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L’analisi. Aristodem, popdem e popcon: sono solo formulette. La politica è linguaggio

Pubblicato il 10 agosto 2013 da Guerino Nuccio Bovalino
Categorie : Cultura Libri

AristoDemLe parole creano e disfano mondi. Leggere i quotidiani o ascoltare la televisione impone di decodificare con specifici strumenti la realtà. Un gioco che si ripete costantemente. L’ultima trovata è nata con il libro di Daniela Ranieri sugli Aristodem (Ponte delle Grazie, pp. 275, € 16): cosi si riconfigura nell’immaginario quello che si chiamava fino a poco tempo fa il radical chic. La gauche elegante e ipocrita, i salotti buoni dove si immagina di cambiare il mondo ibernando la costituzione e impedendo qualsiasi riforma.

I popdem, rappresentano la carovana renziana che si distingue per uno spirito meno ideologico e più pragmatico verso le questioni pubbliche. E a destra? Potremmo definirli i popcon, conservatori che prima dei renziani hanno fatto di un realismo meno aulico e più contingente al quotidiano la propria cifra politica. Ma il fotogramma immobile della destra, impantanato nel continuum indistruttibile del berlusconismo (amato, odiato, ambiguamente sfruttato o subito), ci suggerisce di declinare i Popcon come Popcorn, fantomatici paladini di una dinastia che difendono come fosse una Costituzione intoccabile, un sacro istituto da difendere, agendo non più da attivisti politici di una parte politica, ma come spettatori di un film che tende a non concludersi mai. Una serie infinita con colpi di scena che seppur prevedibili vengono caricati di una dose di imprevedibilità artificialmente costruita.

Nel tentativo di individuare nuove declinazioni politiche, il politico, ossia il mondo reale, il vissuto quotidiano pubblico e interiore di ognuno di noi, vive su altre linee, sviluppandosi altrove e seguendo altri schemi, irrazionali e immaginifichi. Ecco che come Roberto Esposito suggeriva nel campo della filosofia politica, bisogna mutare il lessico, ripensare le parole per liberarle dalle loro stantie evanescenze. Le vere dinamiche che costruiscono il mondo giorno per giorno sono le nuove invenzioni tecnologiche, i tecnofilosofi re Zuckeberg e soci, cosi come il nostro immaginario si nutre e si riconfigura con i nuovi opinion leader digitali, le foto bondage di Madonna, il carnevale in maschera alle Barbados di Rihanna, le foto di Lady Gaga nuda nella foresta insieme all’artista Marina Abramovich.

La tecnologia, l’arte e la creatività sono la radice di ogni futuro agire politico. È lì che si annidano lo spirito del tempo e le coordinate per interpretare, raccontare e quindi poter condizionare il vivere. Ci vuole un atto di ribellione verso i discorsi pubblici costruite su parole implose nel loro significato condiviso, su lotte e divisioni vecchie come le parole che le incarnano. La ricchezza di prospettive racchiuse in un singolo atto di creatività, ci invitano possibilmente a ragionare finalmente su ciò che pare incomprensibile, sulla banalità che invece di disprezzare dovremmo saper intuire come elemento sotterraneo che silenzioso crea nuove forme di vita. Ed è a quelle che bisogna guardare, per trovare nuove parole che realmente partoriscano una politica all’altezza del nostro tempo. L’unica ribellione possibile è quella costruita fin dal linguaggio che la immagina.

Di Guerino Nuccio Bovalino

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