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Calcio. Il nuovo Maracanà: lo stadio leggenda ormai sarà solo d’élite

Pubblicato il 29 luglio 2013 da Giorgio Ballario
Categorie : Sport/identità/passioni

maraca2Hanno ucciso la stadio più famoso del mondo: il leggendario Maracanà. L’hanno ucciso non fisicamente, giacché  il vecchio ed enorme catino di Rio de Janeiro, inaugurato per i Mondiali del 1950, è stato completamente modernizzato e restaurato in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Però i padroni del vapore ne hanno cancellato lo spirito, svilito la sacralità che da più di sessant’anni ne faceva il tempio del fùtebol carioca, svenduto l’immagine di “casa” aperta a tutti gli appassionati di calcio.

Il vecchio Maracanà (ufficialmente intitolato al giornalista brasiliano Mario Filho) non esiste più, sopraffatto dalla logica del business. In occasione di uno dei tanti derby di Rio, domenica sera un gruppo di tifosi del Flamengo e del Botafogo ha manifestato davanti ai cancelli dello stadio (che ora ha visto ridursi la capacità da 160 mila a “soli” 78 mila spettatori) per protestare contro il caro-biglietti e contro “l’elitizzazione” dell’accesso alle partite.

Per farlo i torcedores hanno scelto la via dell’ironia: hanno indossato giacca e cravatta sopra le magliette con i colori sociali del proprio club, si sono calati un panama bianco sulla testa, hanno acceso dei costosi sigari e si sono scambiati un brindisi con coppe di champagne. A simboleggiare che anche in Brasile il calcio si avvia a diventare da passione del popolo a passatempo per ricchi. Poi hanno gridato slogan come «Il Maracanà è nostro» ed esibito cartelli con su scritto «Hanno privatizzato la nostra passione», «Silenzio, giocatori in campo», «Il Maracanà per chi è?».

Flamenguisti e botafoguensi ce l’avevano con i prezzi elevati dei biglietti per il derby (si partiva da 100 reais, cioè circa 35 euro), ma soprattutto con la nuova filosofia che spadroneggia dopo la ristrutturazione del Maracanà: meno posti, tutti a sedere e numerati, palchi vip, salette e salottini dedicati ai super-ricchi e sostanziale espulsione dei ceti popolari (che in Brasile sono “popolari” sul serio) dagli impianti sportivi. Prima della ristrutturazione, ad esempio, l’immenso stadio di Rio (la capienza era stata ridotta, ma anche negli ultimi tempi c’era spazio per 120 mila spettatori) disponeva della cosiddetta “geral”, vale a dire l’anello più basso dello stadio, praticamente a livello del campo di gioco.

Si vedeva piuttosto male, ma il costo dell’ingresso nel settore era pressoché simbolico, per cui nelle partite meno importanti capitava spesso di vedere l’impianto semi-vuoto, ma la “geral” affollata di giovani delle favelas, il più delle volte a torso nudo. Gente che nel nuovo Maracanà molto probabilmente non potrà nemmeno più mettere piede.

P.s. Per la cronaca il derby Flamengo-Botafogo, terminato 1 a1, ha avuto un pubblico di 38.853 spettatori paganti. In uno stadio da 78 mila posti.

@barbadilloit


Di Giorgio Ballario

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