Il sindaco di Bouvron, cittadina francese nella regione della Loira, Monsieur Emmanuel Van Brackel ha deciso, per rispetto della «laicità dello Stato», di «sbattezzare» un’importante piazza che porta il nome dell’abbé Corbillé, sacerdote e martire.
Nicolas Corbillé (1755-1794) è stato un prete «refrattario» bretone, di quelli che non avevano accettato la tirannica e giacobina «Costituzione civile del clero», imposta nel 1790 sotto pena di esilio o peggio a tutti i sacerdoti di Francia. Proprio questa ed altre esazioni a danno della Chiesa e dei cattolici, hanno portato gli storici a definire il periodo più violento e funesto della rivoluzione francese, come «il Terrore».
Ordinato sacerdote nel 1781, don Nicolas – abbé corrisponde all’italico don – fu nominato vice-parroco di Bouvron nel 1785. Allo scoppio della rivoluzione, con la celebre presa della Bastiglia del 1789, l’abbé era il giovane collaboratore di don François Siméon Delamarre, parroco di 66 anni.
Secondo le fonti, oggi «sappiamo che Nicolas Corbillé è stato il primo sindaco di Bouvron», come testimonia «la sua firma Corbillé maire» (cioè sindaco). Ma ciò non lo salverà dalla tirannia e dall’odio dei rivoluzionari.
Nel 1791 verrà cacciato dalla parrocchia e sostituito da un sacerdote costituzionale uno di quelli che il popolo chiamava «jureurs» («giuratori» poiché accettavano la Costituzione del clero e la sottomissione del Vangelo alla République). Ma don Nicolas, con coraggio impavido e a rischio della vita, «continuava il suo ministero» al servizio delle anime, «celebrando nell’ombra», richiamato dai fedeli più coraggiosi e meno sottomessi al potere.
Denunciato al Direttorio di zona, fu reperito e arrestato dai soldati. I documenti dell’epoca enumerano le colpe del futuro martire della fede. L’abbé «a volte si traveste da mendicante, a volte da marinaio». E soprattutto «predica il fanatismo, la disobbedienza alla legge e la rivolta». Malgrado i divieti imposti ai sacerdoti «celebra la messa nelle case private». E ancora «lo scorso giovedì», nel «giorno dell’Ascensione», ha osato «celebrare la messa in chiesa» e ha pure «confessato molte persone e battezzato dei bambini».
Dopo un processo sommario, l’abbé Corbillé venne «fucilato contro il muro della chiesa» di cui fu viceparroco fino a pochi anni prima e ciò avvenne il 14 aprile 1794, pardon il «25 germinale, dell’anno II» della nuova era anticristiana, imposta alla Francia da Robespierre e i suoi.
Proprio per riparare alla brutalità e l’ingiustizia che si ebbero in quei luoghi, dopo la seconda guerra mondiale, la piazza «che attornia la chiesa», nei pressi del martirio, ha ricevuto il «nome dell’abbé Corbillé».
Ancora nel 1956, Pierre Roberdelun, sacerdote nativo di Bouvron, compose un’opera teatrale «in sei scene» interamente dedicata all’abbé Corbillé. Ora, davanti al negazionismo del sindaco neo-giacobino, l’associazione culturale Koun Breitz che «opera per la difesa della memoria bretone» dichiara che «la decisione del primo cittadino» mira non soltanto «a cancellare un simbolo religioso», ma anche a censurare «una pagina importante di storia della Bretagna».
Fanno notare i difensori della memoria che la decisione dello «sbattezzo», sgradita alla popolazione locale, intende «minimizzare i crimini della rivoluzione francese», coprendo «l’ingiustizia e le persecuzioni» subite dai cattolici «in quel periodo buio», opposto alla luce che gli illuministi promettevano al mondo.
«La storia della Bretagna» spiegano i sodali di Koun Breitz, «non si può riscrivere» a colpi di «decreti amministrativi» dettati da «amnesia volontaria». Quanto alla presunta «laicità», richiamata dal sindaco progressista Van Brackel e alla necessità di «separare la Chiesa e lo Stato», si dovrebbe notare una cosa. E’ proprio a causa di questi slogan, mal concepiti o mal realizzati, che si è arrivati alla ghigliottina (una pena di morte su larga scala), al genocidio dei Vandeani e all’uccisione dell’abbé Corbillé e di migliaia di innocenti che i giacobini volevano «estirpare». Cancellarli ora dalla toponomastica, sembra un modo soft per continuare quel medesimo e infame «genocidio della cultura».







Woke schifosi anche in Francia…
L’Europa attuale è talmente ributtante ,che il vero onore sta nel non avere associato il proprio nome alle vie ,piazze, porti,aeroporti, etc, dei paesi sotto il giogo “europeista” impregnati della maleodorante ideologia woke…