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Il caso. La Snowden-fobia fa dirottare l’aereo di Morales. Ira degli stati sudamericani: “Un affronto”

Pubblicato il 4 luglio 2013 da Federico Callegaro
Categorie : Esteri

morales«Gli Stati Uniti hanno paura di un contadino, di un indigeno, di un uomo onesto che difende la sovranità della nostra patria». Con queste parole Alvaro Garcia Linera, vicepresidente della Bolivia, ha commentato il dirottamento dell’aereo del Presidente Evo Morales che, di ritorno da un vertice in Russia, si era visto negare prima il permesso di fare scalo il Portogallo e, subito dopo,  di attraversare lo spazio aereo di Italia e Francia. L’aereo, a quel punto, è stato costretto ad atterrare all’aeroporto di Schwechat, vicino a Vienna, dove la polizia austriaca, dopo aver controllato i documenti di chi era a bordo, lo ha perquisito.

Cosa può aver spinto quattro paesi europei, che al momento motivano l’accaduto con un fumoso “cause tecniche”, a causare un incidente diplomatico internazionale e a contravvenire alla Convenzione di Vienna che sancisce l’impossibilità di bloccare e perquisire dei voli presidenziali? La risposta più plausibile sembra essere la caccia scatenata dagli Usa all’ex-analista dell’Nsa, Edward Snowden, reo di aver sottratto informazioni segrete in grado di mostrare la fitta rete di intercettazioni illegali con cui gli uomini della Cia controllavano concittadini e paesi “amici”. La paura dei servizi di sicurezza europei, infatti, era che l’uomo, attualmente nel limbo della zona transiti dell’aeroporto di Mosca, fosse salito a bordo dell’aereo di Morales per raggiungere la Bolivia. Paese che, insieme a Venezuela e Ecuador, si era offerto di concedere asilo al trentenne statunitense senza alcuna condizione.

Il governo de La Paz sembra adesso tutt’altro che intenzionato a dimenticare l’incidente e accusa apertamente i paesi europei di essersi mossi su mandato degli Stati Uniti. Compatto anche il fronte degli stati sudamericani nello stigmatizzare l’accaduto: il Perù si è detto pronto a convocare con urgenza l’Unione delle nazioni sudamericane, mentre il ministro degli Esteri ecuadoriano, Ricardo Patino, ha affidato a Twitter un messaggio inequivocabile: «Chi è con la Bolivia ed Evo è con l’America Latina e l’Ecuador. Non permetteremo questo affronto contro un leader latino-americano».

Di Federico Callegaro

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