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Il commento. Forza Italia 2.0: non basta un Tweet del Cavaliere per “fare” un partito

Pubblicato il 25 luglio 2013 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Corsivi Politica

forza italiaD’accordo, oggi il “messaggio” è tutto, anche quando deve essere ristretto nel 140 caratteri di un tweet. Ma la “notizia”, che poi notizia non è, della ripartenza settembrina di Forza Italia, rilanciata dal Cavaliere, forse richiedeva qualcosa di più di un semplice “cinguettio”. Archiviare il Popolo della Libertà, solo perché – come dice Silvio Berlusconi – “fatto di due belle parole, ma in realtà mai usate”,  e appellarsi  all’entusiasmo e alla passione degli italiani, nel nome di un generico “interesse” per il Paese, appare – passateci l’ardire – un progetto politico un tantino gracile.

Intanto perché appare come un’offesa nei confronti di quanti al PdL avevano, con tranquilla coscienza, creduto e  per esso si erano impegnati.  E poi perché i vent’anni passati dalla prima  uscita di Forza Italia non sono proprio un battito di ciglia.

Allora il movimento del Cavaliere si presentava come “… risposta alla crisi dei partiti della Prima Repubblica; come reazione ad una possibile deriva illiberale del sistema politico; come offerta di rappresentanza all’area dei moderati nel quadro di una nuova democrazia dell’alternanza; come proposta di governo per realizzare una seconda modernizzazione italiana”.

E’ proponibile, oggi e per il domani, questo quadro di riferimenti ? E l’esperienza, la concreta esperienza sul campo da parte del centrodestra,  può ritrovare nuovo smalto da una pura e semplice operazione immagine, costruita intorno al  nuovo “brand”, con  l’immancabile inno (autori Serio-Berlusconi), una bella campagna promozionale e poi l’inesauribile fiuto carismatico del leader ? Il capo carismatico, espressione della società civile, quale era, nel 1994,  un Berlusconi cinquantacinquennne imprenditore di successo,  cosa ha in comune con il Berlusconi di oggi ?  E il “quadro politico” ?

Allora la Lega Nord captava consensi a due cifre su tutta l’Italia settentrionale. Il Msi-Dn,  in procinto di diventare Alleanza Nazionale,  sfidava, alla pari, la sinistra alle elezioni amministrative nel Centro-Sud. Entrambi i movimenti, pur con le evidenti incompatibilità politico-culturali, riuscirono, grazie alla politica delle alleanze variabili (al nord FI + Lega, al Sud FI + AN) a portare Berlusconi al governo.

Oggi il panorama è oggettivamente cambiato. Non solo per un diffuso assenteismo elettorale che fa il paio con un vero,  nuovo soggetto politico, qual è il Movimento Cinque Stelle, non solo per l’emergere, a sinistra, di una classe dirigente dinamica (quella di Matteo Renzi e di Enrico Letta) seppure in un partito fortemente segnato dalle divisioni, quanto per il difficile quadro delle alleanze che, sul versante del centrodestra, appaiono indebolite e fortemente sbiadite.

Può “da sola” una rinnovata Forza Italia proporsi come il catalizzatore di un elettorato di centrodestra che, appena qualche anno fa, rappresentava,  nelle sue diverse componenti,  più del sessanta per cento degli elettori ?

E’ evidente che una  pura e semplice operazione restyling non può bastare a fare una politica. Anche perché il ventennio trascorso ha pesato sull’immaginario collettivo, alimentando delusioni e creando stanchezza. Per non dire della “classe dirigente” forzista, uguale a se stessa da anni, segnata dai personalismi, culturalmente sempre più  disomogenea (che cosa hanno in comune – tanto per fare nomi – un Lupi con un Capezzone, un Formigoni con un Galan, un Fitto con un Bondi, una Santanchè  con un Brunetta ?). Sono molti, troppi, i quesiti che la rinascente Forza Italia porta con sé. Con, al fondo, una sensazione un po’ gattopardesca, tanto lontana dall’immagine smagliante e “rampante” del movimento del ’94: tutto cambiare, per nulla veramente cambiare. E di “gattopardi” l’Italia non ha proprio bisogno.

Di Mario Bozzi Sentieri

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