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Il caso. Il “royal baby” è nato? Più che della monarchia ci si riscopre sudditi del tormentone

Pubblicato il 23 luglio 2013 da Elena Barlozzari
Categorie : Cronache

royal babyIl piccolo principe è nato lunedì alle 16,24 locali (le 17,24 italiane) presso il St. Mary’s Hospital e pesa 3,8 chili. «Non bisogna mai sottovalutare l’ossessione del popolo britannico per la famiglia reale», aveva detto Alex Donohue, portavoce dell’agenzia che ha poi raccolto le più di 50mila scommesse sul futuro nome del neonato, una frase che già allora suonava minacciosa prefigurazione d’un tam-tam mediatico destinato certamente a traboccare al di fuori dei confini nazionali.

E mentre gli inglesi festeggiano la nascita del royal baby e le scommesse al toto-nome impazzano con in testa “James” ed “Alexander”, anche in Italia si tira un respiro di sollievo. Ed in effetti qui l’evento è stato salutato con una certa soddisfazione, la soddisfazione di poter voltare pagina di giornale senza trovare la foto del pancione della duchessa di Cambridge in bella mostra, accompagnata da una precisa descrizione delle sue prodigiose dimensioni, un’intervista esclusiva alla sua ginecologa del liceo e via dicendo. La cronaca dell’intera gestazione reale è stata offerta ai lettori di un po’ tutte le estrazioni con una certa insistenza, non solo da riviste e rotocalchi da salone di bellezza, ma anche da quotidiani e blog d’informazione “seri”. «Non si parla d’altro» è stata la frase più ricorrente a proposito di questo argomento ed in molti hanno espresso insofferenza e fastidio attraverso la voce dei social network: «Manco stesse nascendo Gesù di Nazareth…» scrive Matteo; «Basta parlare di Royal Baby. Io domani ho un esame!» tuona Martina, «Al Royal Baby stanno intimando di uscire con il megafono: ‘Arrenditi, sei circondato!» twitta Matteo.

Come se per l’italiano medio fosse essenziale conoscere di ogni nausea della duchessa straniera quasi fosse una sorella, come se ci riguardasse in qualche misura od in tal misura. Chi ha scritto e straparlato, lo ha probabilmente fatto senza pensare che i nostri reali furono debitamente scacciati e silurati più di mezzo secolo fa ed oggi, stando agli innumerevoli flop televisivi del giovane Emanuele Filiberto di Savoia, non c’è più alcuna suggestione né voglia di ritorno al passato, neppure mediaticamente parlando. Se la nostra monarchia ci annoia, figuriamoci quella altrui: passino i look divertenti ed i cappellini kitsch di Elisabetta a colorare ogni tanto la cronaca di un paese ingrigito dalla crisi come l’Italia, ma con nove mesi di gravidanza in primo piano, le nausee le hanno fatte venire soprattutto ai lettori.

E fu così che, ancora una volta, i vecchi sudditi del monarca si scoprono nuovi sudditi dei mezzi d’informazione. Mediaticamente, troppo spesso, perseguitati da notizie-tormentoni da ubriacatura, che non solo non hanno un valoresocio-culturale ma nemmeno interessano a mero fine di gossip.

Di Elena Barlozzari

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