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Cinema. “La notte del giudizio” di DeMonaco: nuova età dell’oro e violenza negli Usa

Pubblicato il 28 luglio 2013 da Federico Callegaro
Categorie : Cinema

the purgeCosa fareste se una volta l’anno, per una notte intera, poteste dare sfogo a tutta la rabbia repressa godendo dell’immunità totale per qualsiasi crimine? A questa domanda cercano di rispondere anche i protagonisti di “La notte del giudizio”, film diretto da James DeMonaco, nelle sale dal primo agosto. Siamo nel 2022 e i nuovi Stati Uniti, risorti da un crollo finanziario più duro del solito, vivono una nuova età dell’oro. La disoccupazione è ai minimi storici, la criminalità sotto lo zero e nei quartieri della borghesia le giornate trascorrono placide, scandite dai rituali del buon vicinato. A risollevare il paese ci hanno pensato I Padri Fondatori, una cerchia di saggi, eletti democraticamente, che si sono inventati un periodo franco da ogni legge chiamato “La Purificazione”. Dalle 7 di sera alle 7 di mattina, una volta l’anno, polizia, pompieri e paramedici cessano di lavorare e nelle strade si riversa chiunque abbia voglia di sfogare “la naturale propensione dell’uomo alla violenza”. Su questa curiosa festa (e gli americani la vivono come tale) ha costruito la sua fortuna James Sandin, imprenditore che si occupa di sistemi di sicurezza in grado di rendere le case dei ricchi simili a bunker. Per i Sandin, rinchiusi ermeticamente nella loro villa, sopravvivere alla mattanza notturna sarebbe una passeggiata ma la situazione, per loro, è destinata a cambiare radicalmente quando il figlio, dopo aver visto dalle telecamere di sicurezza una persona ferita in giardino, decide di farla entrare in casa. L’uomo, un senza tetto, era braccato da un’allegra compagnia di giovani dell’alta società che, visto svanito il loro bersaglio, decidono di concentrare le proprie attenzioni sull’intera famiglia.

Non è nemmeno necessario dirlo: il film ha una montagna di implicazioni politiche e sociologiche. La purificazione, in realtà, serve per sfoltire i ceti umili che non sono in grado di permettersi sistemi di difesa adeguati e, comunque, nei quartieri ricchi non è nemmeno previsto che la violenza possa raggiungere picchi elevati. La società del futuro non reprime la ferocia ma la imbriglia artificialmente all’interno di un lasso di tempo circoscritto, in modo da renderla (socialmente) inoffensiva e (per i ricchi) addirittura ludica. Si potrebbe scomodare, cercando analogie, una certa vulgata sociologica che analizza gli scontri di stadio come momento di catarsi della tensione sociale e, in effetti, anche la violenza relegata al momento sportivo ha riguardato per diverso tempo i ceti meno abbienti della popolazione, offrendo un terreno di scontro specifico molto distante da quello delle rivendicazioni politiche. Mentre nel film, però, passata la notte non rimane che tornare alla normalità per convivere con gli orrori visti o compiuti, dagli stadi del mondo, siano essi in Turchia o Brasile, pare che le tifoserie organizzate abbiano iniziato a rendersi conto del proprio potenziale rivoluzionario e, dopo essere scese in piazza con i manifestanti, abbiano deciso di spezzare le catene temporali del weekend.

Di Federico Callegaro

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