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L’intervista. Alain de Benoist: “Rousseau pensatore anti-illuminista, ossessionato dalla decadenza”

Il filosofo francese: "Personalmente, apprezzo gli approcci interdisciplinari. In definitiva, solo gli inclassificabili sono interessanti. Gli altri sono solo dischi rotti"

di Aziliz Le Corre
24 Giugno 2025
in Le interviste
2
Alain de Benoist

In occasione della pubblicazione del suo nuovo libro, “Un autre Rousseau”, edito da Fayard, il Journal du Dimanche ha aperto le sue colonne ad Alain de Benoist per presentare la nuova interpretazione dell’opera del filosofo che egli offre ai lettori, evidenziando in particolare le visioni anacronistiche e caricaturali troppo spesso diffuse sia dai “rousseauisti” che dai loro avversari.
JDD. La pubblicazione del suo nuovo libro da parte di Fayard ha riacceso le controversie che circondano la sua opera. Si sente vittima di una forma di censura?

ALAIN DE BENOIST: “Non ci sono mai state “controversie”, ma piuttosto un tentativo di ostracismo ed emarginazione. Nel mondo di oggi, tagliare l’accesso a microfoni e altoparlanti è sufficiente per condannarsi alla morte sociale. Come oppositore dell’ideologia dominante, non ne sono eccessivamente turbato: dopotutto, è il prezzo della libertà. Ma è vero che a volte provo nostalgia per le regole della vecchia disputatio, dove si iniziava presentando onestamente le idee degli avversari prima di tentare di confutarle. Ho pubblicato un centinaio di libri e migliaia di articoli nel campo della filosofia politica e della storia delle idee, e non ricordo un solo tentativo di confutazione. In un clima di sospetto generale, alimentato dall’estremismo e dall’isteria delle relazioni sociali, il “dibattito” non riguarda più ciò che si dice, ma ciò che gli altri vorrebbero che si dicesse – e ciò che non si dice!”.

JDD. Rimpiange di non aver avuto maggiore influenza sulla scena politica?

ALAIN DE BENOIST: “Alcuni mi hanno attribuito “strategie” complicate, cosa che trovo un po’ ridicola. Per un intellettuale, la strategia migliore è non averne, ovvero dire ciò che si pensa. Sono i politici ad avere strategie. Tuttavia, non sono mai stato un attore politico, solo un osservatore. Più in generale, credo che i partiti politici siano molto poco ricettivi alle idee, non solo perché molti politici non hanno una formazione ideologica, filosofica o teorica, ma perché sono interessati solo alle idee che possono sfruttare. I politici vogliono unire; le idee dividono”.

JDD. Perché ha voluto riabilitare Rousseau in questo nuovo libro?

ALAIN DE BENOIST: “Non ho cercato tanto di riabilitarlo quanto di offrirne una nuova lettura. Come molti altri autori, Jean-Jacques Rousseau viene oggi letto per lo più in modo anacronistico, senza collocare il suo pensiero nel contesto del suo tempo. L’anti-rousseauismo si riduce troppo spesso a critiche ad hominem, accompagnate da frasi fatte ripetute come mantra: “l’uomo naturalmente buono”, “il buon selvaggio”, ecc. A ben guardare, ci rendiamo conto che Rousseau diceva qualcosa di completamente diverso da ciò che si dice di lui”.

JDD. La principale critica rivolta a Rousseau è che abbia ispirato la Rivoluzione Francese. Lei si oppone a questa idea.

ALAIN DE BENOIST: “La Rivoluzione Francese non fu un “blocco”. Le sue grandi ispirazioni furono i filosofi dell’Illuminismo; Rousseau arrivò molto più tardi. Tuttavia, Rousseau si oppose direttamente alle tesi dell’Illuminismo. In primo luogo, non credeva nel progresso. È persino ossessionato dalla decadenza. Crede che l’uomo si sia costantemente snaturato fin dall’Antichità, cosa che ammira profondamente. “Gli antichi politici”, scrive, “parlavano incessantemente di morale e virtù; i nostri parlano solo di commercio e denaro”. Cos’è successo? Questa è la domanda a cui intende rispondere. D’altra parte, detesta gli scambi commerciali o l’economia. Mentre l’Illuminismo ritiene che l’economia sia per definizione il luogo della libertà e che la natura stessa dell’uomo lo spinga verso transazioni e scambi che gli consentano di soddisfare al meglio i propri interessi, Rousseau, al contrario, difende il primato della politica. Reagendo all’universalismo di Condorcet, sostiene che le istituzioni debbano essere adattate al carattere specifico delle nazioni e dei popoli, come dimostrano le sue bozze di Costituzioni per la Polonia e la Corsica.

Con lo stesso spirito, contrappone le popolazioni rurali alle grandi città, dove regnano solo il desiderio di apparire e l’autostima, che considera l’opposto dell’amor proprio: “Il miglior motivo per un governo è l’amore per la patria, e questo amore si coltiva nei campi”. Considerando la “società generale del genere umano” un’illusione, mette anche in guardia contro “quei cosiddetti cosmopoliti, che si vantano di amare tutti per avere il diritto di non amare nessuno”. L’uomo in sé, l’uomo astratto, non esiste ai suoi occhi: “Bisogna scegliere tra fare un uomo o un cittadino, perché non si possono fare entrambi contemporaneamente”. È quest’altro Rousseau che volevo mettere in luce.

JDD. Tuttavia, contrariamente a Hobbes, Rousseau ritiene che non sia nello stato di natura, ma nella società del suo tempo, che ognuno sia nemico del proprio simile, spiegati. Significa forse che basterebbe sradicare la società per creare un’umanità rigenerata e una società perfetta?

ALAIN DE BENOIST: Lo “stato di natura” di cui parla Rousseau è, ai suoi occhi, solo un’ipotesi utile alla sua dimostrazione: arriva addirittura ad affermare che è possibile che “non esistesse”. Il suo contratto sociale, che mira a conciliare libertà e dovere sociale, differisce completamente dal contratto sociale di Locke, basato sull’interesse, o dal contratto sociale di Hobbes, che è solo un mezzo per sfuggire a una “guerra di tutti contro tutti” che, in realtà, si è diffusa nelle società moderne. Quanto all’idea di un “uomo nuovo”, non è nuova. Si trova già in San Paolo! Ciò che conta per Rousseau è dare priorità al bene comune rispetto agli interessi particolari, un’idea che contraddice anche tutto ciò in cui credeva l’Illuminismo, secondo cui nazioni e popoli non sono altro che aggregazioni casuali di individui”.

JDD: Ancor più che una critica antiliberale, questo libro non è forse una critica della destra reazionaria e conservatrice?

ALAIN DE BENOIST: “La destra controrivoluzionaria non può aderire a Rousseau perché si oppone alla modernità in nome di un passato che spera di resuscitare. Questa era in particolare la posizione di Joseph de Maistre. Rousseau, da parte sua, è un modernista che critica la modernità dall’interno. Difende fermamente il principio della sovranità popolare, che i controrivoluzionari ovviamente rifiutano. Ma la sua difesa del popolo, che, come Carl Schmitt, afferma debba essere politicamente presente a se stesso, lo pone anche in contrasto con i partiti della sinistra attuale, che hanno abbandonato il sociale per il societario e hanno da tempo accettato i principi della società di mercato, che li ha portati a tradire gli interessi dei lavoratori. L’opera di Rousseau condanna in anticipo questa sinistra che deride la patria e si batte per l’abolizione delle frontiere: “Guardatevi da questi cosmopoliti che si spingono oltre nei loro libri per cercare doveri che disdegnano di compiere intorno a loro!”. Jean-Claude Michéa dice più o meno la stessa cosa oggi. Possiamo anche pensare ai “socialisti patrioti” che Bernanos amava evocare”.

JDD. Lei dipinge il ritratto di un pensatore inclassificabile. Si riconosce in lui?

ALAIN DE BENOIST: “Chi mi considera inclassificabile ragiona in termini di etichette. Vivono in un mondo in bianco e nero che ignora il colore. Tutto sembra loro “confuso” quando i loro punti di riferimento sono confusi. In passato, molti di destra avevano anche una cultura di sinistra, e molti di sinistra avevano anche una cultura di destra. Trovo un peccato che non sia più così. Personalmente, apprezzo gli approcci interdisciplinari. In definitiva, solo gli inclassificabili sono interessanti. Gli altri sono solo dischi rotti!”. (Traduzione D.D.M)

Fonte: Da Le JDD

Aziliz Le Corre

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Tags: alain de benoistAziliz Le Correrousseau

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Comments 2

  1. Guidobono says:
    1 anno ago

    Rousseau padre spirituale di tutti i totalitarismi.

  2. vittorio says:
    1 anno ago

    Sempre interessante, Alain.
    Quanto manca in Italia una mente libera come lui, oggi.
    Intervista di livello.

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