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Politica. Antifascismo come eterno fantasma stabilizzatore del sistema

Pubblicato il 7 Settembre 2019 da Danilo Breschi 
Categorie : Politica

Fumetto su manifestazione di sinistra

Se non vuoi capire praticamente nulla dei problemi delle società occidentali contemporanee, tira in ballo il fascismo. Se poi vuoi addirittura che l’alternativa alla sinistra italiana cresca elettoralmente, dalle del fascista. Perché? Perché la maggioranza degli italiani è fascista? No, perché dal secondo dopoguerra tale maggioranza è stata variamente ma decisamente anticomunista. Chi ha egemonizzato la sinistra del dopoguerra in Italia? Il Partito comunista, il quale si è affermato come la massima espressione dell’antifascismo.

Ebbene, qual è, nella vulgata storica, la massima espressione di anticomunismo? Il fascismo. Se tu, da sinistra, attribuisci oggi l’etichetta fascista ad un movimento politico democratico avversario della sinistra, vuol dire che gli riconosci rigore e nettezza nel suo essere avversario. Gli stai riconoscendo che è davvero alternativo alla sinistra, non che è lesivo dei diritti fondamentali di libertà. A questo la maggioranza degli italiani non crede, e, nel caso fosse, non l’accetterebbe, a dispetto di quanto si sente solitamente dire. Piuttosto ad un tentativo autoritario il Paese si spaccherebbe in due o più parti.

Dando del fascista stai solo dicendo: quel partito, quel leader, farà davvero l’esatto opposto delle politiche della sinistra, e lo farà sul serio, e in tempi di bipolarismo di fatto (e, per certi periodi, “di diritto”: dal 1994 al 2013) non potrebbe esservi miglior regalo elettorale. Un esempio? In nome dell’antifascismo la sinistra cede alla destra i concetti di stato, nazione e sovranità, senza i quali non si governa la globalizzazione. In nome dell’antifascismo la sinistra ha (ri)consegnato alla destra il tema della sovranità, che, fate attenzione, non è solo statuale, ma anche popolare.

Affibbiare il termine “populismo” al proprio avversario ha reso la sinistra forza politica non-popolare, se non anti-popolare, e diffidente nei confronti della volontà generale, che è sempre tanto nazionale quanto popolare (vedi la Rivoluzione francese). Ma, restando al caso italiano, se è vero che quella comunista è stata la sinistra egemone nell’Italia della c.d. Prima Repubblica, allora l’internazionalismo e il sospetto, se non dispregio, per l’interesse nazionale non è novità. A conferma che la storia pesa. Eccome se pesa.

@barbadilloit

Di Danilo Breschi 

4 risposte a Politica. Antifascismo come eterno fantasma stabilizzatore del sistema

  1. A proposito di antifascismo – in realtà anti-italianismo o antipatriottismo – oggi ricorre il 76° anniversario dell’Armistizio di Cassibile, in cui l’Italia perse l’onore davanti al mondo intero, grazie all’allora primo ministro Badoglio, che tradì l’alleanza con i Tedeschi e passò dalla parte dei nemici angloamericani, “riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione”, che in realtà proseguirono ininterrottamente fino alla fine del conflitto. Peccato che questo storico voltagabbanismo, in cui l’Italia da avversaria era diventata cobelligerante degli Alleati, non giovò minimamente, basti pensare ai Trattati di Pace del ’47, in cui fummo trattati ugualmente come nazione sconfitta e con pesanti mutilazioni territoriali. Ci tolsero l’Istria, Fiume e Zara, dopo che per conquistare quei territori, nella guerra del ’15-’18, morirono 650 mila nostri soldati, ahimè inutilmente.

  2. Werner. Sì, è così, ma la colpa principale va a chi (Re compreso, ovviamente e Stato Maggiore) in quella guerra ci aveva trascinati senza vere ragioni, conoscendo la nostra debolezza militare.

  3. Cosa da Franceschini, l’espressione più ripugnante e mediocre della politica italiana…

  4. @Guidobono
    Indubbiamente. Sia il Re che lo SM del Regio Esercito intendevano sbarazzarsi di Mussolini e del Fascismo, e tali pressioni per spingere il Duce all’ingresso ad una guerra perduta in partenza per la debolezza militare, sono motivate da questo. Di fatti, l’occupazione alleata della Sicilia fu l’evento che portò all’ordine Grandi – filoinglese – sulla sfiducia a Mussolini, che com’é noto, passò al Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943, a cui votò anche Ciano – genero di Benito e che aveva disprezzo per i Tedeschi – e al successivo arresto di Mussolini da parte del Re. In pratica, l’ingresso ad una guerra suicidarsi per noi era funzionale alla caduta del regime fascista, come di fatto avvenne. Qualche tempo fa lessi su un sito che ad avere particolare interesse alla caduta di Mussolini era l’aristocrazia terriera siciliana, che si sentì minacciata dalla legge sulla colonizzazione del latifondo in Sicilia del 1940, e che per questo agevolò lo sbarco alleato nell’isola del ’43. In effetti, non fu una mossa intelligente da parte del regime, inimicarsi la nobiltà sicula, che come quella delle altre regioni, appoggiò la rivoluzione delle camicie nere del ’22 perché ritenuta baluardo contro una possibile rivoluzione rossa in Italia. Comunque, certamente l’Italia non doveva entrare in guerra, non ci sono dubbi, e sono sicuro che la Germania senza di noi l’avrebbe vinta o quantomeno avrebbe fatto la pace di compromesso con la Gran Bretagna, perché eravamo l’anello debole dell’Asse. P.s.: quanto al Ministro dei BB.CC., stendiamo un velo pietoso.

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