0

Il caso. La magistratura contro Rojadirecta e la nostalgia del calcio visto dai bambini

Pubblicato il 20 luglio 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour

RojadirectaC’era una volta, in un tempo lontano, un ragazzino che scavalcava i muri di cinta del campo sportivo per guardare la partita della sua squadra del cuore. Spesso, quello stesso ragazzino, si faceva ospitare dalla zia che abitava in un palazzone dal quale, affacciandosi al balcone dopo il rito del pranzo domenicale, ci si poteva godere con un’eccezionale vista dall’alto lo spettacolo dei propri beniamini intenti a sfidare in un infuocato derby gli acerrimi rivali della squadra avversaria.

Adesso, in un tempo piccolo piccolo, quello stesso ragazzino non scala più la muraglia della curva a rischio di rompersi l’osso del collo né scrocca un invito a pranzo alla zia vecchia e mezza rincoglionita anche perché, da quel balcone, al massimo puoi vedere lo spettacolo desolante di un campo sbiadito, inaridito e prigioniero di ricordi lontani. Poco male, però: dove non arriva l’uomo supplisce la tecnologia e sul web c’è più di un comodo ‘sgabello’ o di una loggia assolata da cui godersi in santa pace le partite di cartello, senza pagare una lira. Alla faccia delle pay-tv. Ma pure questa favola sta per finire.

Rti, società in orbita Mediaset, e la Lega Calcio hanno chiesto ed ottenuto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, Andrea Ghinetti, il sequestro di Rojadirecta, il sito spagnolo che metteva a disposizione degli internauti le immagini delle partite, a volte pure in diretta, combinando diversi link trovati in rete garantendo a chi si connetteva la visione dei più importanti eventi sportivi e calcistici della stagione. Secondo il gip milanese le partite venivano trasmesse “in assenza di alcuna licenza o autorizzazione da parte dei legittimi titolari dei diritti d’archivio”. In parole povere sono dei pirati e vanno fermati. Così il sito spagnolo è praticamente inaccessibile. Provare a navigare verso i lidi di ‘rojadirecta.me’ è inutile: una schermata desolante ci avvisa che il sito è impossibile da trovare, nascosto sotto i sigilli virtuali del tribunale milanese.

Mediaset, da quando è entrata nell’affare pay-for-view, ha lanciato una vera e propria crociata contro i balconi virtuali ed ha già ottenuto la chiusura di una decina di siti analoghi a rojadirecta.me. C’è però da sottolineare che, negli anni scorsi, la giustizia spagnola – per essere fiscali il tribunale di Madrid – ha dato ragione ai presunti pirati mettendo nero su bianco la circostanza, giuridicamente molto rilevante, secondo cui il sito non offre contenuti ma mette a disposizione degli utenti la sua opera di ‘mediazione’ nel procurare l’accesso a link che consentono la visione delle partite.

Insomma, Rojadirecta è come il balcone della zia, a picco sul campo sportivo. Non è mica colpa sua se, da lì, decine di persone si raccolgono per guardare la partita. E poi, diciamocela tutta, quello era un altro calcio. I biglietti, i cartelloni pubblicitari servivano ad aiutare i più o meno munifici presidenti a far fronte ai bilanci, costantemente in perdita, delle loro squadre. Possedere il club della propria città era uno status symbol, forse il modo più veloce e diretto per entrare a contatto con un’intera comunità.

Nel bene o nel male, era comunque un’altra Italia. Così come, questo, è un altro calcio che si è trasformato in un business capace di generare milioni e milioni di euro. Un’industria che non fa sconti a nessuno, a torto o ragione, a seconda dei punti di vista. E che, perciò, non può capire né tollerare la poesia che si respirava sul balcone della zia.

Di Giovanni Vasso

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>