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Formula 1. Brilla (finalmente) Leclerc. A Monza è nata una stella?

Pubblicato il 9 Settembre 2019 da Lorenzo Proietti
Categorie : Sport/identità/passioni

C’era grande attesa per l’arrivo del grande circus nel “Tempio di Monza”, alla seconda gara in una settimana. Soprattutto per la Ferrari, dopo la bella vittoria di Spa, l’imperativo era confermarsi, potendo puntare sulla grande potenza del proprio motore ma anche su un tifo calorosissimo: questi i principali punti di forza del cavallino.

Non che gli altri siano rimasti a guardare, tra nuove specifiche dei propulsori e assetti scarichi, proprio per aumentare la velocità sulla particolarissima pista italiana.

Per l’evento monzese, le buone notizie cominciano  dal 4 settembre: durante la festa dei 90 anni Ferrari, in Piazza Duomo, viene infatti annunciato il rinnovo del contratto della pista, almeno fino al 2024.

Quando si tratta di fare sul serio, al venerdì, è la pioggia che la fa da padrona: quest’ultima, scesa sin dalla mattina, costringe tutti a poter usare gomme da asciutto solo nel finale della FP1.

Il risultato comunque non cambia, visto il primato di Leclerc in 1’27″905. La pioggia torna nuovamente a FP2 inoltrate, pur non con grande intensità: primo è ancora Leclerc, mentre al sabato mattina, il primato tocca al compagno Vettel. I tempi, rispettivamente, sono 1’20″978 e 1’20″294.

Prima delle qualifiche, già si sa che Gasly, Verstappen e Norris partiranno dal fondo, vista la sostituzione di componenti plurimi delle rispettive power unit.

A loro, nella lista dei penalizzati, si aggiunge Kimi Raikkonen: già al muro il venerdì in Parabolica, il finlandese replica in Q3, danneggiando la scatola del cambio. Il risultato è l’inevitabile sostituzione, con annessa retrocessione, che lo porta da decimo a quindicesimo. Ulteriori lavorazioni, lo portano a partire definitivamente dalla corsia dei box.

Ma non è certo quest’incidente a far discutere nel post qualifiche.

L’esasperante ricerca di una scia, fondamentale qui a Monza -un circuito dove l’aereodinamica conta meno e dove i distacchi sono ravvicinati- fa si che nel finale nessuno si lanci davvero, per evitare di aprire lui le danze e far da traino.

Il risultato è un raccapricciante spettacolo che praticamente porta i piloti a compiere un solo tentativo, il primo. Ne esce fuori un’altra gran pole per Leclerc, bravo a far segnare un 1’19″307. Una gran pole insomma, seppur macchiata dal fatto che il giovane monegasco non vada, diversamente dagli accordi, a tirare la scia a Vettel, “per contraccambiare” quanto visto nell’unico tentativo poi valido. Alla fine comunque, la FIA commina soltanto delle semplici reprimende a Stroll, Sainz e Hulkenberg.

Alle spalle della Ferrari numero 16, il solito Hamilton staccato di 39 millesimi. Seconda fila per Bottas e Vettel, davanti agli ottimi Ricciardo e Hulkenberg sulle Renault.

Dopo una notte di pioggia in Brianza, alla domenica l’incertezza è massima. La tensione la davanti, tra le primissime file, è pari almeno alle grandi speranze che tanti protagonisti ripongono in questo evento così ricco di storia, passione e tradizione.

Si abbassano le visiere, si accendono le luci… e via.

Quando si spengono i semafori, bravo è Leclerc a rintuzzare l’attacco Mercedes. Vettel invece resta imbottigliato e si fa passare alla Roggia da Hulkenberg, salvo poi riprendersi la posizione sul rettilineo principale all’inizio del secondo passaggio. Dietro, Verstappen è coinvolto in un contatto alla prima chicane e deve subito fermarsi a cambiare il muso. Per l’olandese quella monzese è stata una gara davvero complessa, tutta in rimonta, conclusa comunque a punti, in ottava posizione.

Il primo grande duello è al terzo giro: la lotta è per l’ottava e nona posizione.

Albon si prende la posizione su Sainz con una frenata ritardata, salvo poi lo spagnolo restituire la cortesia con annessa “ruotatina, nella successiva prima curva di Lesmo.

Al settimo giro il primo grande colpo di scena: Vettel si gira da solo all’Ascari e nel ripartire, coinvolge Stroll, il quale a sua volta si gira e costringe Gasly alla ghiaia. Chi di più ci rimette è lo stesso Vettel, che rompe l’ala nel ripartire e deve dunque anticipare la prima sosta, cambiando anche strategia. Per altro, l’episodio e la situazione di pericolo creata dal tedesco, gli costano uno stop and go di 10 secondi, comminatogli al giro 12. A Stroll viene invece dato un drive through.

Lì davanti Leclerc si limita al compito di passista, cercando di controllare le due Frecce d’Argento alle sue spalle, che fanno l’elastico.

Al giro 19 arriva il momento del primo stop di Hamilton. Al giro successivo tocca a Leclerc (pneumatici duri per lui) che torna quarto davanti a Hamilton. E’ a quel punto che la gara si infiamma: i duelli con le due Renault, consentono a Leclerc e Hamilton di andare al testa a testa, sia al giro 26 ma soprattutto tre giri prima, quando il monegasco rintuzza di forza alla Roggia l’attacco dell’inglese.

Intanto Bottas, dopo aver allungato nettamente lo stint, si ferma al giro 27: per il finlandese, arrivano gomme medie.

Nello stesso frangente, si ritira Carlos Sainz a causa dell’anteriore destra mal fissata al pit stop. Al trentunesimo giro, ecco di nuovo un regime di Virtual Safety Car (dopo quello per Sainz), visto il ritiro di Kvyat.

Alla tornata 36 un grande brivido per i tifosi: Leclerc arriva lungo alla prima variante, è costretto al taglio e di nuovo deve difendersi di forza sul 44 che intanto comincia ad avere i primi problemi di usura ai propri pneumatici. E non è detto che il bloccaggio dell’inglese, con annesso taglio di chicane, non sia esente dai problemi di pneumatici.

A questo punto, passato Bottas, è lui stesso che prova a mettersi sulle tracce del 16 ma a differenza del compagno Hamilton, sprofondato per i suoi problemi di gomme, questi non va mai sotto al secondo, se non al giro 50, quando sembra rompere gli indugi definitivamente, segnando il giro più veloce al quarantasettesimo,  in 1’22”859. Due giri dopo Hamilton va a fermarsi, alla ricerca del punto bonus che alla fine arriva, quattro giri dopo Bottas, levandolo al compagno, con il tempo di 1’21”779.

In testa comunque la resistenza di Charles Leclerc da a pieno i suoi frutti: dopo 53 giri è la bandiera a scacchi di Jean Alesi a salutare la seconda vittoria consecutiva della Rossa.

Per il monegasco che commosso ringrazia la squadra via radio, è una ennesima prova di grande maturità. Una corsa intera, sempre col grigio negli specchietti, deve essere tutt’altro che semplice da gestire. Questa impresa straordinaria vale doppio, perché a ventitré anni esatti dalla prima vittoria a Monza con la tuta Ferrari per Michael Schumacher – era l’8 settembre 1996 quando il tedesco, allora alla prima stagione in rosso, completava la doppietta Spa/Monza-  il Cavallino Rampante torna al successo  in Italia dopo nove anni; dalla vittoria di Alonso nel 2010.  

Peccato solo per la nota dolente Vettel, su cui appare inutile aggiungere altri commenti, alla fine solo tredicesimo.

Sul podio, in compagnia di Leclerc, ecco le due Mercedes che aggiungono altri punti in cascina per il mondiale costruttori. Alle loro spalle, le due Renault di Ricciardo e Hulkenberg, autori delle loro migliori gare dell’anno e finalmente in grado di portare il marchio francese lassù dove gli compete. Altri punti d’oro per Albon, Perez (a lungo in lotta con Magnussen nelle prime fasi di gara), Verstappen, Giovinazzi (finalmente! Era dall’edizione del 2006 con Fisichella quarto e Trulli settimo che un italiano non andava a punti nella corsa casalinga). Il rimanente punto mondiale va a Norris, che per l’occasione ha corso con  un casco dedicato al suo idolo Valentino Rossi.

Vedremo se tra due settimane, sul cittadino di Singapore,  la nuova stella Leclerc potrà ancora dire la sua o qualcuno saprà impedirglielo.

Ultimo tasto dolente, di biasimo, tocca alla RAI: pur elaborando un ragionamento che sia scevro da qualsivoglia implicazione politica, è incomprensibile che a Viale Mazzini non si faccia qualcosa per trasmettere questi eventi, come ad esempio anche il mondiale di Basket, che hanno le loro radici nella profondità della passione nazional-popolare. Speriamo che qualcuno ci pensi su, dopo aver fatto un bell’esame di coscienza.

Di Lorenzo Proietti

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