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Il racconto. Tempo di esami quando un candidato asino si trasforma in un mustang

Pubblicato il 3 luglio 2013 da Renato de Robertis
Categorie : Cultura

maturita“A  chi tocca oggi? ” Inizia la  mattinata. Otto e venti.  Il presidente di commissione tira fuori la sua testa  dall’aula.  Non c’è un filo di aria.  Al secondo piano, Istituto tecnico statale ***, nel corridoio i  candidati sono nervosi e sudati. Quasi tutti in fila.  Sembra che siano pronti per la fucilazione. E questi campioni  non hanno mica studiato durante l’anno scolastico!

Più giù,  un altro gruppo di studenti  discute della partita dell’Italia:  Quattro gol beccati dal Brasile e  la notte prima degli esami rovinata!  Ma ecco,  sulla destra,  due candidati silenziosi.  Uno è grasso. L’altro è altissimo. Vestito di nero. Intorno al suo collo una catena,  una strana croce. Il candidato ha tanti  libri tra le braccia. Qualcuno gli dovrebbe dire:   Ehì, a  te!  Non  servono  quei libri. E’ il giorno dell’ esame orale! I giochi sono   fatti!  

Il ragazzo vestito di nero è  il primo  da esaminare.  Però lui, Andrea P.,  non è un candidato qualsiasi. Tra i docenti  ora corre il pensiero che l’esame di Andrea P. finirà presto, perché questo ragazzo non sa nulla.

“Colleghi,  serve un aiuto   per  questo allievo! ” in quanto  Andrea P. non studia,  non ha capito mai la scuola. Avete  compreso,   durante gli esami  arriva  sempre  il turno del  più  ciuccio della classe.  Anzi… del meno preparato di tutto l’ Istituto! In ogni scuola,  c’è sempre  quello studente che è  stato bocciato quattro volte in cinque anni.

E tra i ragazzi c’è tensione. Anche loro  sono  preoccupati per Andrea P.,  ultimo della classe,  anni ventuno, un portiere di calcio meraviglioso. Per i prof, questo è  candidato non  all’altezza,  che non doveva essere ammesso;  è la solita storia.   Ma, per i  compagni,   lui resterà  un tipo grandissimo,  quel tipo    che,  una  mattina,  saltò  dalla finestra del piano terra,  per bloccare  un  ladro che stava rubando  il motorino della docente  di matematica,  quella  hitleriana, quella che, per quattro anni,  gli aveva sparato sequele di due.

Otto e trenta. E’ il momento di Andrea P.. Con gli  studenti scarsi  come Andrea  i prof sono sorridenti. Sorrisi  compassionevoli. Sorrisi falsi. Il docente di Geografia dà  una gomitata a quella di Inglese, come per dire… Voilà,   la nostra tragedia!  Che cosa ci  dice  questo ora?  Oggi,  facciamo presto, tanto non  dice niente! Guarda come si è vestito! Tutto nero!

Andrea P. con freddezza cammina verso la commissione. Però sembra sicuro. Ha ancora tanti   libri tra le braccia.  Saluta.  Si siede.  Sorride. E il primo prof  esordisce dicendogli  di iniziare con l’argomento a piacere. Andrea P. appoggiando  i suoi libri sulla cattedra,  dice, “ Prof, per favore,  mi faccia lei la domanda.” Che imbarazzo! Che faccia tosta! L’allievo non dispone dell’argomento a piacere e  chiede che gli si faccia  pure la domanda? Una prof  è attonita,..  Questo  ragazzo  è uno zero!  Non sa  nulla!  Gli dobbiamo fare pure  la  domanda! Ma un quesito parte,  dalle labbra della prof di  Italiano, arrivando sulla faccia di Andrea P. La domanda, il Decadentismo europeo.  Domanda vera.  Domanda a cui il ragazzo risponde subito;  subito sulla filosofia nicciana,  sull’arte simbolista…  Tutto alla grande!

Il ragazzo espone  con ordine.  Dettaglia  sulle date e  sulle pubblicazioni.  Non si ferma più. E continua. Va avanti  in  Storia, in  Geografia, in  Inglese, in  Matematica…  Ce n’è per tutti i professori.

Andrea P. commenta, cita, scrive equazioni..,  approfondisce  le tesi,  approfondisce…

Grandissima meraviglia,  nella commissione! Il Candidato, quello  più  ciuccio della scuola, è  preparato. Minchia! In poche notti un asino si è trasformato in un  mustang americano. I prof adesso non sorridono più.  Sguardi  gravi.  Vogliosi di capire… Quella di Matematica insiste  a fargli domande.  Insiste… Vuole farlo cadere… Il presidente  la  blocca,  “Basta!  Il candidato ha finito il suo esame. ” E’ trascorsa un’ora e un quarto di esame. Un’ora di  domande in cui Andrea P. ha fornito risposte mirate.

Un’ora  per dire che un ragazzo infondo  mai è  davvero giudicabile. Un ragazzo  è come una tela: Sopra  un  pittore schizza qualcosa,  una cosa  che appare  brutta,  ma nessuno sa  che, su  quella tela,  prima o poi,  potrà figurarsi anche un capolavoro… Un ragazzo  merita sempre  un’attenzione didattica. Un’attenzione non compassionevole. Chi scrive di  didattica individualizzata  però dovrebbe entrare  nelle classi. Quelle classi  che scoppiano con  trenta allievi. Quelle classi  in cui  i prof sono costretti  a fare una scuola di massa. Quelle classi in cui l’allievo non sa niente, non sogna più niente,  e  resta indifferente  nel suo banco. E’ importante sorridere  sinceramente agli studenti.  Guardare dentro i loro  occhi. Stringere le loro mani.  Mettere una mano sulle loro spalle.  Senza quella solita ironia del docente che pronuncia la battuta,  “Ah, Ti sei spaventato! Te la sei fatta sotto! E ti sei messo a studiare, è vero?  “ come sta facendo quel prof,  proprio adesso,  con Andrea P..

Morale:  Andrea P., bocciato per anni,  è la  conferma  della  modificabilità di ogni condizione gravosa.

Domanda:  Chi è stanco di una scuola senza  sorrisi veri?

Chi è stanco di una scuola  che non insegna le passioni?

Chi è stanco di  materie scolastiche  che sono diventate vecchie?

Chi è  stanco di una didattica  tautologica, Quello è ciuccio e  resta ciuccio!

Chi è  stanco dell’ incapacità  di guardare nel cuore  dei ragazzi?

Molte le risposte…

Di Renato de Robertis

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