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Marion Le Pen: giovane e bella, così diversa da nonno Jean Marie

Pubblicato il 19 giugno 2012 da Archie Gemmill
Categorie : Personaggi

Alla fine, Marion, ce l’ha fatta: ha battuto l’establishment politico nel romantico distretto della Vaucluse, a Carpentras, ed ha conquistato il suo seggio nella gloriosa Assemblée francese. Marion Maréchal-Le Pen, nata ventidue anni fa, ha superato la soglia del 34% e ora guida, per la prima volta dopo il 1998, la piccola pattuglia del Fronte Nazionale a Palais de Bourbon: non nepotismo, ma un passaggio di consegne fiabesco all’ombra dei castelli provenzali.

Suo nonno, il patriarca del FN Jean Marie, ha festeggiato con lei un’elezione che sembrava impossibile da raggiungere, costruita nel tempo, puntando su temi nuovi per la destra frondista francese. Marion ha saputo far breccia tra gli amanti, delusi, di Monsieur Nicolas Sarkozy e ha ribaltato i pronostici che la vedevano un’inerme comprimaria. È stata candidata a Carpentas per “lavare un oltraggio” vecchio di vent’anni, quando, nel maggio del 1990, il leader storico del Fronte fu accusato, erroneamente, di istigazione alla violenza dall’intellighenzia gauchista, guidata dal presidente Mitterrand. Ora, con la verità stabilita, la città provenzale è stata il palcoscenico ideale sul quale la giovane pasionaria ha potuto completare il processo di modernizzazione del Fronte Nazionale, incominciato un anno fa con l’investitura presidenziale di Marine Le Pen – fino a ieri unica dama della destra transalpina.

Nata troppo tardi per poter guardare il mondo diviso in due blocchi contrapposti, Marion Le Pen è figlia dell’era post-ideologica e ha il compito di rimettere ordine in un mondo dominato da anzianotti che giocano al Risiko politico con dadi vecchi di trent’anni. Rifiuta con fermezza l’etichetta di “fascista” e fonda la sua azione politica sulla semplicità: lotta all’immigrazione clandestina e federalismo economico sono le battaglie che i tre esponenti del Fronte Nazionale porteranno in parlamento, senza voler trascendere, però, nel folklore xenofobo che ha segnato il passato, lontano e recente, del Front National. Il nuovo corso è stato già segnato in campagna elettorale quando Marion ha saputo cavalcare le debolezze del suo partito e riscoprire un modo di far politica nobile, e antico, fatto di poco networking e molti occhi guardati da vicino. Ha ironizzato sulle critiche feroci mosse al FN e ha cercato di ripulire le gaffe del nonno, Jean Marie, anima ribelle della politica transalpina.

Le racisme c’est maintenant – il razzismo è ora – è stato il suo slogan durante i mesi di campagna elettorale: mossa di un’audacia che solo i ventenni possono avere. La politica dei bravi avrebbe fatto di tutto per estromettere dalle stanze dei bottoni l’angelica Marion: lei non si è lasciata intimorire, ha attaccato ed è stata premiata. Il razzismo intellettuale dei benpensanti non ha avuto la meglio e la Maréchal–Le Pen è diventata il più giovane parlamentare d’Europa, iconografia di una generazione che chiede i suoi spazi e non ha nessuna intenzione di lasciarseli sfuggire. Lei, solare studentessa parigina, raccoglie una sfida antica: quella dei giovani e belli contro la mummificazione della società.

Di Archie Gemmill

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