
Illibro Louis-Ferdinand Céline, del crititco e scrittore francese Maurice Bardèche, è una messa a punto critica e precisa di valore che narra la vita, la scrittura e i temi della narrativa del medico dei poveri, il famoso Céline. Pubblicato in italiano da Italia Storica, casa editrice del bravo céliniano Andrea Lombardi e curato da un francesista scomparso nel 1998, Moreno Marchi, il libro è una delle pietre miliari della critica su questo discusso scrittore francese. Un libro che va affiancato al monumentale Céline di François Gibault (Mercure de France, 3 voll.) ritenuto da Céline il più fedele come, nell’estate del 1985, a Meudon, la vedova dello scrittore francese, Lucette Almansor, ci confermò personalmente, sottolineando la precisione della biografia, ricca di tanti dettagli. “La sua opera è perfetta, non abbiamo mai avuto nulla da ridire su quella biografia”, ci disse la signora Almansor.
Maurice Bardèche (1907 – 1998) era un grande critico, scrittore, docente universitario ed esperto, fra gli altri, di Proust, Balzac, Flaubert, Stendhal. Se l’opera di Gibault tratta la vita dello scrittore, Bardèche tratta non solo la biografia ma anche l’aspetto letterario, ermeneutico dell’opera dello scrittore francese. Sono due studi differenti, quindi, ma Bardèche scandaglia il duplice volto di Céline: l’uomo Céline, con la sua vita e le sue idee, e il letterato Céline, colui che studia e spiega come è arrivato alla modalità di scrittura che lo contraddistingue rispetto agli altri scrittori e come è pervenuto a quell’innovazione che lo rende così singolare. Due aspetti che sono intersecati fra loro. Céline era un artigiano della parola, era lo studioso di quella Petite musique, piccola musica, che le parole e i ritmi della narrazione realizzavano solo se fusi insieme. Ma c’è l’altro ambito, quello dello scrittore che, per evitare la persecuzione a causa dei suoi pamphlet, attraversa con moglie e gatto, attraversa in fuga mezza Europa. Nel secondo dopoguerra dovette subire condanne, carcere, fughe da una nazione all’altra. E nel dopoguerra, dopo l’esilio danese e la vita a Meudon, paesone alla periferia di Parigi dove ricambiava l’odio dei francesi con il suo personale odio senza rinunciare a mostrare la condizione di esiliato, di proscritto. E ciononostante, aprì un dispensario dove, per davvero pochi soldi, visitava e curava i poveri. Bardèche fu di manica larga a interpretare Céline: non lo considerava fascista, né razzista, piuttosto uno scrittore inclassificabile. Fra Sartre che definiva Céline collaborazionista, nazista, pagato dai tedeschi e la posizione di Bardèche che lo definiva “inclassificabile”, forse c’è una via di mezzo. Céline non è mai stato collaborazionista, né nazista ma sicuramente voleva difendere l’Europa. Bardèche sottolinea, nella sua opera, come l’essenza della vita di Céline è composta da due trilogie: quella che riguarda la letteratura cèliniana fra il 1914 e il 1930 e la seconda la Trilogia del Nord, quella della fuga attraverso l’Europa. Tutto questo mettendo a punto la ricerca dell’emozione nel parlato, “l’emozione non si lascia captare che nel parlato”. Poi c’è la riproduzione attraverso lo scritto e qui c’è tutto un articolato sistema di scrittura ideato dallo scrittore francese. Del resto l’innovazione stilistica era il punto di forza della scrittura céliniana Lo stesso Céline spiega che si tratta di una “trasposizione” dal linguaggio parlato nello scritto che non è un’imitazione dell’oralità ma è un apporto che può essere definito “dimensione extralinguistica della lingua”. In altre parole, la parola risponde a certe regole simili a quelle di uno spartito musicale. Resta il dato secondo il quale è più importante tradurre l’aspetto semantico o la messinscena della parola, o è più importante l’impostazione di una espressione a essere più importante?
Bardèche affronta anche questi aspetti nel suo libro, che resta un lavoro imprescindibile, ed è un intellettuale che conosce bene il tempo in cui visse Céline e quindi le temperie del Novecento, avendo condiviso lo stesso periodo storico e avendo preso parte all’impegno politico a favore del fascismo. Entrambi sapevano di cosa parlavano quando scrivevano delle cose viste e vissute spesso in prima persona. Nella bibliografia italiana si è aggiunto, con questo libro tradotto da Moreno Marchi e curato da Andrea Lombardi, un testo di grande importanza.
Maurice Bardèche, Louis-Ferdinand Céline, Italia Storia edizioni, pagg. 319, 20 tavv. f.t.) euro 29,00. Traduuzione Moreno Marchi, curatore Andrea Lombardi






Un chiarimento. A causa di un improvvido taglio, nel pezzo si legge che la biografia di Céline scritta da F. Gibault fu definita perfetta, senza errori, dalla vedova dello scrittore francese, Lucette Almansor, e da Céline. Il giudizio della vedova è confermato: l’opera fu apprezzata da lei e anche dall’entourage di Céline ma non dallo scrittore. Infatti, Céline morì il primo luglio del 1961 mentre il primo volume dell’opera (di tre) uscì nel 1977 per il Mercure de France. Céline non l’ha mai potuta leggere. (manlio triggiani)