
Come trasmettere alle giovani generazioni, e a seguire, la memoria di un fatto storico? Non è sicuramente una missione semplice, soprattutto in un contesto sociale sempre più atomizzato e in cui l’individuo fatica a riconoscersi come parte integrante di una comunità, rimanendo travolto dalla frenesia comunicativa dei social che non lascia tempo all’approfondimento e che si manifesta con linguaggi sempre più accattivanti. Se lo è domandato Antonella Postorino, architetto, giornalista e docente di Reggio Calabria, nel 2020 in occasione del cinquantesimo anniversario dei “Moti di Reggio Calabria”, la più grande rivolta popolare della storia repubblicana italiana. Un evento straordinario, quello dei Moti, che fatica ancora a trovare spazio nei libri di storia e che rischia di sparire anche dalla memoria dei reggini, in particolare delle giovani generazioni. L’idea, rivolta proprio ai giovani, è arrivata e si è finalmente realizzata, insieme all’illustratore e coautore Marco Barone, in “1970, i moti di Reggio Calabria”, ovvero il primo fumetto che racconta la storia di quegli 8 mesi che incendiarono la città in riva allo Stretto.
Il progetto, edito da Laruffa, dopo cinque anni di duro lavoro ha finalmente visto la luce e ha già cominciato il suo tour per essere presentato ai giovani di Reggio Calabria e non solo. Questo “docu-fumetto”, infatti, ha l’ambizione di attraversare tutto lo stivale, presentarsi nelle scuole italiane e ai vari eventi Comics. I Moti reggini non furono una battaglia di pennacchio e ancora oggi possono e devono rappresentare un momento di riflessione condivisa e di stimolo per le generazioni che si trovano catapultate in una società sempre più individualistica e staccata da ogni visione e appartenenza collettiva. La memoria come strumento utile per ricreare connessioni generazionale, spirito identitario e prospettiva per il futuro attraverso linguaggi, come quello della “nuvoletta”, che possano essere capaci di intercettare la sensibilità dei giovani.

La narrazione si sviluppa su due livelli temporali e cromatici diversi, il primo viaggia sui giorni nostri e a sua volta contiene la seconda dimensione, proiettata 50 anni addietro percorrendo tutti i momenti principali che hanno scandito la Rivolta di Reggio Calabria. Non manca nulla al racconto: le prime preoccupazioni del 1969 e la prima chiamata dell’allora sindaco Battagli nel luglio del 1970; la lotta nelle barricate; la goliardica proclamazione di indipendenza di alcuni Rioni; la nascita dei Comitati fra cui spicca anche il ruolo delle donne reggine; la processione spontanea e non autorizzata del quadro della Madonna della Consolazione patrona della città; l’annuncio di Radio Reggio Libera; i morti per le strade durante gli scontri; le promesse del cosiddetto “pacchetto Colombo” puntualmente tradite e la reazione furiosa del popolo reggino; la discesa dell’Esercito e la fine dei tumulti. Tutto si intreccia in un appassionante gioco di sfumature e linee che creano evocazioni emotive decisamente coinvolgenti. Il finale è un’esplosione di colori e di speranza verso un sogno di riscatto che si costruisce certamente partendo dalla memoria ma con lo sguardo teso al futuro. Un futuro rappresentato da un aeroplanino di carta che volteggia lasciando pensare che non solo la storia continua ma che anche questo progetto avrà un seguito…
1970. I moti di Reggio Calabria di Antonella Postorino e Marco Barone, Laruffa Editore






