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L’analisi. Non si scioglie il nodo Renzi: e il Pd sembra fare di tutto per perdere (ancora)

Pubblicato il 4 luglio 2013 da Alessio Garofoli
Categorie : Politica

Matteo RenziUn esecutivo che finge di fare e tutto rimanda. Una maggioranza che sta insieme con lo sputo. Continue tensioni politiche che originano da altre tensioni politiche, non da questioni importanti per la vita della gente, che pure non mancherebbero. È il pantano in cui siamo dalle elezioni di febbraio. Ci siamo caduti dentro perché nessuno ha vinto, lo sappiamo. Eppure, un vincitore designato c’era. Certo, la rimonta di Berlusconi e l’exploit dei grillini hanno superato ogni previsione. Il vantaggio del Pd, tuttavia, era di lunga data, scritto in tutti i sondaggi: è il Pd che ha perso, solo lui poteva. Che c’entra?, si dirà, è storia passata, guardiamo avanti. C’entra, perché è storia che stiamo vedendo ancora in pieno svolgimento.

È opinione comune che, ancor più che il Partito democratico, abbia perso Bersani. Che infatti, non potendo imporre ai suoi parlamentari di votare un qualunque Capo dello Stato, si è dovuto togliere di mezzo. E lasciamo stare le inquisizioni oniriche sui 101 anti-Prodi. Episodi del genere, durante l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, sono sempre accaduti. E a causa del voto segreto nessuno potrà mai sapere chi fossero. A meno che non ce lo dica Obama grazie al Prism. Ma si ritiene anche che, con Matteo Renzi candidato premier, le cose sarebbero andate diversamente. Lo pensano anche al Nazareno visto che, dopo le dimissioni dell’ex segretario, quasi tutti i vecchi nemici si sono più o meno rassegnati all’idea di lanciare il fiorentino linguacciuto. Ma non sottovalutate l’apparato del Pd, macchina perfetta, tra ripensamenti, dissimulazioni e strategie da Risiko, per tutelare se stessa, al prezzo della costruzione di continue sconfitte.

La bella pensata dei capi democrat è la seguente: scindere la premiership dalla guida del partito. E per farlo sono persino pronti a cambiare le regole delle primarie. Insomma, di nuovo lo schema Prodi. Una faccia che non venga dal Pci, dal Pds, dai Ds, utile a vincere le elezioni. Lo scettro che resta in mano alla nomenklatura, quella di sempre, e tanti saluti alle rottamazioni. E pazienza se le esperienze a palazzo Chigi di Prodi dovrebbero provocare brividi anche da quelle parti. E lui, Renzi, che ne pensa? Minaccia di mandarli tutti a quel paese. E ha ragione: semplicemente perché, al momento, lo scenario è dalla sua parte (poi, nel caso diventi presidente del Consiglio, si vedrà di che pasta è fatto). Il centrodestra, infatti, esiste solo in funzione di un anziano monarca ormai cucinato dai giudici. Il polo montiano sta collassando, dopo aver raccattato briciole dall’elettorato. Il M5S, se qualcuno avesse avuto dubbi, dopo quattro mesi si è dimostrato in grado di produrre nient’altro che chiacchiere e strepiti più o meno privi di senso: e i consensi si sono impennati, ma al contrario.

Per paradosso i democrat, con la loro struttura antica e pesante, sono la forza politica che sembra più in salute. E hanno in mano la  carta migliore per quando si voterà. Renzi, appunto. Ritenuto abile ad acchiappare elettori da tutte le parti e quindi temuto da tutte le parti. Però, attenzione. I voti sciolti, non del Pd, sono necessari a vincere. Ma andrebbero comunque a Renzi se ciò se significasse far controllare di fatto il governo del Paese, che so, da Cuperlo?

Di Alessio Garofoli

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