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Il caso. Limonov: “La storia Russia-Lega? Un ‘fake’ di pessima qualità”

Pubblicato il 14 Luglio 2019 da Blaise Matuidi
Categorie : Corsivi Esteri

Limonov con alle spalle la bandiera di Limonka

“Innanzitutto, Matteo Salvini non era presente a questo presunto incontro all’hotel Metropol, quindi non gli si può rimproverare nulla. I tre russi potrebbero essere chiunque, persino specialisti delle prese in giro…”. Con un’intervista a La Repubblica, Eduard Limonov (classe 1943), scrittore e politico russo, già fondatore con Alexander Dugin e leader del Partito Nazional Bolscevico, oggi fuorilegge, prende posizione sul Russia-gate e sulle conseguenze che l’inchiesta giornalista e giudiziaria potrebbe avere sul governo italiano.

Sul caso partito dall’audio pubblicato da ‘BuzzFeed’ Limonov dice: “Penso solo che sia un ‘fake’ di pessima qualità”. Sul come quell’audio sia arrivato a diventare pubblico Limonov afferma che “attorno ai politici girano sempre dei ‘ragni’, personaggi-ombra, agenti dei servizi segreti. Un politico deve stare attento a chi incontra. Io cerco sempre di avere un dossier sulle persone che mi tocca incontrare. A chi non ha tanta esperienza in politica, possono capitare incidenti del genere”.

Una lettura della polemica: “E’ contro le forze del rinnovamento”

“A chi giova tutto questo? Giova alle forze contro il rinnovamento in Italia. Bene o male che sia, Salvini è una forza nuova. L’anno scorso sono stato nella sua terra, la Lombardia, e ho conosciuto tanta gente. Mi hanno fatto tutti un’ottima impressione”, sostiene quindi Limonov che quando gli viene chiesto se in quell’occasione abbia incontrato anche Gianluca Savoini.

“Non le dirò chi ho incontrato. Ho visto tanta gente. Però conosco l’argomento, non è che parlo soltanto per parlare”.

Dugin e Savoini

“Che importanza ha se si sono visti? Ho fondato un partito insieme a Dugin. Che significa? Che Dugin sia un Satana con gli zoccoli? Che c’è di strano se Dugin è interessato alla Lega? Conosce benissimo l’italiano per cui non c’è niente di strano nel fatto che abbia contatti con politici italiani. Io, per esempio, conosco Alain de Benoist, ma non vuol dire niente”.

Dugin e Putin

“Sono sicuro che Dugin e Putin non si siano mai visti. Aleksandr Gelievich è uno studioso puro. Parla cinque lingue e ne legge nove. È un ‘uomo da libro’, lo definirei così. Tutte le sue iniziative in politica però di solito sono un fallimento”.

La forza degli euroscettici

“La politica italiana è diventata una cosa vergognosa, simile alla politica russa. Fruga nel gossip”. Poi sui sovranisti europei: “Vogliono creare una sorta di ‘Internazionale degli euroscettici’. Alle parlamentari europee hanno guadagnato voti. Tutto cambia: il vecchio non si vuole arrendere, il nuovo vuole vincere. Io sto sempre con il nuovo”.

Rubli alla Le Pen?

La domanda di Rosalba Castelletti di Repubblica: ‘Marine Le Pen ha ricevuto soldi da una banca russa. È possibile che i suoi alleati vengano finanziati da Mosca?’. La risposta di Limonov: “Penso di no. Sono cauti, sanno che sarebbe rischioso. Gli basta che la borghesia abbia capito che sono il futuro. Salvini di certo ha un futuro. Milano è una città ricca, si vede che lì la gente ha i soldi. Gli basta, a che gli servirebbero i soldi del Cremlino? Il denaro è dappertutto, non solo qui”.

@barbadilloit

Di Blaise Matuidi

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