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Calcio. Polemiche sul carrarmato dell’Atalanta e noia legata al politicamente corretto

Pubblicato il 16 luglio 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour

carrarmatoAbbiate la compiacenza di non farne un caso di Stato. Perché, poi, ogni pretesto è buono per prendersela con chi va allo stadio per vivere la sua squadra, a prescindere da quali siano i colori della sua sciarpetta. La polemica sulla ‘Festa della Dea’ atalantina rischia di trasformarsi in un brutto boomerang proprio per tutti. Il caso è fin troppo noto: una macchina dipinta di giallo-rosso viene letteralmente schiacciata da un grosso carrarmato su cui garrisce, insieme al vessillo nerazzurro dell’Atalanta anche la chioma biondissima dell’intramontabile Glenn Peter Stromberg e la pelata del neoacquisto bergamasco Giulio Migliaccio.

I polemisti, però, non hanno notato che, a fianco dell’auto che simboleggiava la ‘Maggica’, ce n’è anche un’altra, dipinta d’azzurro bresciano. Ecco il primo, inequivocabile, segnale di una polemica ‘tifosa’ e costruita ad arte. Fanno bene i tifosi della Roma (e pure quelli del Brescia, che non hanno nulla da invidiare a nessuno alla faccia di chi non li reputa degni nemmeno di citazione) ad arrabbiarsi, a replicare per le rime agli atalantini. Che rimanga tutto sul piano del tifo, della goliardia, dello spirito, dell’ironia e della sana rivalità. Altrimenti chissà cosa dovremo aspettarci. Purtroppo, proprio in questi giorni, la fantasia dei nostri ‘governanti’ complice il caldo estivo si sta letteralmente sbizzarrendo. Tra “oranghi” e miss proibite è tutto un proliferare di armi di distrazioni di massa. E il calcio, strumento principe nelle mani di chi vuol fare polemica ottenendo un po’ di audience, ancora non è stato ‘toccato’ da questi scienziati della politica.

Occhio, perciò, a non stuzzicare la follia più o meno latente dei troppi parlamentari in cerca d’autore che per un briciolo di visibilità sono pronti a gettarsi a capofitto su un fatto del genere- tutto sommato irrilevante da consegnare semmai alle cronache delle rivalità ultras -, che per quanto controverso deve rimanere all’interno del confine della goliardia calcistica e sportiva. Chissà, ai nostri governanti potrebbe venire la fregola di proporci il divieto di girare in carrarmato nei pressi degli stadi. Chi si presenta al campo a bordo di un mezzo corazzato verrebbe fermato ai tornelli d’entrata da stewart in corazza ultra tecnologica alla Robocop appollaiati in cima ai Lince in assetto da guerra. Poi dovrebbe esibire la tessera del carrista, altrimenti non potrà parcheggiare il suo cingolato e dovrà seguire la partita da una pay-tv.

Potrebbe esserci lo schieramento di chi intenderà elaborare una linea meno permissiva: certo non è normale andare allo stadio in carrarmato. Quindi occorre stroncare il fenomeno dei mezzi da guerra al campo sportivo. Perciò chi vuol andare a vedere la partita lo deve fare rigorosamente a piedi. I parcheggi devono essere riservati agli eventi pubblicitari degli sponsor delle società che così potranno fare le prove generali delle coreografie delle curve che, proprio per evitare l’arrivo di carri armati allo stadio, potranno essere sponsorizzate. Cosa c’entra? Boh. Ma non sarebbe mica la prima volta in cui governi e parlamenti dimostrano la loro ignoranza in tema ‘sportivo’…

Forse l’unico commento sensato, seppur intriso del solito ed indigesto politicamente corretto, lo ha provato a fare Damiano Tommasi, presidente dell’Aic. Poi si è perso anche lui nel mare magnum delle dichiarazioni stantie e telefonate: «Non so se si fa peggio a parlare di questi episodi (che pure lui abbia paura delle alzate d’ingegno della politica?ndr) – certo è un modo curioso di vivere il tifo».

Di Giovanni Vasso

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