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Roma. La prima mossa di Marino? Equitalia torna a fare i “conti” ai cittadini

Pubblicato il 29 giugno 2013 da Martina Bernardini
Categorie : Cronache

equitaliaEquitalia resterà a Roma. Così ha deciso, con delibera, il neo Sindaco di Roma, Ignazio Marino. Una “prima mossa” che ha annullato, in tal modo, la delibera 180 adottata dalla precedente giunta capitolina, firmata dall’allora primo cittadino Gianni Alemanno, il quale aveva sancito che, dal 1 luglio, i tributi sarebbero stati riscossi direttamente dagli Uffici amministrativi, con l’ausilio di Aequa Roma, e non più da Equitalia.

Proviamo a ricostruire i fatti, e torniamo al 24 aprile. Il governo Monti aveva deciso che il 30 giugno sarebbero scaduti gli accordi tra Comuni ed Equitalia, e così, la precedente amministrazione capitolina, aveva lanciato un referendum online in cui si chiedeva ai romani di scegliere tra due opzioni: affidare la modalità di riscossione dei tributi direttamente agli uffici comunali, o demandare il compito a una società esterna, da designare con una gara ad evidenza pubblica? La consultazione online, con l’88,1% dei consensi, aveva stabilito che si sarebbe dovuto attribuire il servizio di riscossione delle entrate tributarie direttamente agli uffici dell’amministrazione.

Quindi Alemanno aveva portato in giunta una delibera in cui si dava lo stop immediato ad Equitalia, ma si stabiliva anche che tutte le pratiche istruite dal 1° luglio in poi, sarebbero state gestite dal dipartimento Risorse Economiche, in collaborazione con la società Aequa Roma. Inoltre, era stata concordato un periodo, fino al 1° ottobre, in cui Equitalia e Campidoglio si sarebbero dovuti accordare sulla gestione delle cartelle esattoriali rimaste in sospeso.

Non solo. Si era decisa anche l’istituzione di un comitato etico del contribuente, atto ad aiutare il cittadino che avesse voluto dimostrare di non essere in grado di poter saldare i propri debiti. Il comitato, in quel caso, avrebbe avuto il compito di decidere la sospensione temporanea o la rateizzazione del debito del contribuente in difficoltà economiche.

Ora, facciamo un salto e torniamo ai giorni più recenti. L’Italia è retta dal governo delle larghe intese e questo governo emana il “decreto del fare”, in cui è inserita una proroga di 6 mesi, fino al 31 dicembre, in cui si stabilisce che saranno mantenuti in vita tutti gli accordi già esistenti con Equitalia. Il decreto del fare, così, aveva lanciato la patata bollente direttamente nelle mani di Ignazio Marino che, proprio in questi giorni (come è avvenuto) e dopo aver discusso con il neo assessore al Bilancio, Daniela Morgante, avrebbe dovuto prendere una decisione (e trasformarla in delibera), per capire se prorogare il rapporto con Equitalia a Roma, o mantenere in vita gli accordi già assunti da Gianni Alemanno (e in quel caso la delibera firmata da Marino, avrebbe dovuto contenere un ulteriore provvedimento che indicasse, ad hoc, modalità e tempi di riscossione, così come era stato deciso dalla stessa delibera 180: Alemanno, infatti, stabiliva che gli uffici capitolini, entro il 30 giugno, avrebbero dovuto inviare alla giunta una relazione, così da poter varare nel dettaglio le nuove modalità di riscossione dei tributi con ulteriore delibera). Ai romani, a quanto pare, toccherà fare di nuovi i “conti” – in tutti i sensi – con Equitalia.

Di Martina Bernardini

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