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Cultura. L’antieroe di Mario Vattani in Al Tayar: un po’ 007 e un po’ Indiana Jones

Pubblicato il 11 Luglio 2019 da Marcello De Angelis
Categorie : Cultura
La copertina del romanzo di Mario Vattani Al Tayar

La copertina del romanzo di Mario Vattani Al Tayar

Chi ha letto il precedente romanzo di Mario Vattani, Doromitzu, pubblicato da Mondadori nel 2016, sa che Al Tayar, il nuovo romanzo della collana Strade Blu ambientato al Cairo, è un sequel. Il personaggio principale è lo stesso della pirotecnica avventura che si svolgeva a Tokio, carica di suggestioni e colpi di scena. Ma chi non ha letto il precedente successo di Vattani non si preoccupi, Al Tayar ha una storia e una narrazione che stanno in piedi da sole. Semmai, una volta letto Al Tayar, chi non lo avesse fatto non potrà impedirsi di leggere anche Doromitzu. Non per simpatia per il protagonista, che in realtà non dà alcun motivo per suscitare simpatia, semmai invidia per la serie di immeritati successi erotici che gli vengono serviti su un piatto d’argento come non accade mai nella vita reale e per la sfacciata fortuna che gli permette di scampare a meccanismi infernali e trappole mortali. Un po’ 007 e un po’ Indiana Jones, ma con le caratteristiche dell’antieroe che assurdamente rendono la storia più plausibile.

Più dell’evanescente protagonista dei suoi romanzi, desta sicuramente interesse Mario Vattani, che fa tante cose e tutte piuttosto bene. Scrivere romanzi è la sua attività più recente, ma già ha al suo attivo due pubblicazioni con la più prestigiosa casa editrice italiana.

Nelle sue opere, di Mario Vattani se ne trovano almeno quattro: quello più nuovo è lo scrittore capace di produrre un’opera narrativa di valore commerciale come se questo fosse stato il suo mestiere da sempre; poi c’è l’uomo di grande e variegata cultura che ha viaggiato e assorbito usi, costumi, tradizioni, lingue che usa come perfetto condimento per dare sapore esotico e erudito alle sue storie; ogni tanto si inserisce la personalità contorta che si interroga su se stessa, sui propri limiti e sulle proprie azioni, con una maturità che non avrebbe certo il protagonista venticinquenne fotografo senza scrupoli; infine c’è un filosofo, che con straordinaria liricità e vera poesia, regala pagine inserite arbitrariamente e totalmente avulse dalla narrazione, che toccano vette quasi mistiche. 

Non riesco a nascondere che questo è il Vattani che mi piace di più: quello che ha dato maggior sfogo e sfoggio di sé in La via del Sol Levante, edito dalla meno prestigiosa ma anche per questo più meritevole Idrovolante edizioni. (Da culturaeidentità)

@barbadilloit

Di Marcello De Angelis

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