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Il caso. E Rosario Crocetta adesso tenta l’Opa sul Pd, il suo “non partito”

Pubblicato il 8 luglio 2013 da Luigi Pulvirenti
Categorie : Politica

crocettaCome se Jefferson Davis avesse deciso, nel bel mezzo della Guerra di Secessione americana, di candidarsi alla presidenza degli stati uniti d’America. Rosario Crocetta, governatore della Regione Siciliana, annuncia la sua volontà di correre per la segreteria del Pd (quando ne verrà celebrato il congresso, of course), negli stessi giorni in cui gonfia il petto per lo sbarco in continente, settant’anni dopo quello degli Alleati, del suo progetto politico: il Megafono. Il partito che, sotto la regia politica di Beppe Lumia, proprio in Sicilia sta tentando di cannibalizzare il Partito Democratico, proponendosi come ago della bilancia dei nuovi equilibri politici siciliani, spostatisi verso il centrosinistra grazie soprattutto all’attivismo del governatore.

Che, da un lato, ha aperto le porte di una nuova stagione politica ai tanti epigoni della stagione lombardiana e cuffariana, approdati direttamente nelle fila del movimento crocettiano; dall’altro ha chiuso un accordo politico con Lino Leanza, fino all’inizio del 2012 numero due di Raffaele Lombardo, che con il suo Articolo 4 ha creato un contenitore politico subito diventato polo d’attrazione per tanti deputati dell’Ars, puntellando la traballante maggioranza regionale. Risultato doppio, per Crocetta: il suo Megafono si è affermato alle amministrative del 9 giugno scorso, facendo il pieno di voti a Catania, dove trova spazio nella giunta Bianco con due assessori (poco importa che i consiglieri eletti siano quasi tutti ex Mpa); la sua giunta regionale trova un po’ di respiro, quello necessario ad affrontare le complesse problematiche isolane, andando un po’ oltre alla mera politica dell’annuncio fin qui praticata, ma non solo: quello indispensabile per alimentare il sogno politico della leadership nazionale del centrosinistra.

E qui casca l’asino: perché il Crocetta che scalda i motori per sfidare Renzi (addirittura benedicendo l’apertura di un circolo del suo movimento a Firenze), Cuperlo, Fassina e chissà chi altri ancora, e lo stesso Crocetta che rivendica l’autonomia del suo percorso politico in Sicilia, dove (parole sue, pronunciate la notte dell’ufficialità del successo di Bianco a Catania), “Pd e Megafono possono convivere e federarsi”. Confederarsi e vivere in pace: che era un po’ quello che volevano fare i sudisti nel 1860, staccandosi dalla Madrepatria perché l’economia basata sulla schiavitù non era più sopportata dal Nord, certo, ma soprattutto perché insanabili erano diventati i contrasti tra le due sezioni quanto a politica dei dazi, colonizzazione dei territori del West (quelli contenuti nel mitico acquisto della Luisiana), scelte per la localizzazione delle grandi infrastrutture. Ma Jefferson Davis, presidente della Confederazione, appena insediatosi a Richmond, non penso mai neppure per un attimo di candidarsi a presidente degli stati del Nord, dai quali si erano appena separati. Ma Crocetta sì. Forse perché, come ricorda il fortunato fake che sta spopolando su facebook, virando in satira le uscite del presidente della Regione, Crocetta può. Anche candidarsi a segretario di un partito che, nella migliore delle ipotesi, è solo un suo alleato.

Di Luigi Pulvirenti

2 risposte a Il caso. E Rosario Crocetta adesso tenta l’Opa sul Pd, il suo “non partito”

  1. Panorama – N.23 – 29 maggio 2013 Pag. 69
    (diffusione:446553, tiratura:5Girolamo Di Vita, 213 mila euro all’anno. In pensione dal 2004, ha guidato fino al 2012 l’Aran Sicilia, che si
    occupa proprio dei contratti pubblici. Così come l’ex dirigente generale Antonino Scimemi: dal 2003
    percepisce 210 mila euro all’anno. Nel 2009 l’ex governatore, Raffaele Lombardo, lo ha chiamato a guidare il
    suo ufficio di gabinetto. Per poi nominarlo nel consiglio di due società regionali: Sicilia e-Servizi e Siciliacque.
    Adessoè alla guida della Italkali. Ex dirigente multitaskingè pure Piercarmelo Russo: pensionato a 47 anni,
    con appena 27 anni di contributi, ha un assegno di quasi 11 mila euro al mese. Russo è uno dei beneficiati
    della legge 104, che consentiva ai regionali siciliani di lasciare con soli 20 anni di contributi per assistere un
    familiare infermo. Dopo un’inchiesta di Panorama, ai primi di giugno 2011, la leggeè stata abrogata. Non
    prima di consentire ad altre 829 persone di sfruttare l’odiosa leggina. Molti di loro si preparano a nuove e
    folgoranti carriere. Come dimostra il caso dell’avvocato Russo. Dopo aver lasciato la burocrazia isolana, è
    stato assessore all’Energia.E adesso, tornato a indossare la toga, difende la sua mai dimenticata regione in
    un contenzioso milionario sui termovalorizzatori. Tema da lui stesso sollevato mentre guidava l’assessorato al
    ramo. Un altro baby pensionato di successo è Cosimo Aiello, dirigente per 30 anni, fino al marzo 2011. Poi è
    stato capo di gabinetto alla Funzione pubblica, nel comitato consultivo della banca Irfis, ha presieduto il
    consiglio dell’Ente per il diritto allo studio di Catania ed è consulente al bilancio del Teatro Bellini. Ora è
    commissario straordinario dell’autorità portuale della città. A 53 anni, la strada che porta ai giardinetti è
    ancora lunga e ricca di sorprese. ( Twitter: @antonio.rossitto)
    Lo scandalo eccoi principali numeri del caso pensioni alla Regione Siciliana.
    16.237
    i pensionati della Regione Siciliana: nel 2015 supereranno i dipendenti attivi, che oggi sono 16.731.
    1 4 ,5
    milioni di euro l’anno i risparmi, se si adeguasse il sistemapensionistico siciliano a quello nazionale.
    38.800
    euro il valore medio della pensione dei regionali siciliani.
    707
    i nuovi pensionati nel 2012.
    80%
    la ReveRSibilità gaRantita in Sicilia; è al 60 peR cento peR tutti gli altRi addetti Statali.
    630
    256 .682
    euRo loRdi è il valoRe della penSione più alta: quella di felice cRoSta, ex diRettoRe dell’agenzia dei Rifiuti.
    1 8
    le pensioni siciliane sopra i 200 mila euro lordi all’anno.
    2 0 1
    le pensioni sopra i 100 mila euro lordi all’anno.
    Rosario Crocetta, 61 anni, dal 10 novembre 2012 presidente della Regione Siciliana: è alla guida di una
    giunta di centrosinistra. Il 17 maggio ha ottenuto la proroga per 18.550 precari negli enti locali siciliani. Sicilia,
    regione degli sprechi: può andare avanti così? Di’ la tua sulla pagina Facebook di Panorama.UNTO.
    Il dato è a suo modo storico: nel 2015 i pensionati della Regione Siciliana supereranno, per numero, i
    dipendenti della regione stessa. Per fare un parallelo appropriato, nel 2008, l’anno d’inizio della disastrosa
    crisi in cui poi è affondata Atene per il suo ipertrofico settore pubblico, gli statali pensionati greci erano
    343.788 e i dipendenti pubblici attivi erano 705.645. Il rapporto era 1 a 2. Ma quella era la Grecia, mica la
    magna-magna Grecia…

  2. COSIMO AIELLO IL BABY PENSIONATO ALLA RESA DEI CONTI

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    Inviato da webmin il Mar, 20/08/2013 – 08:48

    Simona Scandura e Al Marten

    I nodi si sa, vengono al pettine.

    E quando la chioma è fluente e al vento come quella dell’ex super funzionario regionale Cosimo Aiello, il rischio è che si resti incastrati.

    I fatti.

    Al momento in cui scriviamo, Cosimo Aiello è Commissario all’Autorità Portuale di Catania, uno dei “sottogoverni” più ambiti per l’indennità (che è tra le più alte) e per il volume di affari e clientele che può gestire, con il vantaggio di poter mantenere profilo basso e riparato.

    Ad occuparsi del suo corsus honorum è addirittura il Sole 24 Ore, con un articolo a firma Mariano Maugeri del 5 luglio scorso.

    Viene ricordato che Cosimo Aiello “ha 53 anni, laurea in economia, assunto alla regione nel 1989, arriva alla qualifica di dirigente di terza fascia”.

    Nel 2011 Aiello usufruisce della famigerata legge 104 e va in pensione, a 51 anni e con solo 23 anni di servizio, per assistere la madre malata.

    In pratica riesce ad anticipare di 14 anni la soglia del requisito per la vecchiaia (65 anni per i comuni mortali) e di ben 17 anni per quella di anzianità (40 anni di contributi).

    Una specie di terno al lotto, che però non basta al solerte funzionario.

    Infatti, nei mesi precedenti al pensionamento, viene nominato capo di gabinetto dell’assessore Caterina Chinnici, la stessa che la legge 104 dichiarava di volerla se non eliminare quanto meno rendere molto più rigida.

    L’indennità aggiuntiva di capo di gabinetto, per i misteriosi meccanismi di calcolo delle pensioni regionali, farà scattare per il dr. Aiello un buon aumento della rendita.

    Ma anche questo non basta all’ormai ex dirigente, e comincia ad assumere incarichi vari di consulenza.

    Immediato quello presso il Teatro Massimo Bellini di Catania, dove viene incaricato di occuparsi della gestione dell’attività finanziaria, contabile, economica ed amministrativa, nonostante nell’organico dell’ente regionale vi sia un’intera struttura, con tanto di responsabile di settore con grado e stipendio di funzionario, pagata proprio per svolegere queste mansioni.

    Il Teatro Bellini, gestito dai Commissari Anna Maria Cancellieri e Enzo Zappulla, nonchè dalla sovrintendente Rita Cinquegrana, e che non riesce a pagare gli stipendi ai suoi dipendenti, riconosce al dr. Aiello 48.000 euro l’anno e sino ad ora, secondo i calcoli del Sole, gliene ha già liquidati circa 120.000.

    Nel frattempo il dr. Aiello assume altri delicati e remunerati incarichi di grande rilievo.

    Viene nominato commissario straordinario dell’Orchestra Sinfonica Siciliana e dell’ERSU, l’ente regionale che si occupa deigli studenti universitari e gestisce milioni di euro per borse di studio, alloggi, mense (comprese quelle il cui appalto è stato prorogato per quasi dieci anni consecutivi).

    Ma evidentemente il dr.Aiello, come dice il giornalista del Sole 24 Ore, deve proprio essere indispensabile.

    Tale è l’affidabilità che riesce a dimostrare da riuscire a fare un salto di qualità notevole nella sua inarrestabile carrera di superbabypensionato.

    Dal livello regionale, insediato il governo Monti, riesce nientemeno che ad ottenere un incarico di livello nazionale direttamente dal ministro per le attività produttive Corrado Passera.

    Viene nominato Commissario Straordinario dell’Autorità Portuale di Catania, uno degli scali più importanti della nazione e con una indennità che, semnpre secondo il Sole, supera i centomila euro annui.

    Si comincia a perdere il conto di quanto il superbabypensionato incassi ogni mese e, a quanto pare, in barba alla legge.

    Infatti, il 18 luglio scorso la prima botta cui dovrebbero seguirne a ruota altre conseguenti.

    Il Sostituto Procuratore Generale presso la Procura della Corte dei Conti deposita, e SUD lo pubblica in esclusiva, atto di citazione per danno erariale nei confronti dell’assessore Mario Centorrino.

    Il motivo del danno risiederebbe proprio nella illegittimità della nomina di Cosimo Aiello a commissario dell’ERSU.

    Scrive infatti il procuratore che “il nominato Aiello ha ricevuto l’incarico, pur trovandosi in stato di quiescenza per anzianità e, pertanto, in manifesta violazione della normativa che vieta il conferimento di incarichi a favore di soggetti che ottengono di andare in pensione prime del coompimento dell’età prevista dalla legge”.

    Il procuratore ricorda anche, per inciso, che tale nomina fu contrastata, e con successo, dall’Università di Catania che propose ricorso al Tar in quanto avvenne senza la concertazione prescritta dalla legge. Insomma, pare che il governo regionale guidato allora da Raffaele Lombardo, agisse contro ogni regola di diritto.

    E infatti il procuratore sottolinea la “colpa grave” con cui fu conferito tale incarico, aggravata dalla “grossolana superficialità nell’applicazione delle norme di diritto che, con cadenza, hanno vietato di conferire incarichi a soggetti in regime di pensione anticipata di anzianità”.

    Il procuratore rileva che “il divieto posto dalla legge tende a contrastare l’opinabile fenomeno delle dimissioni volontarie accompagnate da incarichi ad ex dipendenti, così da garantire la piena ed effettiva trasparenza e la imparzialità dell’azione amministrativa”.

    Vengono così paventati “gli abusi potenzialmente presenti nell’attribuzione d’incarico a soggetto, già dipendente dell’Amministrazione conferente, che, volontariamente, ha posto fine al suo rapporto di servizio, manifestando così un chiaro interesse all’espletamento di ulteriori attività lavorative con la medesima”.

    In pratica, per la Corte dei Conti, simili incarichi sarebbero oltre che espressamente contra legem, anche “contraddittori (in quanto contrari al fondamentale canone di ragionevolezza che presiede alla trasparenza ed imparzialità amministrativa ex art.3 e 97 della Costituzione) ed economicamente incoerenti ove si consideri la duplicazione di emolumenti economici (con un aumento dei costi complessivi generali) legati alla percezione da parte dello stesso soggetto sia della pensione che del compenso per l’icarico (raddoppiamento espressamente vietato dalla legge)”.

    La procura sottolinea la “specifica riprovevolezza del comportamento” da parte del conferente l’incarico, opponendosi ad eventuali riduzioni degli importi da restituire “considerata l’estrema gravità della coondotta negativa) ed esclude che “all’Amministrazione siano derivati vantaggi da valutare ai fini della corretta valutazione del danno”.

    L’intervento della Corte dei Conti punta chiaramente a porre fine all’uso distorto e distorcente di nomine di funzionari considerati “affidabili” dal potere pro tempore, che vengono facilitati nell’ottenimento di privilegi e ricompensati con indennità da sogno.

    In cambio di cosa è argomento da trattare in altra sede, certo è che l’iniziativa della Corte apre scenari molto interessanti per il recupero di centinaia di migliaia di euro alle casse regionali ed a quelle degli enti sottoposti a controllo.

    Si è così costituito un precedente che fa tremare mandanti e incaricati,con la speranza che la Corte riesca ad essere anche unn pò più celere nel recupero di quanto sprecato di pubblico denaro che non può essere impiegato per soddisfare pensionati baby che pretendono di continuare a fare carriera.

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