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Il caso Jovanotti ovvero quando il sociale diventa commerciale

Pubblicato il 8 Agosto 2019 da Francesco Di Giuseppe
Categorie : Cultura
Jova beach il tour di Jovanotti

Jova beach il tour di Jovanotti

«Quando il sociale diventa commerciale
Fare il rivoluzionario ti paga niente male.
Il ministro ed il prefetto, il regista è Jovanotti.
Tutti a difendere i vostri culi rotti!»

Suonava così una vecchia canzone dei 270Bis e ben si addice al Jova Beach Party in corso che sta portando a galla tutti i controsensi del nuovo “Messia” della sinistra buonista e mondialista, che predica bene e puntualmente razzola malissimo.

Il primo: l’ambientalqualunquismo!

Ancora una volta l’ambientalismo “cocomero” verde fuori e rosso dentro dimostra come quella della difesa dell’ambiente non sia altro che una buffonata ben studiata per catalizzare l’attenzione non su un tema, ma su un evento. Insomma, altro che “sensibilizzazione”: tutto ruota intorno al business.

Lo dimostra la diaspora tutta interna al Wwf, che vede semplici iscritti chiedere la testa della presidente proprio a causa della sua decisione di “appoggiare ciecamente un’iniziativa distruttiva”, che metterebbe ulteriormente a rischio la sopravvivenza di una specie in via di estinzione. I “dissidenti” del Wwf hanno inoltre chiesto ai vertici dell’associazione di specificare e rendere pubblico quanto il Jova Beach Party apporti alle casse dell’associazione stessa: risposta non pervenuta.

Samo al solito discorso: è la destra che esalta la vera “wilderness” della natura.
La sinistra deve tenere insieme natura e cultura”, perché “la natura è crudele, fidati”.

Il Jovapensiero non ama il bosco di Junger, o quello di Jack London né quello di Thoreau, o il bosco mitologico di tolkeniana memoria.
Anche in questo caso la sinistra pretende una natura addomesticata, antropomorfa, svuotata, senza imprevisti né conflitti: lo specchio del proprio autoritarismo sorridente condita da qualche nota melensa e dall’ormai fastidioso sigmatismo.

Il secondo: la beffa dei “Paladini della Costituzione”

Secondo l’Art.36 della Costituzione Italiana “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

Invece per il Jova Beach Party è lo stesso Cherubini nei panni dello Zio Sam a ricercare volontari per il riciclaggio dei rifiuti, in cambio dell’ingresso al concerto, due panini, due birre e una maglietta, alla faccia delle centenarie lotte di quella che fu la sinistra del proletariato per difendere la retribuzione minima garantita!
Il tutto, manco a dirlo, è gestito dal solito intreccio di coop e associazioni compiacenti: la cooperativa Erica che segue i lavori di pulizia per Coop e per Corona e al WWF che nascondendosi dietro l’opera di sensibilizzazione copre invece il reato di schiavitù legalizzata di decine di ragazze e ragazzi ad ogni tappa.

Tutto legale, per carità.

Ma una cosa resta da chiedere a questi artisti politicizzati, che si ergono a paladini degli ultimi, che impartiscono lezioncine dai loro palchi montati da operai sottopagati, che predicano eguaglianza perché “siamo tutti uguali, non esistono frontiere” e cazzate simili: se è vero, caro Lorenzo, che siamo tutti uguali, se è vero che siamo tutti fratelli, tutti sullo stesso piano, per quale motivo tu che canti due canzoni percepisci un lauto compenso, mentre il ragazzino che raccoglie l’immondizia sotto al sole per 10/16 ore viene retribuito con un misero panino?

Allora, caro Lorenzo, facci un favore: evita di prendere per il culo una generazione sfortunata, che tende ad abboccare alle storielle che raccontano quelli come te; evita di far credere a questi ragazzi che il loro lavoro valga una birra ed un panino; evita di fare sermoni su temi che guardi da lontano, da troppo lontano, dalle sale riunioni di Bilderberg.

Limitati a cantare, perché a te “hanno regalato un sogno”, a noi invece li stanno togliendo tutti.

@barbadilloit

Di Francesco Di Giuseppe

5 risposte a Il caso Jovanotti ovvero quando il sociale diventa commerciale

  1. Da anni, ogni volta che sento nominare Jovanotti mi assalgono conati di vomito…

  2. Francesco è come sempre il NUMERO UNO!!!

  3. Jovanotti è stato un genio ammettiamolo, da rivoluzionario ad asservito al potere di Coop e sinistra mondialista in meno di trent’anni di carriera.
    Lui Benigni, la Mannoia, Saviano, Littizzetto, Fazio… venduti e felici

  4. Bravissimo!

  5. Premesso che Jovanotti in 40 anni di carriera ha fatto una bella canzone (Gente della Notte) , una simpatica (Asso) e il resto è un aporcheria, non conviene citare MArcello de Angelis passato da Fiuggi e da Arcore partendo da una terza posizione.Per quanto riguardal’ambientalismo della destra conviene tacere per dignità da Berlato (capo dei cacciatori) a Matteoli (detto Attila) c’è solo d atirare lo sciaquone.

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