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Zemanlandia riapre nella Capitale per un nuovo ciclo giallorosso

Pubblicato il 8 giugno 2012 da Archie Gemmill
Categorie : Pallone mon amour

Camicia bianca, sciarpa giallo-rossa al collo e due sigarette in mano. Nell’immenso verde di Trigoria – periferia sud di Roma – i fotografi sono lì solo per lui, maestro di calcio ed esteta puro. Zdeněk Zeman è tornato, sulla sponda romanista del Tevere: per vincere. Aveva salutato tutti tredici anni fa, spodestato, più che da Fabio Capello, da “ragioni politiche” lontanissime dal suo modo di vivere lo sport. Ostracizzato dal calcio delle cupole, ha vagato per i campi di provincia senza smettere di regalare emozioni. Ha insegnato ai neo-professionisti di Avellino e Lecce come calciare un pallone; ha riacceso gli animi del Foggia; ha vinto un campionato di Serie B, quest’anno, con il Pescara: sembrava un’impresa impossibile a tutti, ma non a Zdeněk che ci ha creduto e ha fatto di Verratti, Immobile e Insigne prezzi pregiati del mercato e non più giovani promesse all’italiana.

Il 4-3-3 è il suo credo calcistico e le sue squadre lo interpretano senza esitazione: è la trasposizione sul rettangolo di gioco di una vita vissuta al massimo, senza badare ai compromessi, fottendosene del politically correct. In un mondo di fedeli credenti, Zeman è l’ostinata pecora nera che sa sollevare polemiche feroci con le sue opinioni senza gradazioni di grigio: è il Guru del calcio che dà del “tu” al pallone, e che insegna, prima del fondamentale contropiede, il rispetto dell’avversario e dei tifosi. La sua orchestra suona melodie sublimi che incantano: il portiere fa il libero, i terzini salgono e gli attaccanti si alternano. È l’esaltazione del bel gesto collettivo, ricercato, ancora oggi, dopo vent’anni trascorsi mirando alla bellezza; la sua bussola è lo spettacolo perché “quando fai novanta gol, non ti preoccupi tanto di quanti ne prendi”.

Nella Capitale, dopo la sua presentazione ufficiale, sono in molti quelli che pregustano domeniche folli, passate ad ammirare la nuova Roma americana di Zeman. Lamela sembra fatto apposta per lui, Osvaldo è un vecchio pupillo, Francesco Totti il suo primo amore: tutti sono disposti a correre sulle gradinate dell’Olimpico pur di conquistare, la domenica, un posto nell’undici titolare. I tifosi romanisti sognano, ma arde anche l’anima del boemo che non si è lasciato sfuggire quella che ha tutti i contorni dell’ultima chance.

Il suo voler eccedere, con il football e parole, gli è costato una porzione importante di carriera, ma rimpianti – giura – non ne ha. Non importa se qualcuno lo consideri un perdente, lui vive sull’erba e non è certo della vendetta che vuole essere profeta. È l’amore verso lo sport che Zeman sa insegnare: le vittorie sono importanti, aspetto centrale del calcio, ma quello che resta è quello che si regala e che diventa tradizione nobile. Lui, venuto dall’est, darà ancora “qualcosa di più e di diverso alla gente” e porterà con sé nuove emozioni travolgenti da offrire ai cittadini di Zemanlandia.

 

Di Archie Gemmill

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