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Cultura. Le affinità ecologiste e rivoluzionarie tra Erza Pound e Benito Mussolini

Pubblicato il 3 luglio 2013 da Sandro Marano
Categorie : Cultura

ezra pound“progresso, al diavolo il vs. progresso

la pigrizia di conoscere la terra e la rugiada”  (Ezra Pond, Canto LXXVI)

E’ noto che Pound paragonava il mestiere del poeta a quello dell’artigiano e amava fabbricarsi da sé i mobili. Quando “formica solitaria d’un formicaio distrutto” scrive questi versi di grande forza e bellezza,  non è solo un poeta a parlare, ma anche un maestro di pensiero a 360°, un ecologista tout court. Non soltanto critica la nozione quantitativa di progresso, che si fonda sulla crescita della produzione e del consumo, ma, anticipando il pensiero d’una decrescita felice, vi contrappone una sorta di bioeconomia, una nozione di  progresso rispettoso dei ritmi vitali e biologici. E’ dunque più che mai attuale il suo pensiero oggi che crisi economica e crisi ambientale vanno di pari passo, si alimentano e si aggravano vicendevolmente.

Da un punto di vista storico-politico la portata rivoluzionaria del pensiero di Pound fu colta da Benito Mussolini, secondo cui Pound “insegna a consumare al modo giusto, secondo logica di tempo, quel che è possibile produrre.” (Taccuini di Yvon de Begnac). Un filo verde è, infatti, rintracciabile tanto nella politica del regime fascista dal ruralismo all’autarchia, quanto in varie dichiarazioni di Mussolini, che, possiamo affermarlo fondatamente, ebbe vere e proprie illuminazioni ecologiste.

Citiamo a mo’ di esempio:  C’è un tipo di urbanesimo che è distruttivo, che isterilisce il popolo ed è l’urbanesimo industriale… vi spiegherete quindi come io non ammetta in Italia che le industrie sane, le quali sono quelle che trovano da lavorare nell’agricoltura e nel mare.” (1927, Il discorso dell’ascensione). Ed ancora: “Non si deve fabbricare qualunque cosa e in qualunque modo. Ciò è follia e genera catastrofi. Bisogna finirla con le vecchie idee del capitalismo liberale.” (intervista di De Kerillis in “Il popolo d’Italia” 8/X/1933).

Di Sandro Marano

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