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Il punto (di P.Buttafuoco). Tempi moderni: tutti in mutande. Da Salvini in giù

Pubblicato il 25 Giugno 2019 da Pietrangelo Buttafuoco
Categorie : Cronache
Il premier Conte e un avvocato a Napoli

Il premier Conte e un avvocato a Napoli

Capita di ritrovarsi in mutande davanti al medico. Ma anche davanti alla forza pubblica quando fa irruzione e ci si ritrova inermi.
E come ogni cosa, la mutanda – mutatis mutandis – ha il suo doppio.
Nel film Il Traditore di Marco Bellocchio si vede un Giulio Andreotti in mutande. Sta provando un abito e poi però esce via dalla bottega, a gambe nude, accompagnato dalla scorta che se ne resta impassibile davanti a quella scena.
L’umanità incontra il proprio doppio quando – in mutande – si guarda allo specchio.
Uno sdoppiarsi nel grottesco di quell’indumento, tutto di prossimità, che ha comunque innumerevoli altre suggestioni – come quelle delle mode dove fa d’uopo mostrare un poco per svelare anche la marca – o come quelle dell’intimità o quelle del riposino ma quando è decontestualizzata, la mutanda, volge a sbraco.
Tutti abbiamo visto l’avvocato Raffaele Capasso, a Napoli, affacciarsi al balcone – così come si trovava, in mutande – per parlare nientemeno con Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio che, regolarmente vestito, si trovava in un altro finestrone dirimpetto. E senza che ci fosse Bellocchio a suggerirgli l’espressione anche lui, il presidente Conte, resta impassibile davanti a quel tipo in maschio déshabillé. E chiacchiera col collega – “anch’io sono avvocato” – in giusto contesto di un esito populista.
La modernità ci abitua a tutto, inutile dire quanto altro ci porti la contemporaneità ma quel che resta del pudore – e di certo anche dell’eleganza – è incastonato nell’altrove sentimentale.
In difesa di Carlo Calenda, incredibilmente contestato per avere indossato in un video una Lacoste, c’è Costantino della Gherardesca che – da vero signore qual è – confessa di indossare solo biancheria intima Schostal, quella stessa che usava Gabriele D’Annunzio. L’altrove, appunto. Un fiero alalà, manco a dirlo.
Il qui e ora della contemporaneità è invece una prateria dei segni.
Uno scatto rubato a Matteo Salvini dal settimanale Oggi lo racconta in mutande – cogliendo il segno – in un rimando tutto priapeo.
Il ministro è colto mentre innaffia le piante del terrazzo di casa e quel ritrovarsi in mutande – oltre a mostrare un modello di boxer ruspante in linea con l’archetipo del Bossi in canotta – svela un così sfacciato “disturbo” che a farla apposta, una foto così, difficilmente sarebbe riuscita.
Mutatis mutandis, fatti i debiti mutamenti, il priapismo politico è pur sempre un derivato totemico. Ed è quello che il gallo affida alla propria cresta, quella stessa verticalità di squilli e fanfare con cui le istituzioni rinnovano il patto carnale di sovranità.
Niente che riguardi la destra o la sinistra, un fatto – indifferentemente – di cruda etologia cui non sfugge neppure l’Unione Europea che la più asessuata tra le istituzioni politiche quando suona per sé l’Inno alla Gioia che, va da sé, è sempre panica.
Detto ciò, resta il “disturbo”. E resta nella cronaca la volta in cui gli uomini di An arrivati al governo con Berlusconi, potendo farsi fare le braghe su misura – arrivati com’erano all’agognata cresta – dalla mutandaia che doveva pur sapere dove dare più tessuto ebbero a sentirsi chiedere: “Onorevole, lei il disturbo dove lo porta, a destra o a sinistra?”.
La mutanda, si sa, ha sempre il suo doppio. Indifferentemente. A destra, e a sinistra. (da Il Fatto Quotidiano del 24 giugno 2019)

@barbadilloit

Di Pietrangelo Buttafuoco

3 risposte a Il punto (di P.Buttafuoco). Tempi moderni: tutti in mutande. Da Salvini in giù

  1. Purtroppo ormai l’indecenza, la scostumatezza e la mancanza di stile sono diventati dei “virus” molto diffusi. Bisogna debellarli.

  2. Concordo con Werner sulla “mancanza di stile”. Sembrano cose poco rilevanti e invece si tratta di indicatori importanti, che segnalano la bassezza a cui è giunto l’uomo occidentale (la carenza di nerbo, di spina dorsale, ma anche di spirito di sacrificio, non possono che riverberarsi sull’estetica). Ho sempre detto che l’uomo più basso, degno rappresentante della modernità, avrà come arma più potente il disgusto che provoca, un disgusto che annichilisce.

  3. Lo stile non s’impone per decreto. Un tempo si ereditava o si acquisiva per osservazione. Ma oggi che anche i principi vanno vestiti come apprendisti barboni, in jeans, le duchesse come zoccole da marciapiede, chi si può utilmente osservare?

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