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Le vite parallele di briganti e pellerossa, in lotta per difendere la propria terra

Pubblicato il 11 luglio 2012 da Matri
Categorie : Cultura

La storia è attraversata da personaggi che hanno vite parallele – Plutarco ha scritto meraviglie in merito -, e popoli che vivono tragedie uguali magari a miglia di distanza.
Gaetano Marabello, storico indipendente, nel suo ultimo libro ha ricostruito un parallelo fra il destino dei pellirosse, gli amerindi, e i briganti che nel Sud d’Italia fronteggiarono le truppe dei Savoia che occuparono il Mezzogiorno.
Il libro Briganti e pellirosse (Capone editore, pagg. 144, euro 12) fa il punto su ciò che il destino storico ha riservato ai pellirosse e ai briganti. Già queste due parole sono definizioni dei vincitori con intenti di disprezzo e razzismo. I due popoli furono sottomessi, furono eliminate le loro tradizioni. «In entrambi i casi – afferma Marabello – quel che maggiormente impressiona è il tentativo quasi scientifico d’annichilire l’atavico modus vivendi delle popolazioni locali, praticato dai nuovi arrivati. Operazione che, lungi dall’essere attuata attraverso l’integrazione e il rispetto, sfociò invece in sistematiche azioni di genocidio fisico e culturale».
E i territori, l’America del Nord e il Regno di Napoli furono occupati militarmente. L’aggressione fu effettuata nel nome di grandi ideali moderni. In realtà lo scopo era una guerra espansionsitica, per occupare territori, senza dichiarare guerra e impossessarsi delle ricchezze locali. Un po’ quello che fanno gli Usa da alcuni decenni.
Dal 1799, anno della nascita della Repubblica napoletana, al 1870, anno della Presa di Porta Pia, le operazioni di occupazione e annientamento dei popoli furono effettuate progressivamente sia nel Nord America che nel Sud Italia. I militari che occuparono i territori, spiega Marabello, in nome di uno pseudoprogresso, distrussero paesi, villaggi e coloro che resistevano venivano uccisi.
Fu una guerra di conquista che intendeva cancellare l’anima di un popolo attraverso l’imposizione di un nuovo modello di vita politico e sociale badando bene a cancellare il modello politico dei due popoli. Spossessare i popoli della propria cultura. Marabello conosce molto bene queste storie e le pratiche di conquista dei territori e disegna i paralleli rintracciando episodi simili. E descrive il parallelo fra il destino di sei comandanti dell’esercito borbonico e delle tribù indiane.
Ma la narrazione non trascura anche le donne, indiane e meridionali che scelsero di imbracciare il fucile e parteciparono a combattimenti. Interessante, anche la lettura sociologica dei mezzi di informazione degli invasori, fra cui l’uso strategico della fotografia, utilizzata per diffondere dei briganti e degli indiani un’immagine costruita secondo i dettami degli Usa e del Regno dei Savoia.

Di Matri

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