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Racconti d’Estate. Sui passi di Federico II puer Apuliae

Pubblicato il 7 Agosto 2019 da Sandro Marano
Categorie : Cultura
Castel del Monte

Castel del Monte

“Quando la natura e l’umanità non si sopraffanno a vicenda, danno origine a uomini veri” (Chuan-Tzu)

Meditavo su quel che mi aveva detto il mio amico Ezra, sull’idea imperiale di Federico II, il puer Apuliae, qualcosa di antico, anzi di nuovo mi verrebbe da dire, un’unità che vive nella varietà delle culture e dei popoli,  non certo l’unificazione delle monete e dei modi di vivere, l’Europa insomma, non gli Stati Uniti d’Europa… Tutt’intorno una gran frescura, gli odori del bosco, i primi timidi richiami degli uccelli all’alba, il verde cupo e torbido dei fragni, dei quercioli dei pini silvestri. E sul poggio, splendido, isolato, austero, il castello ottagonale di Federico sembrava una fanciulla accigliata destata anzi tempo… Federico l’imperatore, che amava la nostra terra, lottò strenuamente contro il potere temporale dei Papi, la pensava grosso modo come quell’altro Federico, il filosofo, che pure amava i colori del Sud, la civiltà moresca, i grandi spiriti e combatté pure lui, filosofando col martello, contro la morale borghese e cristiana, la maga Circe di tanti pensatori… Ma chi è quel viandante dall’andatura cauta e le spalle appena piegate, che mi precede di pochi passi? Lo raggiungo. Toh! Non è possibile! I lineamenti pacati, i capelli lisci e castani tirati indietro, la bocca nascosta da grossi baffi pettinati in avanti, gli occhi che rivelano insieme profondità e solitudine e grandi tesori… l’occasione è troppo ghiotta, non posso lasciarmela sfuggire, mi faccio animo e…

Federico, che finora aveva parlato in modo disteso, distaccato, si anima, nei suoi occhi brilla una luce commovente, come se infermità e guarigione procedessero di pari passo, le sue mani incomparabilmente belle si congiungono sulla fronte, nascondendo il viso. Poi.

Federico accelera, non riesco più a tenere il passo con lui, un raggio di sole mi colpisce attraverso le fronde. E la sua figura si fa diafana, non è più che un’ombra, il fumo di un falò, una nube fuggevole…

Un’upupa mi guarda ilare.

Sandro Marano 

(da Novelle per Gaia) 

@barbadilloit

   

Di Sandro Marano

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