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Politica. La crisi del governo spiegata con gli aforismi del polacco Stanislaw Lec

Pubblicato il 10 Settembre 2019 da Sandro Marano
Categorie : Politica
Di Maio, Conte e Salvini

Di Maio, Conte e Salvini

Vorrei provare a dire qualcosa sulla crisi politica d’agosto e, in particolare, sui suoi protagonisti al di fuori dei consueti schemi, col sorriso, avvalendomi di qualche aforisma tratto dai Pensieri spettinati di Stanislaw Lec (1909- 1966), noto autore satirico polacco. 

Cominciamo dal Presidente della Repubblica: <<La finestra sul mondo può essere coperta anche con un giornale.>> Il modo in cui il Presidente ha risolto la crisi è formalmente ineccepibile. La democrazia parlamentare (che personalmente considero un’anticaglia da sostituire con una democrazia presidenziale e partecipativa) ha i suoi riti da osservare. Noto soltanto che il Presidente si è attenuto alla lettera e non allo spirito della Costituzione, come diceva San Paolo con riferimento al Vecchio testamento: littera occidit, spiritus autem vivificat (la lettera uccide, lo spirito invece vivifica).  

Matteo Salvini: <<Non tagliare il ramo su cui stato seduto, a meno che non ti ci vogliano impiccare.>> Non c’è dubbio che la rottura con i 5* era nell’aria, soprattutto dopo che i 5* avevano votato per Ursula (non la famosa attrice degli anni ‘60) alla presidenza della Commissione europea. Probabilmente ha sbagliato i tempi e i modi. Si sentiva assediato e la rottura coi 5* era inevitabile, ma forse avrebbe dovuto attendere il casus belli (un valido pretesto).

Giuseppe Conte: <<I diavoli si dividono in angeli decaduti e in gente che ha fatto carriera.>> Non so a quale delle due categorie appartenga il Presidente del Consiglio, da conte (de)caduto a conte in carica! Un consiglio: <<Non buttare tutto nello stesso sacco, non ce la farai a sollevarlo!>>

I 5* (Di Maio, Grillo, ecc.) e il PD (Zingaretti, Renzi, ecc): <<Il salto morale è molto più pericoloso del salto mortale.>> Per anni si sono odiati e oltraggiati, “Mai col partito di Bibbiano”, dicevano gli uni; “mai con gli eversori della democrazia rappresentativa”, dicevano gli altri. <<Non si guardarono mai negli occhi. Camminavano con lo sguardo fisso nello scopo comune.>> Sono bastati pochi giorni per mettersi d’accordo, in nome dello scopo comune: le poltrone e il potere da conservare ad ogni costo. Tutti però si sono affrettati a dichiarare che lo hanno fatto per il bene degli italiani e del Paese (!). Ecco il punto: <<Tutti vogliono il nostro bene. Non fatevelo portar via.>> Peraltro, dire dei politicanti che sono “facce di bronzo” è un luogo comune, ma non si era mai visto una tale trasformazione genetica, camaleontica, d’un movimento che da anticasta è diventato puntello della casta, da critico dell’eurocrazia favorevole all’eurocrazia, da nemico dei poteri forti a loro amico! 

Eurocrati: <<Il mondo non è affatto impazzito, sebbene non sia per le persone normali. E’ per quelle normalizzate.>> Come negare che dietro le quinte, dietro le nostre vicende nazionali ci siano loro, i burattinai, che manovrano, tessono, osteggiano, favoriscono?

Per finire, agli amici poeti: <<Sesamo apriti – voglio uscire!>>.

@barbadilloit

Di Sandro Marano

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