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Francia. Hollande contestato alla sfilata sugli Champs-Élysées: un “presidente per pochi”

Pubblicato il 15 luglio 2013 da Adriano Scianca
Categorie : Esteri

contestazione hollandeLa primavera francese è anche un po’ in qualche modo l’inverno dell’informazione, almeno per quel che riguarda l’Italia. Nulla di ciò che sta avvenendo al di là delle Alpi passa sui nostri media. È così da diversi mesi, era scontato che andasse così anche in occasione delle manifestazioni del 14 luglio, che da noi sono state raccontate solo nella paludata versione ufficiale.

Come noto, infatti, la ricorrenza della presa della Bastiglia è in Francia festa nazionale ed è l’occasione, per il Presidente della Repubblica, per sfilare sugli Champs-Élysées in pompa magna assieme ai reparti militari dell’esercito. Un vero e proprio rito repubblicano, privo peraltro di quelle ipocrisie disfattiste che accompagnano le nostre celebrazioni del 2 giugno. Peccato solo che  François Hollande non abbia la statura politica né, parliamoci chiaro, la dignità estetica per essere all’altezza dell’evento. Le forzature e le tensioni che hanno accompagnato l’approvazione della legge Taubira sui matrimoni gay hanno fatto il resto, creando per il presidente un vero e proprio vicolo cieco.

È accaduto, infatti, che la consueta sfilata sia avvenuta tra ali di folla che, dopo aver applaudito le forze armate, hanno sonoramente fischiato il passaggio della vettura presidenziale (vedi il video), lo hanno chiamato “dittatore” (video) e hanno contestato duramente un modo di fare politica autoritario e giacobino.

Non solo: un enorme striscione con la scritta “Primtemps Français” è stato fatto volare, con dei palloncini, sopra la testa dei tanti francesi accorsi in Place de la Concorde, dove era previsto l’arrivo del presidente (video). In risposta a una Torre Eiffel colorata dal comune con tonalità che a molti hanno ricordato la rainbow flag del movimento gay, poi, gli attivisti di “Manif pour tous” hanno  affisso la loro bandiera alla cancellata dell’Assemblee Nationale, la camera alta del sistema parlamentare francese. Può darsi che i manifestanti francesi sino un po’ permalosi e inclini a vedere provocazioni ovunque, ovviamente. Sta di fatto che il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, non è nuovo a trovate di questo genere, oltre a essere dal punto di vista privato un gay dichiarato. Del resto quando la dame de fer veniva colorata, una voce diffondeva un proclama dal chiaro sapore ideologico, benché pregno di apparente buon senso: «Tutti gli esseri viventi – uomini, donne e bambini – camminano sulle stesse gambe: quelle dell’uguaglianza. Questo arcobaleno è una tavolozza in cui ogni essere umano è una tonalità […] per ogni umano, le stesse possibilità».

Alle contestazioni, la polizia ha risposto con la durezza a cui sono ormai abituati i manifestanti francesi e che alcune settimane fa ha già causato un richiamo del Consiglio europeo. Non si hanno dati certi circa i fermi di polizia effettuati, che però dovrebbero rientrare nell’ordine di un centinaio. In alcuni casi, è bastata la semplice espressione del dissenso per vedersi applicate le maniere forti (video).

Questo irrigidimento, tuttavia, non sembra pagare. Oltre agli imbarazzanti richiami internazionali di cui si è detto e che degradano Hollande a un Erdogan qualsiasi, anche dal punto di vista dei consensi non sembra che le cose vadano bene al presidente socialista. Il suo tradizionale discorso alla nazione, proprio in occasione del 14 luglio, ha raccolto davanti alla tv 6,8 milioni di francesi, quando l’anno scorso erano stati 9,3. Un flop colossale, che del resto ricalca quello di qualche giorno fa, quando Hollande si è fatto intervistare sul canale M6, che sperava con l’occasione di catturare almeno 5 milioni di francesi. Ne ha avuti, invece, solo 2,8. Quello che ha voluto il “matrimonio per tutti” sembra sempre più un “presidente per pochi”.

 

Di Adriano Scianca

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