Segnalibro. L’Italia popolare degli anni Venti e Trenta vista da Marcello Gallian

"Racconti fascisti" (Altaforte) svela una nazione operosa, ricca di energie, di volontà, prolifica

Giacomo Balla (1871-1958)

Certi uomini sono nella vita ciò che furono da adolescenti, e continuano a esserlo per sempre. La vita di Marcello Gallian, scrittore, giornalista e pittore, ne è la plastica dimostrazione. Da adolescente viene “chiuso” dalla famiglia in un collegio, il convento di Santa Trinità a Firenze, dove vogliono che intraprenda la carriera ecclesiastica. A diciassette anni, tralasciando la tensione mistica e religiosa, preferisce fuggire per raggiungere Gabriele D’Annunzio a Fiume e divenire legionario per riunire le terre irredente alla patria. Romano, di carattere determinato e amante dell’azione, aderisce al Fascismo, è sansepolcrista e marcia su Roma nel 1922. Lui, con spiccate tendenze anarchiche, spera che il Fascismo combatta la mentalità borghese, moderata e ottocentesca, riuscendo ad ammodernare la nazione e dare giustizia sociale al popolo. Un fascista anticapitalista, mussoliniano, un rivoluzionario insomma. Di quelli per i quali la Marcia su Roma è l’inizio di una rivoluzione che però rimane incompiuta.
Uomo di grande curiosità intellettuale, è molto attratto dal fermento delle correnti artistiche e dalle avanguardie europee. Diviene presto enfant terrible della letteratura italiana per la sua scrittura particolare, ma soprattutto per la sua natura ribelle. Attacca il Fascismo-regime perché, secondo lui, non è abbastanza antiborghese. A ventott’anni vince ex aequo il premio Viareggio con Comando di tappa, cui seguono a ruota vari libri di racconti.
Ora, la casa editrice Altaforte ripropone questa figura non secondaria della letteratura e dell’arte italiane, ripubblicando un libro di successo degli anni Trenta, pubblicato per la prima volta nel 1937: Racconti fascisti, dove Gallian narra la vita quotidiana nell’Italia degli anni Venti e Trenta, anni che il massimo storico del Fascismo, Renzo De Felice, definì “gli anni del consenso”. Racconti in presa diretta legati alla realtà vissuta da Gallian che, con una scrittura coinvolgente e innovativa, fa scorrere le immagini e i pensieri dell’autore nell’adunata di Napoli, la presa di Roma in occasione della Marcia del ’22, la vita piena di fermento e di dibattiti culturali, ma anche l’esistenza normale di famiglie del popolo, singoli episodi che narrano la mentalità dell’epoca, la forte volontà di vivere e affermare la propria vita. Anni nei quali l’Italia si ammoderna sebbene non sempre l’esistenza è facile. Tuttavia, si tratta di una forma di letteraura che precede il neorealismo, non solo in ordine di tempo, ma anche perché è realista, riproduce chiaramente e direttamente la quotidianità. Emerge un’Italia gioiosa, che si sviluppa, che cresce, che non ha ancora l’impero ma vuole tornare grande come una volta. Un’Italia prolifica, unita, dove grandi iniziative sono all’ordine del giorno e la narrazione di Gallian dà colore a queste vicende e anche ai semplici fatti giornalieri. Un libro che rappresenta un tuffo negli anni Venti e Trenta, un libro che mostra gli avvenimenti quotidiani visti con occhi di un giovane che crede in una rivoluzione radicale dello spirito e del costume per gli italiani.

Racconti fascisti, di Marcello Gallian, Altaforte ed., pagg. 289, euro 19 (introduzione di Massimiliano Soldani)

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