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Il caso. “Tor Vergata” acquista una replica del meraviglioso “Manoscritto Voynich”

Pubblicato il 12 Ottobre 2019 da Manlio Triggiani
Categorie : Cultura
Il manoscritto Voynich

Il manoscritto Voynich

E’ considerato “uno dei libri più misteriosi del mondo” ed è conservato nella biblioteca dell’Università di Yale, negli Usa. Ora, una copia riprodotta in maniera identica del Manoscritto di Voynich (Editorial Museo del Libro-Siloé), è stata acquisita dall’Ateneo “Tor Vergata” di Roma direttamente dall’Università di Yale e custodita a Villa Mondragone (dove era nei secoli scorsi). Villa Mondragone è oggi sede di rappresentanza dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Il manoscritto Voynich attira l’attenzione di studiosi che cercano di interpretare i messaggi contenuti.

Lo stato dell’arte delle ricerche sarà sul misterioso volume sarà descritto nella conferenza che terrà il prof. Alain Touwaide (dell’Ucla, University of California Los Angeles), storico di fama internazionale fra i massimi esperti di codici. L’incontro si terrà lunedì 14, alle 14, nel Salone degli Svizzeri di Villa Mondragone (via Frascati 51) a Monte Porzio Catone

Introdurrà la manifestazione la prof.ssa Marina Formica. Il testo acquisito dall’ateneo “Tor Vergata” è una replica, certo, non è l’orignale e quindi ha un valore documentario piuttosto che storico. Ma di che si tratta?

Il manoscritto Voynich è un manoscritto mai decifrato, con strani disegni ben colorati e sezioni che apparentemente non hanno nulla a che fare fra loro. Da almeno un secolo studi e ipotesi si moltiplicano per cercare un senso agli scritti e ai disegni del manoscritto Voynich ora pubblicato (Il manoscritto Voynich, Bompiani ed., pagg. 200; illustrato, euro 40,00).

Il manoscritto è oggi conservato,come detto, nella Yale University, esattamente nella Beinecke rare book and manuscript library. Fu trovato dal libraio antiquario Wilfrid Voynich (vero nome Michael Wojnicz, 1865-1930, di origini polacche) nell’abbazia dei Gesuiti di Villa Mondragone, a Frascati, nel 1912, e nel 1951 venduto dalla moglie di Voynich, Ethel (1864-1960) a un antiquario di New York, Hans Kraus. Questi lo donò alla Beinecke Library. Secondo Voynich, l’autore sarebbe stato Ruggero Bacone (1214-1294), mentre secondo Marcus Marci di Cronland, rettore dell’Università di Praga nel XVII secolo, il vero autore sarebbe il gesuita Athanasius Kircher, grande esperto in geroglifici. Molti collezionisti e studiosi hanno provato a decifrare il Manoscritto ma nessuno c’è riuscito. Ipotesi e storia sono stati ricostruiti da uno studioso, Marcelo Dos Santos (L’enigma del manoscritto Voynich, Ed. Mediterranee, pagg. 184, euro 14,50)
Le ipotesi si sono susseguite: per alcuni sarebbe un falso ottocentesco, per altri un manuale liturgico dei Catari, per altri ancora un manuale di medicina di un medico del Nord Italia che utilizzò una crittografia da lui inventata e perciò mai interpretata. Quest’ultima ipotesi sembra quella più vicina alla realtà. L’alfabeto usato, secondo gli esperti, ha una sua coerenza e una sua logica ma è impossibile decifrarne il senso. L’organizzazione di gruppi di parole e sillabe ha dimostrato che si tratterebbe di una lingua coerente, con significati specifici, e non una serie di segni casuali.

Fra le ipotesi anche quella della truffa ma la datazione scientifica al carbonio ha dimostrato che i materiali usati (colori, carta, ecc.) erano della prima metà del ‘400. Il manoscritto, ampiamente illustrato, è un testo di 106 pagine, redatto a mano nel XV secolo, con lettere strane, da due differenti “amanuensi”. Ci sono belle illustrazioni astrali, piante dapprima sconosciute (ma una studiosa, Edith Sherwood ne ha riconosciute 124 su 126 riportate nel codice) donne nude che si lavano in vasche collegate fra loro, una sezione farmacologica con disegni di piante e tradizionali ampolle per la conservazione di erbe; una sezione di astrologia e una parte di solo testo definita “il capitolo dei ricettari”. I proprietari del manoscritto, nel corso dei secoli, sono stati l’imperatore boemo Rodolfo II, il mago e alchimista John Dee, l’alchimista e falsario Edward Kelley e, forse, Leonardo da Vinci. Il libro edito da Bompiani, che vanta una riproduzione a colori di tutto il manoscritto, è curato da Stephen Skinner, esperto di manoscritti del Medioevo e del Ronascimento; Rafal Prinke, esperto di scritture alchemiche, docente all’Ateneo Piasecki di Poznan e René Zandbergen, ricercatore indipendente.

Interessante e bello. Ma non dimentichiamo che quello acquisito da “Tor Vergata”  è una replica…

Di Manlio Triggiani

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