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Calcio. I primi passi di Sir Giaccherini alla corte di Di Canio al Sunderland

Pubblicato il 26 luglio 2013 da Alessandro Patella
Categorie : Pallone mon amour Scritti

Giaccherini-SunderlandIn Inghilterra non si gioca a pallone, in Inghilterra si gioca il football. E non quello bailado brasiliano, né il coacervo di scorrettezze, intrighi e autoflagellazioni in cui noi italiani stiamo trasformando da anni il nostro bel calcio. Sui campi sempre perfettamente verdi della arcigna Albione non c’è spazio per le femminucce, ma solo per il puro agonismo, per i lampi di classe e per la dedizione alla maglia dei suoi interpreti. Sarà per questo che negli ultimi anni sempre meno calciatori italiani riescono ad imporsi oltremanica, inclini come sono al vezzo in campo e fuori piuttosto che al sudore: sono lontani i tempi di Vialli, Zola e Di Matteo, che fecero grande il povero Chelsea degli anni ’90, o quelli di penna bianca Ravanelli, che nel 1996, passando dalla Juventus al Middlesbrough per 18 miliardi di lire, divenne subito Silver Fox, volpe argentata, segnando all’esordio un’indimenticata tripletta al Liverpool. Sono lontani anche e soprattutto i tempi di Paolo Di Canio, senza dubbio il più britannico tra i calciatori italiani, amato dai suoi fans e rispettato dai suoi avversari, spesso sopra le righe, ma sempre leale.

Proprio Di Canio, oggi allenatore del Sunderland, si è reso protagonista in questi giorni dell’ultima scommessa italiana in Inghilterra, prelevando dalla Juventus e portando in Premier League Emanuele Giaccherini al prezzo di 6,5 milioni di sterline, cifra elevata per una squadra come quella dei “black cats”, che in Italia definiremmo “provinciale”. Aretino di Talla, Giak (Giaccherinho per il suo ex allenatore Conte) ha potenzialmente tutte le carte in regola per affermarsi in Inghilterra: arrivato in serie A a 25 anni con il Cesena dopo una lunga gavetta sui campi di periferia della serie C, ha superato nel tempo ogni tipo di ostacolo, dallo scetticismo di critici e tifosi agli infortuni. A 16 anni, in uno scontro con un portiere avversario, si ruppe la milza e patì un’emorragia interna (“Ho rischiato di morire e la milza hanno dovuto togliermela, ma per fortuna a calcio si può giocare anche senza”). Si rialzò, così come quando qualche anno dopo, in prestito al Bellaria, si ruppe una caviglia e per un attimo pensò di appendere le scarpette al chiodo e andare a lavorare col papà operaio. Conquistò mister Bisoli quasi per caso, tornato al Cesena dopo un’ultima stagione in prestito, quella al Pavia. Era fuori rosa, in attesa di essere ceduto, quando fu chiamato da un magazziniere per partecipare ad una partitella d’allenamento a causa dell’infortunio di un compagno. Quella partitella gli ha permesso di prendere per mano i romagnoli e trascinarli alla storica doppia promozione dalla serie C alla A e di conquistarsi la Juventus e la Nazionale.

Titolare dapprima discusso e poi apprezzato nella formazione azzurra di Prandelli durante l’ultima Confederations’ Cup, Giaccherini si è meritato con la corsa e la tenacia la possibilità di smettere con il calcio ed iniziare con il football. Se saprà confermarsi con umiltà e impegno, come il giovane pirata Borini sta provando a fare al Liverpool, in accoppiata con coach Di Canio potrà scacciare i fantasmi di una Little Italy in negativo e dimostrare che anche nei templi inglesi dello sport più bello del mondo il made in Italy ed il cuore tricolore possono ritagliarsi spazi di favola ed entusiasmo.

Di Alessandro Patella

Una risposta a Calcio. I primi passi di Sir Giaccherini alla corte di Di Canio al Sunderland

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