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Sicilia. Contestazione dei No Muos durante la rievocazione storica dell’operazione Husky

Pubblicato il 10 luglio 2013 da Federico Callegaro
Categorie : Cronache

no muosAncora a settant’anni dallo sbarco, le coste della Sicilia non sembrano un luogo sicuro per i cingolati anglo-americani. Dimostrazione di ciò sono state le dure contestazioni  che i cittadini di Gela e i rappresentanti del comitato No Muos hanno riservato alla consueta rievocazione storica che commemora ogni anno l’inizio della cosiddetta Operazione Husky. Nonostante l’imponente schieramento di forze dell’ordine, infatti, cittadini e manifestanti sono riusciti a occupare la spiaggia su cui i mezzi anfibi d’epoca avrebbero dovuto sbarcare e, di fatto, hanno costretto i militari americani a battere in ritirata. Forte l’imbarazzo da parte dell’Ambasciatore Usa in Italia Davide Thorne che solo ieri, a seguito della decisione di bloccare i lavori del Muos da parte del Tar di Palermo, aveva affermato di sperare, comunque, “di trovare un modo per andare avanti”.

“Gli americani non hanno liberato niente e nessuno – afferma Francesco Chittari dello Spazio Libero Cervantes  – bensì occupano il nostro territorio con basi militari, con trasmettitori nocivi per la nostra salute, come il Muos di Niscemi, e ledono la nostra sovranità ancora dopo anni dallo sbarco”.  Altrettanto dura la nota affidata ai social network da Cesare Basile del Teatro Coppola: “La politica americana di invasione, volta a mantenere il controllo di una pace guardiana, ha fatto della nostra isola un protettorato del Pentagono – dichiara il musicista – Risultato ne è la costante militarizzazione del territorio, di cui il Muos rappresenta l’ultimo e più sfacciato atto”.

Ma il calendario della lotta alle antenne destinate a pilotare i droni da bombardamento non sembra esaurirsi con la giornata di oggi: a fine luglio, infatti, inizia il campo Magmatica dove l’associazione Terra Nostra spiegherà le ragioni del “no” ad un progetto potenzialmente pericoloso per la salute dei siciliani. A quanto pare, la marcia degli Sherman a stelle e strisce sembra ancora molto lunga.

Di Federico Callegaro

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