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Modena. La sinistra nega il gonfalone della città al corteo per Borsellino: “Troppa destra”

Pubblicato il 9 luglio 2013 da Francesco Baraldi
Categorie : Cronache

borsellinoFa male e segna il ritorno ad una caccia alle streghe che non risparmia nemmeno Borsellino, icona nazionale antimafia. La decisione della sinistra che siede nel Consiglio Comunale di Modena è di quelle che gettano un’ombra cupa su un’intera città. Il Partito Democratico modenese ha infatti votato contro la proposta di inviare il gonfalone della città alla manifestazione che si tiene a Palermo, ogni anno da 17 anni, per commemorare la tragica morte di Paolo Borsellino. Una scelta dettata da ragioni tanto banali quanto sconvolgenti per arroganza e inciviltà: “c’è troppa destra a quella manifestazione”.

Non è bastato spiegare la trasversalità dell’iniziativa. Non è bastato raccontare la partecipazione di numerosi enti locali, sigle, associazioni e partiti, che da 17 anni sfilano in un solo grande corteo. Non è bastato ricordare il patrocinio delle massime istituzioni siciliane, della Regione, del Comune di Palermo e dell’Università. Non è servito nulla di tutto questo. Quando c’è di mezzo l’avversario quotidiano dell’agone politico, non ci si può sporcare le mani, o ancor peggio, come il sindaco ha puntualmente ricordato, sporcare la medaglia d’oro alla Resistenza che campeggia sul gonfalone e sui cartelli stradali di accesso alla città.

Niente Borsellino perciò, che resta un simbolo della lotta alla mafia, ma va ricordato “soltanto accanto a Giovanni Falcone”, sostiene il PD modenese. E non va sicuramente ricordato insieme a inquietanti facinorosi delle associazioni studentesche di destra. Lo facciano gli altri Comuni italiani, lo faccia la Regione, lo facciano migliaia e migliaia di persone se proprio ci tengono. E se proprio vogliono il gonfalone di Modena, “ce lo vengano a chiedere”, come ha sentenziato ancora una volta l’intransigente sindaco Pighi. Perchè combattere la mafia va bene se a farlo è la parte giusta, altrimenti ognuno  se ne resti a casa propria.

Avvilente è che la nostra terra conosca ogni giorno i dettagli delle infiltrazioni e degli affari dei clan camorristici e delle ‘ndrine calabresi tanto da essere ormai un conclamato terreno di conquista per le mafie di tutto il paese. Ma questo, con buona pace dell’antimafia democratica, resta un dato marginale. La bandiera da difendere non è quella della legalità e dell’esempio eroico dei magistrati che hanno pagato con la vita, ma una bandierina provinciale, di tinte rossastre.

Abbiamo sentito spesso raccontare che oggi viviamo nell’era post-ideologica. Ma libri, professori e politologi non sono mai riusciti a convincerci fino in fondo. Forse perché vivere nella “rossa” Emilia significa essere un po’ fuori dal tempo e toccare con mano, ogni giorno, tutti i riverberi di quella ideologia di superiorità che imbriglia ogni anfratto della società. Sorte che tocca anche alla lotta alla mafia, con l’episodio odierno a stampigliarne finalmente l’etichetta di denominazione d’origine controllata.

Di Francesco Baraldi

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