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Centenario di Fiume. La Carta del Carnaro, la costituzione più sociale del mondo

Pubblicato il 14 Settembre 2019 da Francesco Marrara
Categorie : Cultura
D'Annunzio a Fiume

D’Annunzio a Fiume

Con la Conferenza di Parigi del gennaio 1919, la delegazione italiana – per l’occasione guidata da Vittorio Emanuele Orlando – si diresse a chiedere la città di Fiume in conformità ad un voto liberamente espresso dalla popolazione fiumana con il quale essa chiedeva l’annessione all’Italia. Nonostante la delegazione italiana si fosse appellata ai Quattordici Punti di Wilson (principio di autodeterminazione dei popoli) i delegati iugoslavi si opposero rivendicando non solo Fiume, ma anche la Dalmazia, Istria e Trieste. Il governo italiano non seppe reagire con forza e Orlando fu sostituito da Nitti. Quest’ultimo, tornato alla Conferenza di Pace, decise di rinunciare a Fiume poiché l’Italia aveva bisogno degli aiuti internazionali per pagare i prestiti di guerra.

Il 12 settembre 1919 D’Annunzio e i suoi legionari marciarono su Fiume. Il governo Nitti fu informato dell’azione tramite il Giornale d’Italia, tant’è che si pensò a un accordo segreto tra Nitti e D’Annunzio, ma non fu così. Nitti, incaricò Badoglio di recarsi presso Fiume per riportare l’ordine. Badoglio, in quanto amico del Vate, evitò che venissero a mancare ai fiumani i viveri e la minima assistenza. Tuttavia, Nitti sancì il blocco totale degli aiuti e così Fiume, nel mese di marzo, sarebbe rimasta isolata. Fu a tal punto che D’Annunzio capì l’importanza di trasformare Fiume da stato di fatto a stato di diritto in maniera tale da poterne rivendicare la sovranità. La sera del 30 agosto, i cittadini furono convocati al teatro “Fenice”, per leggere il nuovo statuto sul quale sarebbe stato fondato il nuovo stato: nasceva la Reggenza Italiana del Carnaro.

Il 12 novembre 1920, con la sottoscrizione del Trattato di Rapallo, Fiume fu dichiarata stato libero. D’Annunzio non riconobbe il Trattato. Il 26 dicembre Fiume fu attaccata dall’esercito italiano. Il 27 fu dato l’ultimatum: la città sarebbe stata bombardata a tappeto se D’Annunzio e i suoi legionari non avessero accettato il trattato. Di fronte a questa situazione di emergenza il poeta-soldato dovette rinunciare al suo progetto e il 28 dicembre si dimise. Il “Natale di sangue” provocò la morte di 22 legionari, 25 soldati dell’esercito italiano e 7 civili. Fiume sarà annessa all’Italia solo nel 1924 e rimarrà italiana fino al 1947.

La più bella costituzione del mondoLa Carta del Carnaro, promulgata l’8 settembre 1920, fu elaborata dal sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris e curata nello stile da Gabriele D’Annunzio. Profondamente originale nelle soluzioni proposte – 65 articoli divisi in venti capitoli, ovviamente molto difficili da riassumere in poche righe – la Carta stabiliva: un salario minimo; l’assistenza nell’infermità, nella disoccupazione, nella vecchiaia; il risarcimento del danno in caso di errore giudiziario o di abuso di potere; libertà di pensiero, di stampa, di associazione; libertà per ogni culto, purché non fosse usato come alibi per non compiere i doveri della cittadinanza; la proprietà privata era riconosciuta solo se fondata sul lavoro e quindi volta all’utilità sociale; il diritto di voto era garantito a tutti, sia uomini sia donne che avessero compiuto vent’anni; l’istruzione e l’educazione del popolo rappresentavano il dovere più alto della Repubblica. Questi, in estrema sintesi, i punti salienti della costituzione fiumana.

Infine, non bisogna dimenticare che a Fiume prese forma la “Lega dei popoli oppressi” per dar voce alle nazioni coloniali dimenticate dalle grandi potenze. Dunque, fu proprio la città olocausta ad incarnare uno dei primi esempi di vera solidarietà internazionale. Infatti, all’interno della città, riuscirono a convivere popoli che, al di là di quel confine, erano ostili fra loro: ne prendessero nota gli odierni millantatori del politicamente corretto, del finto pacifismo e del business della solidarietà.

L’esperienza fiumana rappresentò trincea per i combattenti e grande laboratorio meta-politico dal quale ancora oggi è possibile attingere. Il superamento della classica dicotomia “destra-sinistra” fu adoperato già allora mediante sintesi e confluenza di istanze politiche che fino a quel momento si erano dimostrate ideologicamente e culturalmente distanti.

La globalizzazione capitalista risulta incapace di rispondere alle problematiche sociali che attanagliano quotidianamente la nostra società. D’Annunzio e De Ambris, con la Carta del Carnaro, proposero la sfida all’annosa questione sociale. Pertanto, tutti coloro i quali – partiti, associazioni, singole personalità – abbracciano il sovranismo non possono far altro che accogliere, senza pregiudizio, tale messaggio poiché significherebbe non solo dare una impronta veramente sociale a tale fenomeno politico, ma allo stesso tempo si getterebbero le basi per una idea di società fondata sulla solidarietà e la giustizia sociale.

@barbadilloit

Di Francesco Marrara

10 risposte a Centenario di Fiume. La Carta del Carnaro, la costituzione più sociale del mondo

  1. Ho letto la Carta del Carnaro, poco condivisibile sui diritti civili, in cui c’è un chiaro orientamento progressista, come carta costituzionale era sicuramente all’avanguardia per quei tempi sui diritti sociali. Nell’Italia liberale, in cui la classe dominante era quella borghese capitalista – a cui i politici di allora erano totalmente genuflessi – parlare di “salario minimo” era quasi inaudito, i lavoratori erano trattati come schiavi, e ciò fu un errore grave, perché tra i fattori scatenanti del Biennio Rosso, che poteva portare alla rivoluzione bolscevica nel nostro paese, e all’instaurazione di un regime comunista, evitata solo con la rivoluzione fascista del 1922. Il Fascismo, ispirandosi alla Carta del Carnaro, varò nel 1927 la Carta del Lavoro, con cui furono introdotti la pensione di anzianità, la pensione di reversibilità, TFR, indennità di disoccupazione, ferie pagate, 8 ore lavorative, ecc., tutti provvedimenti che gli vanno riconosciuti aldilà del proprio orientamento politico, e che nell’Italia repubblicana e democristiana furono mantenuti. Secondo la sinistra e i sindacati ad essa collegati, sono tutte bufale e il solo farne menzione rappresenta l’apologia del fascismo prevista dalla famosa Legge Scelba. Sta di fatto che la sinistra odierna, rappresentata da PD e LeU, dei diritti sociali se ne infischia altamente o fa finta di interessarsene solo in campagna, ma si occupa solo ed esclusivamente dei cosiddetti “diritti civili” (leggi pro-LGTB e pro-immigrati), e poi ci si meraviglia (o ci si indigna) se la Lega aumenta i propri consensi nei sondaggi che vengono effettuati.

  2. Werner. Io ho avuto un nonno operaio (in una fase della sua vita) socialista, mai comunista, in una grande impresa di Torino (non la Fiat) dal 1911 al 1923. La realtà non era proprio quella che racconti tu. Ed essendo morto quando io già avevo 21 anni non gli è mancato il tempo per raccontarmela…L’Italia non aveva bisogno di Fiume e D’Annunzio.

  3. La democrazia diretta può andar bene per alcuni piccoli microcantoni svizzeri, non per un Paese di oltre 60 milioni di abitanti. Siamo seri! Quella di Fiume era il palco di un opera di teatro dannunziana…Quella della piattaforma Rousseau è solo una presa per il c ….

  4. L’Italia nel 1927 non imitò la Carta del Carnaro, ma la legislazione tedesca e di altre Nazioni progredite.

  5. @Guidobono
    Forse avrò esagerato col parlare di schiavismo sul lavoro, però era realtà in molte aree d’Italia, specialmente al Sud dove dominava il latifondo, e la miseria era dilagante. Probabilmente non avevamo bisogno di annettere Fiume, però ci era stata promessa dalle potenze della Triplice Intesa al Patto di Londra del 1915 per farci entrare in guerra al loro fianco, e siccome i patti si rispettano, andava assegnata all’Italia già alla Conferenza del 1919. Certo che poi all’epoca l’opinione pubblica parlò di “vittoria mutilata”, che fu uno di quei fattori che portò alla nascita dei Fasci di Combattimento. E invece Wilson ebbe un atteggiamento scorretto nei nostri confronti, anche perché la classe politica liberale italiana in politica estera valeva meno di zero. Perché mai Fiume, popolata per l’80% da italofoni a quell’epoca, doveva passare sotto la sovranità di quell’emerita porcata creata dagli USA che fu il Regno di Jugoslavia? Una creazione che fu una violazione del principio di autodeterminazione elaborato dallo stesso Wilson, che invece di dare a Croati, Serbi e Sloveni, uno Stato ciascuno, li ha messi all’interno di uno Stato che comprendeva anche altre minoranze etniche. Tanto valeva allora mantenere l’Austria-Ungheria, visto che era uno Stato multietnico.

  6. Fiume non l’avevamo richiesta a Londra e non ci era mai stata promessa! I fiumani in maggioranza desideravano essere una città indipendente con riconoscimento e garanzia internazionale, non una enclave italiana ‘assediata’ dagli slavi dell’interno! Comunque Giolitti e poi Mussolini nel ’24 sbrogliarono la matassa…

  7. @Guidobono
    Hai ragione, devo rettificare, Fiume era stata esclusa dalle ricompense territoriali promesse all’Italia al Patto di Londra, ma la rinuncia italiana alla città si basava sull’eventualità che l’Austria-Ungheria continuasse ad esistere. Come sappiamo, l’Impero asburgico nel 1919 si dissolse e di conseguenza era naturale che Fiume dovesse passare al Regno d’Italia, in ossequio al principio di autodeterminazione dei popoli elaborato da Wilson, e dal medesimo violato. Già nell’ottobre 1918 a Fiume si era costituito un Consiglio nazionale di cui fu nominato presidente Antonio Grossich, che il 30 ottobre proclamò l’annessione al Regno d’Italia. Penso però converrai con me sul fatto che il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, poi Jugoslavia, non sarebbe mai dovuto nascere, che più dagli USA è stato sostenuto dalla Francia, in chiara funzione anti-italiana.

  8. Grazie, interessanti informazioni, molte non le avevo. Da europeista e internazionalista quale sono, è importante per me capire le ragioni di chi è contrario. Sul sovranismo, visto che le sovranità nazionali hanno generato due guerre mondiali e una strage di morti, oltre alle persecuzioni razziali, forse sarebbe utile che chi lo sostiene spiegasse bene che è diverso dalle sovranità nazionali classiche, se è vero, oppure come si prefigge di evitare i disastri del secolo scorso. Saluti cordiali.

  9. Werner.La Jugoslavia forse non sarebbe dovuta nascere, ma se i Sonnino fossero stati più intelligenti avrebbero capito che da una possibile dissoluzione dell’Austria-Ungheria (e gli elementi per indovinarla esistevano già tutti, giacchè la decisione di Vienna di scendere in guerra mirava appunto a ricompattare il potere asburgico) non potevano che nascere realtà statuali fortemente nazionaliste. E non in senso filoitaliano. Fu un tragico errore il nostro. I francesi facevano la loro politica, non ci amavano per nulla, che cosa potevamo aspettarci da loro? Il sovranismo induce alla confusione di cui il signor Bertaccini è testimonianza. Indietro non si torna, ai nazionalismi deleteri non si torna. Nessuno vuole tornarci. Perciò più che sovranismo, io parlerei sempre di “identitarismo”. Non quello del 1914 e neppure del 1919 ed anni seguenti…

  10. Bertaccini. Forse chi gli USA, la Cina, la Russia ecc. non sono oggi ‘sovranisti’? Perchè guiardi soltanto alle nostre supposte colpe storiche? Perchè non dici nulla di loro? L’Europa non ha alternative, ma non è aprendo le porte all’Africa che la costruiamo. Solamente ci africanizziamo.

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