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Il caso. La Bonino vuole chiudere i consolati in Istria e Dalmazia. No dal Comitato 10 febbraio

Pubblicato il 5 agosto 2013 da Federico Callegaro
Categorie : Cronache

istriaCon gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia se la sono presa tutti. Dai partigiani di Tito, impegnati in una pulizia etnica sistematica, nell’esproprio dei beni dei profughi e nell’infoibamento di chi veniva ritenuto un “nemico del popolo”, agli Inglesi e gli Americani, che con il Memorandum di Londra del 1954 consegnavano interi paesi italiani ad un destino jugoslavo. Da meno, infine, non è stata l’Italia stessa, che, schiacciata dal peso di un’autocensura di comodo, si è finta cieca di fronte ai massacri patiti dal suo popolo. Sono passati molti anni da quei tempi di ostracismo ma degli italiani, in quelle terre un tempo italiane, ne sono rimasti e, nonostante le violenze, hanno continuato a vivere parlando la nostra lingua.

E’ notizia recente, però, che dove non è riuscita a sradicare radici la sopraffazione armata, potrebbe riuscirci la politica dei “tagli”, tanto in voga nel Bel Paese. Il Ministro degli Esteri Emma Bonino, infatti, sembrerebbe intenzionata a risparmiare, chiudendo i consolati in Istria, Quarnero e Dalmazia. Contro la decisione si è schierata immediatamente il Comitato 10 febbraio,che ha già lanciato una petizione online (https://www.change.org/it/petizioni/ministero-degli-affari-esteri-impedire-la-chiusura-dei-consolati-italiani-a-capodistria-e-a-spalato) per convincere il Governo a fare un passo indietro su una decisione che andrebbe a minare delle istituzioni che rappresentano “un punto di riferimento culturale e sociale importantissimo per la comunità italiana del posto, e un insopprimibile baluardo a difesa dell’identità italiana in terre già così colpite dai fatti storici”.

Sempre secondo il Comitato, i consolati rappresenterebbero anche punti di riferimento utili per un paese, l’Italia, che “esercita da sempre un importante ruolo culturale e commerciale nell’area balcanica e adriatica”. Oltre la forte valenza simbolica che queste sedi diplomatiche continuano ad avere, sarebbe necessario chiedere al Ministro se, dopo la sfilza di pessime figure internazionali collezionate recentemente dal nostro paese, più che di tagli, la diplomazia italiana non avesse bisogno di essere riformata.

Di Federico Callegaro

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