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Calcio. Dolorosi equivoci: Maurizio Sarri non è (e non sarà mai) il nuovo Zeman

Pubblicato il 22 Giugno 2019 da Giovanni Vasso
Categorie : Sport/identità/passioni

Caro Fernando,

ho seguito come te la conferenza stampa juventina di Maurizio Sarri. Mi è parso strano vederlo in giacca e cravatta; lui stesso, ha gigioneggiato sul punto: in tuta o in smoking, “basta che alla mia età non mi lascino andar in giro nudo”.

Ho riso alla battuta. Non perché fosse particolarmente brillante, ma perché ho pensato che era già da tempo che s’era svestito, andandosene all’oligarchico Chelsea, dei panni da studente russo di cui s’era lasciato abbigliare a Napoli.

Se lo avete creduto Trotskij ieri, non pensate che sia un Efialte oggi. In primo luogo perché, credo, sia sbagliato paragonare la Juve ai Romanov decadenti. Gli Agnelli non sono mai stati in salute quanto lo sono ora e ai ricchi, adesso più che mai, si stendono tappeti. Lontani sono i tempi di quando Christian De Sica e Diego Abatantuono esaltavano gli italiani prendendo a maleparole gli snob borghesi e classisti nelle pellicole di Natale.

Ci sei rimasto male, come milioni di sportivi e non, quando Sarri ha detto che ha considerato l’approdo alla Juventus quale il coronamento di una carriera. Però in fondo, ha ragione: gli sarà tornato alla mente di quando lo esonerarono a Sorrento.

Di lui s’è fatta oleografia ma Maurizio Sarri è un uomo del suo tempo. Che fa del “professionismo” un valore. E mentre Roma rinuncia a Totti e De Rossi, mentre Antonio Conte se ne va all’Inter, non si capisce perché dovrebbe lui mantenere alta una bandiera che, ipse dixit, aveva cucito e issata per render più tenace e spietata la corsa dei suoi all’obiettivo scudetto, alla “presa del Palazzo”.

Ciò a dire: Sarri fa parte, a pieno titolo, del calcio moderno e ne è pienamente cosciente. Di sicuro il suo volto, le sue parole, la sua stessa storia sono molto più interessanti di quelle che dobbiamo sorbirci dal mainstream internazionale. Viene più facile fare il tifo per lui, che viene su dal nulla, rispetto al “solito” Zidane fatto accomodare sulla panchina del Real Madrid.

Perché il ruolo dell’allenatore è controverso. E, spesso, come si assume responsabilità non sue, si fregia di meriti che non gli sono del tutto propri. Se Sarri non si fosse ritrovato in squadra, gente come Mertens e Koulibaly probabilmente staremmo parlando di tutt’altro. E delle sorti del “comandante” non interesserebbe nulla a nessuno.

E a proposito del bel gioco, il Verbo della Rivoluzione, passata da taluni per grandissima epifania nuova del futbol sul golfo di Partenope. Il bel gioco che non vince ma ci arriva molto vicino non è mica una novità a Napoli. Solo che di un grande cuore azzurro del passato come Luis Vinicio s’è evidentemente sbiadito il ricordo.

Credo, dunque, che l’equivoco sia di fondo. Sarri è un lucido visionario calcistico ma non è abbastanza folle per mandare tutto a ramengo facendo guerre di principio. Sa bene che a lui si chiedono risultati e che il gioco è bello, sì, ma quando porta i punti. Lo sa che gli azionisti hanno meno pazienza degli stessi tifosi. La narrazione è qualcosa che aiuta a spiegare, a interpretare e, nel caso, a giustificare vittorie e fallimenti. Altrimenti non avrebbe accettato oggi la Juve e ieri il Chelsea. E non sarebbe andato tanto d’accordo, per un certo periodo, con lo stesso De Laurentiis.

Il calcio non è più un gioco per idealisti, ma da tempo, ormai. Ci ha illusi per un po’ l’ultimo dei romantici, Zeman il Grigio. Ma di gente come lui, disposta a buttare alle ortiche una carriera per combattere contro certi mulini a vento, non sembra ce ne sia più tanta in giro.

 

 

 

 

 

Di Giovanni Vasso

7 risposte a Calcio. Dolorosi equivoci: Maurizio Sarri non è (e non sarà mai) il nuovo Zeman

  1. Giovanni Vasso mi ha preso terribilmente sul serio
    La verità è che ha tragicamente ragione:
    #Sarri non è e non è mai stato il nuovo #Zeman
    (e neanche il nuovo #Sacchi; men che meno #Mazzone)

  2. Zeman è un fallito cronico, recidivo, inguaribile. Ovunque. Non essere come Zeman è per tutti un connotato positivo.

  3. E cosa dire di Pesaola,?? Il petisso è sempre stato un protagonista…Non solo a S.REMO..

  4. Ve ne accorgerete di Conte!!! Ognuno può fantasticare di calcio,financo Barbadillo può trasformarsi in una succursale della Gazzetta rosa..Rimane il fatto che Sarri a Napoli sé trovato un gruppo ben forte,al Chelsea è dovuto scappare,alla Juve senza Barzagli,Chiellini agli ultimi,Bonucci da solo diventa normale,con Ronaldo sebbene sabbia reclamizzarsi avra’ un anno di più,Sarri troverà molte difficoltà.Il valore aggiunto della Juve era MAROTTA..COMUNQUE SIA LA JUVE RIMANE SEMPRE E COMUNQUE JUVENTUS..

  5. Sarri è un allenatore di calcio, e come tale dovrebbe essere giudicato. Altro è la nostra speranza di trovare in ogni dove idoli, simboli o quant’altro. Altro è il vizio, nel quale cadiamo tutti, di voler etichettare ognuno. Accostarlo a Zeman è sincero solo per ciò che riguarda la predisposizione offensiva del calcio predicato, Zeman non avrà allenato il Chelsea, ma ma la sua Lazio era uno squadrone che ha portato risultati non all’altezza del suo valore. Zeman è stato di certo un paladino, ma è pur vero che non poteva avere ambizioni da grande squadra e, se non le hai o non le puoi avere, tutto è più semplice… anche prendere certe posizioni contro il “Palazzo”. Per carità, sono un innamorato del suo Foggia, ma lui non era un tecnico da squadre di rango. Ho letto che è stato citato Mazzone e su questo non mi dilungo a causa di una sorta di devozione/soggezione nei confronti del sor Carletto.
    Non cercherei un eroe in Maurizio Sarri, ma un esempio nella sua idea di calcio si. Ed è già tanto, almeno per me

  6. Tonno Palamara, sottoscrivo in toto! è l’idea di un calcio diverso (rispetto almeno all’approccio tattico italico) e quindi “rivoluzionario” quello che deve contare nella valutazione dell’allenatore, il resto sono solo fantasie buone per fomentare magari una piazza e spingerla più in là dei suoi mezzi, anche questo fa parte delle doti di un Mister… Tra l’altro, amando io il calcio del “Boemo” posso dire che Sarri è completamente un altro tipo di visione calcistica, hanno in comune solo l’approccio offensivo, ma mentre Sarri si ispira alla scuola di Guardiola per capirci, quindi tanto possesso palla a terra, geometrie euclidee perfette, triangoli stretti in attacco etc etc la scuola di Zeman è invece un calcio “diretto”, basato sul gioco veloce e di prima sulle fasce, gioco verticale che rinuncia al possesso palla in favore dell’imbucata e del lancio sulle ali, un Sacchi esasperato insomma… Le due visioni quindi condividono solo il pressing alto e la mentalità, ma non l’esecuzione… Comunque è l’ultima frase di Tonno Palamara a rappresentare quello che penso anch’io ed il motivo per cui continuerò ad apprezzare Sarri anche ora che ha “tradito”, a me non è mai fregato più di tanto dei giochetti psicologici e delle dichiarazioni anti-palazzo, io ho sempre amato la sua idea di calcio e lo ringrazierò a vita per il Napoli di 2 anni fà, per me proporre in Italia quel calcio(e fare 91 punti) è la vera rivoluzione.

  7. Grande l’articolo. Aggiungo io: Zeman lo si cita sempre ed eccessivamente per le sue denuncie ( una specie di Don Chichotte moderno), dimenticando che e’ ed e’ stato uno dei migliori allenatori al mondo della fase offemsiva (anche Guardiola lo considerava uma specie di maestro). Date il Foggia del 89 od il Lecce del 2004 o il Pescara del 2012 a Capello, Conte, Allegri o pure a Sarri e vediamo che cosa avrebbero fatto.
    Aridatece er Boemo!

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