e illegaità diffusa non favoriscono certo un turismo di qualità, che avrebbe bisogno di un rinnovamento a fondo tutte le sue attrezzature ed infrastrutture.. Meglio sarebbe cercare di venderla (o regarla) a qualcuno… Più difficile di piazzare di un esubero della Juve….