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L’analisi. “Perché solo Porro?”: se la destra è incapace di fare egemonia (anche in tv)

Pubblicato il 22 luglio 2013 da Antonio Rapisarda
Categorie : Politica

porroGiuliano Ferrara, dalle pagine del Giornale, domenica ha lanciato una provocazione: “Larghe intese, tv stretta”. Lo ha fatto riferendosi alla protesta di Renato Brunetta sul disequilibrio vigente in Rai a danno del centrodestra. Ragionamento che – conti alla mano – dà ragione al capogruppo del Pdl: nella tivù di Stato è evidente come la presenza preponderante (anche in termini di qualità) di esponenti del centrosinistra sia nei numeri. Ancora di più se si parla dei conduttori targati gauche, come degli autori, dei precari, persino degli stagisti. Tutto (o quasi) in Rai è così.

Insomma, Ferrara chiede al governo di larghe intese di fare ciò che due-tre governi di centrodestra non sono riusciti (sic!) a fare: riequilibrare, in entrata, l’offerta televisiva. O, per dirla come piace ai “moderati”, liberalizzare l’offerta. In effetti, come esempio di un “nuovo clima” si cita un fatto: l’arrivo di Nicola Porro in Rai. Certo, un bel segnale. Porro di certo è un giornalista attento, capace. E, dopo le prime puntate partite in sordina del suo Virus, di sicuro saprà portare avanti temi cari al centrodestra “berlusconiano” quali il fisco, la giustizia. A partire da questo Ferrara chiede adesso di ampliare la flessibilità del carrozzone di Stato.

Il direttore del Foglio, chiaramente, lo fa solo adesso: del resto (è risaputo, almeno qui su Barbadillo) la Rai targata centrodestra non ha brillato per capacità né volontà egemoniche. Qualche esempio? Gianluigi Paragone – nonostante i buoni ascolti – non ha mai avuto una prima serata. Pietrangelo Buttafuoco è stato relegato prima il venerdì sera estivo alle 23 con Il grande gioco e poi nella tv sperimentale di Rai4 (per poi veder cancellato il suo programma da un presidente di rete in quota Lega). Poi? Nulla. A meno di non considerare Bruno Vespa – ma stiamo scherzando? – giornalista fuori dall’establishment. Anzi, la Rai dei governi di centrodestra non ha fatto altro – grazie a battaglie sgrammaticate e a pacchiani tentativi di censura – che alimentare tribuni e capipopolo della sinistra televisiva.

Per non parlare poi di quella Rai “alternativa” che si chiama Mediaset. Ebbene, quali programmi nel palinsesto delle reti della famiglia Berlusconi? Quali giovani talenti, programmi di inchiesta, format innovativi in questi anni? Ed è tutto dire se, a quanto pare, la “novità” a Mediaset di quest’anno dovrebbe essere Luca Telese. Gran talento, Luca, ma con un pedigree tutto progressista (nonostante sia considerato “destro” da molti dei suoi per aver osato lavorare al Giornale di Berlusconi e aver scritto un libro sui ragazzi di destra caduti durante gli anni di piombo). Per il resto? Un bel n-u-l-l-a.

Sempre Ferrara, insomma, chiede «una generazione di talenti giovani, che sanno fare il giornalismo bene come i giuras­sici e anche meglio». Giusto, anzi giustissimo aumentare l’offerta. Ma prima di tutto occorrerebbe costruirla un’offerta per poter sfidare in termini di qualità i vari Santoro, Floris, Formigli e così via. Per non rendere velleitario e auto castrante ogni spazio che viene conquistato. Insomma, ancora una volta si chiede “alla Rai” di fare ciò che politici da una parte ed editori e, perché no, i direttori di destra dall’altra non fanno: aprire le redazioni – ma sul serio, non con le “quote” da riserva indiana – al giornalismo “differente”. In altri termini – e dovrebbe essere pane commestibile ai “liberali” – a rischiare. Proprio su questo, caro direttore Ferrara, siamo d’accordo con lei: «Perché solo Porro?». Ce lo chiediamo da tempo…

@rapisardant

Di Antonio Rapisarda

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