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Il caso. La mercificazione dello sport e il ciclone doping che travolge Powell e Gay

Pubblicato il 15 luglio 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

gayChi l’avrebbe mai detto che pure la nobilissima atletica leggera, popolata di sportivi nel senso più alto del termine (mica i calciatori sbruffoni e narcisisti, i pugili gonfiati e violenti, i ciclisti sballati e ‘drogati’) sarebbe risvegliata dal blitz dei carabinieri di Udine che a Lignano Sabbiadoro hanno perquisito le stanze d’albergo degli atleti giamaicani, risultati positivi ai controlli anti-doping.

Nell’occhio del ciclone, tra gli altri, finisce Asafa Powell, già titolare del record del mondo sui 100 metri. Ma pure i medagliati olimpici Nesta Carter, altro velocista, e la freccia della staffetta rosa di Atene 2004 Sheron Simpson. E, infine, la superstar che non ti aspetti. Il ‘top player’ della corsa piana, Tyson Gay, l’uomo capace di correre i 100 metri in 9 secondi e 75 centesimi (che ne fa il secondo atleta più veloce del mondo) è stato pizzicato con il sangue ‘truccato’. Secondo quanto fanno sapere gli agenti di Powell e Gay (ma pure qui sono arrivati i procuratori?) e stando a quanto i giamaicani hanno dichiarato (via twitter o ‘ufficialmente’ tanto ormai fa lo stesso) “si sono fidati della persona sbagliata”. Che sarebbe un medico canadese che da qualche tempo è nell’infermeria della squadra giamaicana d’atletica. Un ‘dottor Fuentes’ nordamericano, in grado di scendere dai Grandi Laghi e dalle piane ghiacciate del Quebec per avvelenare il palmares sportivo dei ragazzi di Kingston? Che si tratti di un intrigo internazionale che parte dal Canada, si sviluppa nei Caraibi e si consuma ad Udine? No, in queste miserie pseudo sportive non può esserci spazio per il fascino, seppur maledetto e controverso, della spy-story.

Qui in Italia siamo ancora sconvolti dalla figuraccia di Alex Schwarzer, il marciatore tutto casa, campi, allenamento, pubblicità e fidanzata prestigiosa (la pattinatrice Kostner) che, sentendosi mancare il terreno sotto i piedi in vista delle olimpiadi londinesi dello scorso anno ha venduto l’anima al demonio delle pillole, fiale e siringhe in cambio di nulla. Contento lui, scontenti tutti.

Per chi non l’avesse ancora capito, questa di Powell, Gay e compagnia dopante altro non è che l’ennesima, incontrovertibile prova che, quando lo sport degrada ad intrattenimento trasforma la sua epica poesia in una banale cantilena stonata in play-back con spot e sceneggiature in sovrimpressione. Dove nascono interessi milionari non c’è spazio per i fallimenti.

Ha ragione, quindi, chi da anni si oppone alla pioggia di denaro che ha prostituito già più di una disciplina sportiva, tipo il pallone? Fra un po’ dovremo fare gli striscioni “Odio eterno allo sport moderno” pure davanti ai palazzetti in cui si esibiscono i saggi di danza delle palestre di periferia? Se continua così, per seguire una competizione che non sia prima entrata in farmacia saremo costretti ad sottoscrivere tutti la tessera. Sì, ma quella della Bocciofila.

Di Giovanni Vasso

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