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Web-Tv. Il segreto del successo di “House of the card” e l’amorale deputato Underwood

Pubblicato il 1 agosto 2013 da Andrea Cascioli
Categorie : Scritti Televisionando

house_of_cards_title_cardUn po’ Duca Valentino, un po’ Riccardo III. Ma con il volto e lo straordinario talento recitativo di Kevin Spacey. E’ il deputato della Carolina del Sud Francis J. Underwood, protagonista assoluto della serie “House of Cards” realizzata dal sito web Netflix.

Per l’attore 54enne, due volte premio Oscar con “I soliti sospetti” e “American Beauty”, produrre e interpretare un “political drama” destinato al pubblico di Internet era una scommessa. Pienamente riuscita, tanto da guadagnarsi alla prima stagione ben nove nomination ai prossimi Emmy Award: è la prima volta che una serie trasmessa solo in streaming si ritrova in lizza in tutte le più importanti categorie degli “Oscar televisivi”. A fianco di Spacey figura infatti un ottimo cast di interpreti, a cominciare dalla coprotagonista femminile Robin Wright.

Capo della maggioranza democratica al Congresso, Underwood è animato da una feroce volontà di rivalsa verso il suo stesso presidente, dopo che quest’ultimo ha tradito la promessa di nominarlo segretario di Stato. Da quel momento incomincia una spettacolare macchinazione, di cui tutte le persone a lui più vicine si ritroveranno allo stesso tempo vittime e complici.

Degno interprete moderno dei precetti di Machiavelli, il politico spiega il senso delle sue scelte nei frequenti monologhi con cui si rivela al pubblico: il suo è un agire amorale, piuttosto che immorale. E nemmeno si può dire che sia animato da bassi appetiti: la notorietà personale, le lusinghe delle lobbies, la ricchezza stessa, non sono che mezzi in vista di un fine superiore. Il potere.

E’ questo aspetto a distinguere il personaggio di Spacey da tanti reali “uomini di potere” coinvolti negli scandali boccacceschi e arraffoni degli ultimi anni. Ed è forse la misura della distanza che separa la politica nostrana da quella della superpotenza americana, i cui maggiori interpreti non sembrano aver perso, quanto meno, l’attitudine ad esercitare un ruolo “sovrano” nello spazio pubblico. Perché d’altronde, per dirla con le parole di Frank Underwood: “I soldi sono come una casa di lusso moderna che inizia a crollare dopo dieci anni. Il potere è il vecchio edificio in pietra che rimane in piedi per secoli”.

Di Andrea Cascioli

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