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L’intervista. Tatarella: “La collocazione europea della destra italiana è nel Ppe”

Pubblicato il 5 luglio 2013 da Michele Chicco
Categorie : Le interviste

anPiedi per terra e sguardo verso il futuro: Salvatore Tatarella, eurodeputato che mastica Europa da decenni (eletto per la prima volta nel 1994 con il Msi-An, poi con An e infine con il Pdl), sa che il dibattito tutto italiano sul domani della destra ruota, anche, attorno alle dinamiche unitarie. Tra scettici e ottimisti bisogna tracciare una linea netta e scegliere da che parte stare perché quello che succede in Italia riecheggia a Strasburgo e Bruxelles.

Onorevole, in Europa dove andrà la destra italiana del futuro?

Credo che non ci dovrebbe essere alcun dubbio a riguardo. Il Parlamento Europeo della prossima legislatura sarà molto diverso da quello attuale: ci saranno una marea di parlamentari euroscettici, definiti solo per comodità neofascisti, ma che sono solo nazionalisti esasperati. Per la prima volta saranno più di cento e potranno diventare il terzo gruppo più folto del Parlamento. Un partito nascente di destra italiana non può entrare in questa accozzaglia perché si andrebbe a mischiare con i gruppi più disparati. Poi, in Europa, se si vuole avere legittimità bisogna stare con il PPE.

Salvatore TATARELLAMolti contestano questa teoria e preferirebbero guardare altrove per non condividere le scelte politiche dei partiti di centro.

L’obiezione più comune è che il PPE è la vecchia DC, ma questa motivazione affonda un po’ nell’ignoranza. Quando è nato, il PPE era il gruppo democratico – cristiano, adesso non è possibile dare questa etichetta perché fanno parte del gruppo nazioni che non hanno mai conosciuto la democrazia cristiana, ma solo la tradizione popolare.

In Italia c’è chi guarda all’UKIP di Nigel Farage (nazionalista e antieuropeista) o ai parlamentari francesi della Le Pen. Non sarebbero una buona alternativa al PPE?

Gli inglesi dell’UKIP sono un fenomeno recente. Il Front National di Le Pen, invece, è sempre stato visto come un appestato e non è mai riuscito a fare gruppo, tranne che con Almirante quando insieme fondarono l’eurodestra. Da quando siamo arrivati noi di An, nel ’94, il gruppo si è sciolto. Oggi il Front National è tra i non iscritti e vive in difficoltà perché nessuno parla con loro. Farage la prossima volta avrà numeri tali da poter fare gruppo, ma gli euroscettici devono trovare un leader. E non è facile.

Riuscirà a fare gruppo, ma non con la destra italiana.

Noi dovremo stare nel PPE e rappresentarne la destra. Oggi il PPE è un po’ una finzione perché non esiste un vero partito: le delegazioni nazionali hanno costituito un gruppo parlamentare e, come sempre accade, al suo interno c’è larghissima autonomia. È sbagliato pensare di poter cavalcare i fenomeni protestatari che hanno, per definizione, una nascita e una morte: bisogna pensare a costruire seriamente il futuro dell’Europa e con un Ppe così scarsamente ideologizzato, con intelligenza, possiamo giocare un ruolo importante a Strasburgo.

Onorevole, al netto delle divisioni parlamentari, ha ancora senso credere in un’Europa dei popoli?

Dobbiamo arrivare lì, altrimenti la costruzione rischia di rompersi. Per fare questo, però, bisogna incominciare a far contare di più il Parlamento che adesso è un po’ l’ancella d’Europa. Bisogna dare al popolo europeo poteri che oggi non ha, come l’elezione diretta del presidente della commissione e l’elezione transnazionale di alcuni deputati. E poi, manca una politica estera unitaria.

Perché non lo fate?

Per quanto mi riguarda si può fare da subito, ma devono essere favorevoli le grandi famiglie europee, perché non basta la volontà dei singoli parlamentari.

 

@mchicco

Di Michele Chicco

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