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Musica. “It’s Alive”, il primo album dal vivo dei Ramones festeggia 40 anni con una nuova uscita

Pubblicato il 13 Agosto 2019 da Stefano Sacchetti
Categorie : Musica Personaggi Ritratti non conformi
I Ramones

I Ramones

<<Indossavano tutti queste giacche di pelle nere. Sembrava che fossero entrate le SS. Dee Dee iniziò a contare 1-2-3-4… e fummo tutti colpiti da questo muro di suono. Questi ragazzi non erano hippy. Questo era qualcosa di completamente nuovo>>, ne ricordava gli esordi con queste parole Legs McNeil, giornalista musicale, fondatore della rivista Punk, da cui prende forma il termine diventato passpartout per indicare un comportamento, uno stile e una cultura provocatoria come quella punk. Il primo concerto è stato dirompente, suoni nuovi, estetica diversa, ritmo incalzante. Jeffrey Ross Hyman, John Cummings, Douglas Glenn Colvin, Tamás Erdélyi, inizieranno così, scapigliati e strafottenti e non si fermeranno più. Sono quattro, assumeranno ben presto il cognome d’arte “Ramone”, affratellati dallo spirito musica.

Nel capodanno del 1977, a Londra, registrano un album “It’s alive”, pubblicato come doppio album nel 1979. Il 20 settembre 2019 sarà disponibile la versione rimasterizzata dell’album dal titolo “It’s Alive: 40th Anniversary Deluxe Edition”, disponibile su etichetta Rhino. L’album comprende anche note di copertina scritte da Ed Stasium produttore originario di “It’s Alive” e Steve Albini, a sua volta produttore, nonché bastian contrario del rock alternativo, ex frontman degli Schellac. Ascrivere però i Ramones al punk può rivelarsi riduttivo e, a tratti, anche sminuente. la cronologia del punk, infatti, sancisce la nascita del genere nel 1977, i quattro invece si sono formati nel 1974. Un certo senso comune che riguarda anche il mondo della musica relega i quattro di Forrest Hills in un girone che prevede l’esistenza di un punk acerbo, incompiuto e adolescenziale, a tratti ingenuo, a cui sono contrapposti i toni più maturi di Clash, Sex Pistols o Buzzcocks. 

I Ramones sono stati gli scanzonati e freschi portatori di una rivoluzione non solo musicale, ma anche culturale. Hanno espresso una visione, un modo di fare musica e di atteggiarsi alla vita. Poderosi, potenti, consapevoli di cavalcare un’onda musicale nuova, anomala, adatta a rifiltrare i germogli del primo rock con suoni nuovi. Quattro accordi stesi e spezzati sulla batteria martellante sono il tappeto sonoro adatto per parlare di surf, ragazze, leggerezza e adolescenza. Uno stile, un taglio ben preciso, che ha creato una forma nuova, che farà da modello per tutta una serie di gruppi che abiteranno la scena post-punk nei decenni successivi. Il rock degli albori che parla di spiagge, di amori frustrati, di vita quotidiana, il tutto piegato volutamente in qualità low-fi, in modo da consentire a chiunque sentisse l’esigenza artistica di incanalare le proprie emozioni attraverso il rock. L’utilizzo, anche melodico, del rock delle origini corrisponde ad un ritorno all’essenziale per rilanciarlo, spesso in chiave fumettistica, contro le sovrastrutture dell’impianto barocco assunto dal clima musicale del loro tempo, in cui si confondevano virtuosismi con esercizi di stile.

Nonostante siano passati quarant’anni e diverse vicissitudini abbiano scalfito la loro esistenza, la lezione dei Ramones esorta a superare le gabbie del conformismo, anche ideologico, che caratterizza ogni epoca per rivolgersi all’essenziale, una sorta di rivoluzione interiore, di cui il rock, nonostante cinquant’anni di vita, si fa illustre portatore.

@barbadilloit

Di Stefano Sacchetti

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