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La risposta (di G. de Turris). L’ex Gil di Moretti e le strategie dilettantesche a destra

Pubblicato il 5 agosto 2013 da Gianfranco de Turris
Categorie : Cronache

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Con la lettera di Gianfranco de Turris ad Alex Voglino chiudiamo una querelle sui fallimenti acclarati nella cultura delle amministrazioni di destra a Roma e alla Regione Lazio. Barbadillo.it tornerà a scrivere di idee e orizzonti nello spazio pubblico con un prossimo focus su iniziative e progetti. ***

Mio caro Alex mi dai una notizia straordinaria, meravigliosa, infatti suscita la mia più grande meraviglia dato che hai impiegato otto anni a comunicarmela … E vero, non ci sono più tra noi, per tanti motivi, i contatti di una volta però ci siamo sentiti, visti, scritti e telefonati: almeno potevi approfittare della bella introduzione che mi scrivesti per il mio libretto Il drago in bottiglia del 2007, per rendermi edotto che la situazione della ex GIL di Moretti era risolta o in via di risoluzione.

Perché: “come Gianfranco dovrebbe sapere…”? Gianfranco non sapeva nulla sino a questa tua lettera per il semplice motivo che nessuno mai glielo aveva mai detto prima nonostante fosse stato parte in causa.. Del resto, anche se ci vedo poco, passando per Via Induno l’edificio esteriormente mi pare sia lo stesso che prima e nessun restauro filologico mi pare sia stato effettuato sulla facciata, come illo tenpo si ipotizzò. Mi sbaglierò di certo, dato che sono un incompetente e ci vedo male. Però io non frequento gli ambulacri della politica regionale e comunale e non potevo saper nulla per conoscenza diretta in merito, altrimenti – ma ti pare? – non avrei scritto quel che ho scritto se lo avessi saputo e a rischio di essere smentito platealmente (e non è la prima volta che lo faccio)..

Peraltro all’interno della ex GIL non ci sono più entrato e quindi non ho potuto constatare le meraviglie dell’architettura razionalista, che è la mia passione, restaurata e soprattutto quanta parte di essa è attualmente agibile. Ci entri una volta sola per un sopralluogo insieme a te, all’architetto Prisco, all’ingegner Carli e al professo Parlato. Si fecero un sacco di progetti e nacquero tante illusioni.

Sì, caro Alex, illusioni. Perché quel che racconti ha anche del miracoloso: infatti, questo sì a mia conoscenza diretta, a un mese dalle elezioni del 2005 in cui Storace venne sconfitto, nulla ma proprio nulla era stato fatto, nessuno sapeva dare a me e agli altri interessati risposte concrete, anche se Andrea Augello, all’epoca credo assessore al Bilancio, mi disse nel corso della presentazione di un libro con Gennaro Malgieri, che lui i soldi necessari li aveva accantonati ma altro non mi poteva dire (particolare che, nel mio precedente intervento, non mi era sembrato il caso di ricordare). Quindi, se ne deve dedurre che ogni cosa venne fatta dopo, durante la giunta Marrazzo. O sbaglio? O ho capito male?   Però, consentimi, se prima di cadere (nessuno come al solito ha analizzato il perché e il percome della batosta proprio come oggi) la giunta Storace, come si insisteva un giorno sì ed uno no, avesse messo sulla carta il comodato gratuito pluriennale con la Fondazione Spirito, l’Archivio Crispolti e altre realtà culturali, una volta concluso il restauro in quel “Palazzo del 900” come lo battezzasti ci sarebbero entrate queste fondazioni, questi archivi, mentre adesso non so proprio a cosa esso è stato adibito. Ora quella splendida idea è passata nelle mani degli altri per le lentezze burocratiche, per svogliatezza politica, perché c’erano cose più urgenti e importanti da fare che non stare appresso a degli intellettuali rompipalle. Dirai, Alex, che non fu così, che sono preso dalla mia vis polemica, ma non vedo altre spiegazioni dato che dici che “erano pronte le carte”… E poi cosa impedì una serie di firme? La fai troppo semplicistica, dirai. Ma io guardo i risultati ed ora che mi dici per la prima volta che il restauro ci fu, permettiti caro Alex, che la vis polemica aumenti di tono sino ad arrivare ad una incazzatura per l’occasione mancata, una delle mille.

Perché il problema non è il Fato che ha fatto perdere le elezioni 2005 a Storace impedendo di concludere l’operazione, ma il fatto di non essere stati lungimiranti ed aver previsto anche questa eventualità! L’Assessorato alla Cultura della giunta Storace ebbe quella stupenda idea, la avviò, la finanziò, la completarono gli altri e ne usufruiscono, non so come, costoro. Ma non è che non si potesse essere preveggenti, preparare il futuro con decisioni che non si sarebbero potute mutare se non con grandi difficoltà se si fossero perdute le elezioni, come ho scritto. Invece, evidentemente, è prevalso il funesto ragionamento “dopo di me il diluvio”.

Ci si potrà vantare della idea, ma non della sua pianificazione strategica assolutamente dilettantesca, nonostante gli avvertimenti di allora. Ecco quindi la sorte della Fondazione Spirito (e taccio di altre) di cui ho scritto. Ecco la sorte cui è andata incontro la giunta Alemanno: nell’arco di cinque anni non è stato pensato e attuato alcunché di strategico, non sono state messe le persone giuste ai posti giusti, e le poche persone giuste non hanno fatto quel che dovevano fare per mille motivi che non sto  a indagare. Non è stato creato un retroterra culturale, non sono stati rintracciati e utilizzati gli ottimi professionisti di area: si è ragionato – sono costretto a dirlo- soltanto in base a deleterie logiche correntizie. Adesso, e chissà per quanto, se ne pagheranno le conseguenze, indipendentemente dalle belle idee che si possono aver avute otto o nove anni fa.

La precedente lettera di Voglino: http://www.barbadillo.it/la-lettera-i-fallimenti-di-ale-storace-ex-gil/

Di Gianfranco de Turris

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