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Politica. “Cambiamo noi”: i referendum dei radicali e le necessarie riforme della giustizia

Pubblicato il 24 luglio 2013 da Marina Simeone
Categorie : Politica

referendum radicaliI cittadini al centro della scelta, perché quando la politica è paralizzata “cambiamo noi”.  L’appello all’Art. 75 della costituzione è il poker d’assi per gli esponenti del Partito Radicale; una strada di “attivamento della democrazia” come l’ha definita Marco Pannella e che oggi, come ieri, può portare i cittadini a sostituire, sui temi che contano, una politica spesso parassitaria e quasi sempre immobile.

Se non sarà il referendum del cambiamento questo del 2013 lo sarà almeno della conciliazione politica: per il sì le adesioni a fiotti trasversali convogliano al centro, da Nitto Palma e Berlusconi ai vertici del Pd con l’aggiunta di Grillo – disposto alla resa sullo ius soli ma forse non sui magistrati? –  passando per i calibri minori come la Gelmini o Buemi e Del Bue; le “divisioni di Pannella” come le ha battezzate Sebastiano Messina su Repubblica,  aumentano di giorno in giorno e le motivazioni personali dei leader, seppur divergenti tra loro,  per ora non prevalgono mediaticamente sulla difesa dei diritti.

Sei quesiti modellano il pacchetto giustizia, per denunciare privilegi ingiustificati del partito dei giudici: realizzare una separazione tra le carriere, in modo da garantire maggior terzietà e imparzialità del giudice; evitare pericolose contiguità tra politica e magistratura, facendo rientrare nei tribunali le 219 toghe che sfilano con permessi d’oro fuori i palazzi di giustizia. Toccato anche il dolorante punto della responsabilità civile dei magistrati e a rispolverare la drammaticità carceraria due quesiti specifici per l’abolizione della custodia cautelare e dell’ergastolo, non –lo ha spiegato chiaramente Pannella- mettendo a repentaglio la sicurezza del cittadino, piuttosto rendendo possibile il reinserimento sociale del detenuto, imprigionato dall’ottica del fine pena mai. E mentre l’America di Obama mette in discussione la pena capitale e il Vaticano da sempre restio agli “ammodernamenti” condanna l’utilizzo della tortura e nega la necessità giuridica dell’ergastolo, lo Stato Italiano ha finalmente l’opportunità di compiere un atto di civiltà giuridica.

Le altre sette tematiche scelte portano in piazza querelle inestinguibili facilmente, come la depenalizzazione dei reati lievi per droga o il divorzio breve, onde sfuggire alle lungaggini previste in materia dal diritto civile e ancora l’abrogazione del diritto dello stato Vaticano di accedere ad un 8xmille non dichiarato specificatamente, e infine i due dibattuti quesiti incentrati sulla tutela dei diritti dell’immigrato, difendendone la condizione che non è una condotta. Per amor di completezza non può mancare il tormentone di questa stagione politica ovvero l’abrogazione degli articoli, che prevedono il finanziamento ai partiti mediante la dicitura “rimborso spese” e simili”; annoso dibattito sempre aggirato e mai centrato.

Di Marina Simeone

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