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Calcio (di G. Del Ninno). La passione non basta, il pallone nel Regno della Quantità (di denari)

Pubblicato il 18 Giugno 2019 da Giuseppe Del Ninno
Categorie : Pallone mon amour Sport/identità/passioni

Francesco Totti

Ci sono due modi di vedere il calcio: quello del tifoso – e anche di chi, potendolo, lo pratica a livello dilettantistico vero – e quello degli addetti ai lavori (che comprendono società e loro proprietari e dirigenti, allenatori, calciatori, procuratori e simili).

 

Fino a non molti anni fa, questi due modi coincidevano quasi integralmente e trovavano la loro ragion d’essere nella passione di tutti i partecipanti, dai presidenti all’ultimo dei supporters, passando per i protagonisti in campo.

 

Sappiamo tutti che le cose sono radicalmente cambiate, con l’avvento di fattori estranei al gioco: televisioni, sponsor, agenti, con tutti gli addentellati di diritti d’immagine, quotazioni in borsa e insomma denari in quantità esagerate (con la cifra occorrente per costruire un ospedale o una scuola, oggi si comprerebbero a malapena un paio di calciatori di medio calibro).

 

Fra le conseguenze di questo mutamento, troppo spesso e troppo generosamente definito “professionismo” (su questa linea, erano liberi professionisti anche i capitani di ventura), in particolare in questo scorcio di primavera italiana si stanno definendo passaggi di “cartellini” e cambi di allenatori e si stanno ammainando bandiere, in un tourbillon che merita qualche riflessione.

 

Innanzitutto, malgrado i menzionati mutamenti, il calcio si regge ancora sulla passione dei tifosi, sia di quelli che alimentano i proventi televisivi dal divano di casa, sia di quelli che, con ogni tempo, si assoggettano perfino a trasferte faticose e onerose. Questa passione, fra l’altro, si indirizza in particolare su questo o quel campione, sul quale si riversano sentimenti di rivalsa – anche extracalcistici – orgogli identitari, speranze per il futuro (e questo vale per adulti e bambini).

 

Ora, di clamorosi passaggi di “proprietà” se ne sono sempre verificati: ho memoria di quello che nel 1958 riguardò un attaccante della Lazio, Selmosson, passato all’”odiata” Roma, con conseguenti strascichi polemici. Di questi tempi, però, il fenomeno sta diventando fin troppo frequente e riguarda non solo giocatori-simbolo – basti pensare al trasferimento di Higuain dal Napoli alla Juventus – ma anche allenatori-guru (è evidente il riferimento a Sarri, già frettolosamente proclamato capopopolo partenopeo, per le sue invettive alla Juventus, odiosa padrona del “Palazzo d’inverno” del calcio e ora sua nuova datrice di lavoro). Sia chiaro: le società non estranee a questo processo di mercificazione sempre più spinta; anzi, l’alimentano per lucrare plusvalenze o togliersi dai piedi personalità scomode, e il fenomeno, che ha già travolto un Totti o un De Rossi, potrebbe investire, quest’estate, giocatori-simbolo come Icardi, Insigne o Koulybaly.

 

Fa parte della professione, si dice; ma con questo di vuole ignorare proprio quella fondamentale componente di tutto il barnum calcistico, e cioè la passione del pubblico pagante. E’ vero, come per preti e militari, nel mestiere del foot ball il passaggio da una città all’altra (da una squadra all’altra), è la regola (fatte salve le luminose eccezioni del cagliaritano Riva e, appunto, dei romanisti Totti e De Rossi); ma è la regola per i calciatori “normali” o per quelli che, fin dal principio della loro carriera, si sono trovati a cambiare una maglia dopo l’altra – da Vieri a Ibrahimovic – senza potere e voler diventare bandiera di nessuno.

 

Malgrado anche il tifoso da bar sia ormai diventato “esperto” di plusvalenze e clausole rescissorie, di prestiti con diritto di riscatto o di diritti d’immagine, per gli allenatori e i campioni più celebrati – e che già tanto guadagnano –  dovrebbero pesare un po’ di più “l’amore per la maglia” e il rispetto per il pubblico. Pia illusione, mi rendo conto, nel “regno della quantità” (di dollari). Mi chiedo soltanto fino a quando questa “passione identitaria” continuerà a sostenere il baraccone-calcio, con i suoi viziati protagonisti.

 

 

 

 

Di Giuseppe Del Ninno

14 risposte a Calcio (di G. Del Ninno). La passione non basta, il pallone nel Regno della Quantità (di denari)

  1. Trovo stomachevoli il ‘sarrismo’ il ‘tottismo’ e tutti gli ismi che inquinano la logica e la stessa passione sportiva, facendone una melassa sentimentaloide insensata. Totti è una bandiera che sa raccontare barzellette? Benissimo quello faccia, non il dirigente. E lo stesso discorso può valere per i del Piero, Buffon ecc. Lo Show Businness del pallone distribuisce molti soldi, che piacciono a tutti? Benissimo, ed allora, a cominciare da Napoli, seguita da Roma, epitomi di tanti mali italiani, ne prendano atto, senza più risibili vittimismi o amori soverchianti, assurdi, demenziali…Si appassionino, piuttosto alla ‘passione civile’…

  2. Goditi Sarri, sarchiapone savoiardo.

  3. Di quel comunistone con la faccia patibolare, smadonnante e fumante, buono per il San Paolo e gli orfani di Maradona, non per le residuali eredità subalpine, ne avrei fatto volentieri a meno…ma non han chiesto il mio parere…

  4. Guidobono come Totti
    A quando la tua conferenza stampa alla Famija Turineisa
    Non ti crederai mica degno del Coni?
    Un po’ di leggerezza ogni tanto non guasta

  5. Mi son dimenticato un po’ di esclamativi. Non pensavo mi prendessero sul serio!!!!!!!!

  6. Considerato qual’ė il cosideetto “Stile Juve”, desta non poca sorpresa il fatto che la Juventus abbia scelto come allenatore un tipo come Sarri, che di stile proprio non ne ha. Quanto a Totti e la Roma, mi permetto di pensare che se la società non gli avesse garantito per oltre 10 anni un super-ingaggio, non credo ci sarebbe stato questo attaccamento alla maglia. I calciatori sono mercenari, sia accasano dove gli offrono di più.

  7. Werner. Diciamo che il Totti giocatore, fino a una decina-dozzina di anni fa, avrebbe avuto mercato anche fuori Roma. Ma lui non voleva mettersi in gioco, rischiare, preferiva gli adoranti dell’Olimpico e Trigoria, mandare impunemente affà gli arbitri, prendere a calci gli avversari tra un ahò e l’altro…. Voleva fare il ‘bandiera’ di borgata a vita: quando si è ritrovato a dover raccontare barzellette senza riuscire a ricordarsele a memoria, né a leggere rapidamente il ‘gobbo’ l’incantesimo è finito…

  8. Ci sarà da divertirsi quest’anno con tutte ste faide,interisti incavolati,juventini incavolati, napoletani lo stesso, romanisti allo sbando, come si diceva in un noto film :”avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione”… Felice, Sarri sta facendo una strategia di entrismo leninista, vi distruggerà dall’interno! e immagina
    se vince Conte o Ancelotti quante risate che ci facciamo…

  9. Werner scusami voglio dirti il mio pensiero, ma cosa significa “stile” Juve? Sobrietà nel vestire? Dichiarazioni banali alla stampa? Per me Sarri ha il “suo” stile, che non è quello che solitamente privilegia la Juve questo è vero, ma in base a cosa il suo stile è peggio di quello di un Allegri o di un Conte(due che per supponenza e ignoranza sono molto più in basso di Sarri)… Sarri semplicemente è uno che se ne frega, che pensa solo a come mettere la squadra in campo, che va in tuta sul campo come è normale che sia visto che non è una sfilata la partita, come fa anche un Klopp che quest’anno ha vinto la Champions League, uno che dice quello che vuole dire e non quello che si deve dire, uno che i giocatori li fa allenare seriamente e li tratta per quello che sono e non per delle semi-divinità intoccabili,uno che anche in Inghilterra al primo anno ha dimostrato la sua intelligenza calcistica, uno che legge libri e che ha una sua cultura personale al contrario del 99% di sportivi, insomma io penso al di là delle provocazioni che lo stile Sarri sia altrettanto valido di quello di tanti altri e che se la Juve ha fatto questa scelta evidentemente sentiva al necessità di imprimere una svolta anche forte in questa direzione, piaccia o meno Sarri è un grande allenatore e secondo me anche un gran personaggio…

  10. Stefano. Certo che vorrei capire le ragioni dei fenomeni che han voluto quell’impresentabile totale alla Juve… Di Sarri non salvo nulla, a cominciare dal ‘famoso bel gioco’, mai visto, soprattutto al Chelsea, e nonostante il grande organico là disponibile. Un anno si svenano per comprare un vecchio CR7 – per me sbagliando clamorosamente – e l’anno dopo per il Marketing (?!)mi prendono quello straccione di bucaniere da sozza osteria, buono a nulla?

  11. Quest’anno ci sara’veramente da ridere se Sarri non vincera’ almeno in campionato,visto il po po di organico che ha.Conte gli e’superiore e personalmente l’avrei ripreso alla Juventus.Conte al Chelsea al primo anno con una squadra che era allo sbando ha vinto ,Sarri e’ stato super criticatoin quasitutto il campionato,salvandosi alle ultime 4/5 partite soprattutto perche Tottenham,Arsenal,Manchester U sono calati incredibilmente.Altrimenti sarebbe rimasto sesto. Sarri e’ stato un ripiego momentaneo visto che sia Guardiola sia Klopp saggimente hanno rinviato visto il momento loro favorevole..

  12. Felice infatti penso che l’ingaggio di Sarri sia pure correlato all’esborso non rientrato per Ronaldo, insomma quest’anno dovendo andare un pochino al risparmio per via dell’oneroso investimento fatto per il portoghese ci voleva un allenatore che notoriamente non fa troppe richieste ed è bravo a sfruttare l’organico che la società gli mette ha disposizione, insomma anche questo è un dato da valutare, non è l’unico ma secondo me ha avuto la sua importanza all’interno delle valutazioni della società, come sempre poi la scelta è un compromesso fra tante cose, Allegri aveva fatto il suo tempo e sulla piazza non è che c’era tutta questa scelta quindi penso che sia stato un rischio calcolato e forse necessario in questo momento… ti ricordo che anche Allegri arrivò nello scetticismo generale e avendo vinto praticamente nulla tranne uno scudettino al Milan, vi vantate di avere una società seria e competente ma come mai non vi fidate quando fa scelte magari rischiose? Uno juventino vecchio stampo che conosco mi diceva sempre che non è l’allenatore che fa grande la Juve, ma la Juve che fa grande l’allenatore…

  13. Stefano. Fosse arrivato un Giampaolo, tanto per fare un esempio, non avrei avuto nulla da eccepire. Allegri aveva fatto il suo tempo e credo che, tranne casi alla Ferguson o Wenger, 5 anni sia oggi il periodo massimo di permanenza utile di un coach in una squadra. Non vedrei bene una stella in panca alla Juve, solo una persona equilibrata e con un minimo di aplomb… Ma non un boccalone antijuventino, un pellaio da curva Fiesole! Un rappresentante di quella assai poco eccelsa plebe toscana che grandi scrittori hanno ritratto nei secoli…per giunta solo alla ricerca di arraffare un po’ di soldi per la vecchiaia (che è già arrivata), senza veri stimoli di futuro e carriera. Ma a che titolo paghiamo 2 ottimi stipendi la prossima stagione per avere un Sarri in panca ed il conte Max a mangiar caciucco?

  14. @Stefano

    Beh per “stile Juve” intendo, l’eleganza nel modo di porsi, che Sarri non ha, uno dai modi rozzi e che invece di mettersi in panchina con la giacca e la cravatta, si mette in tuta come fosse l’allenatore di una squadra dilettante e non professionistica. Allegri e Conte, è vero, hanno molta difficoltà ad esprimersi in italiano. Sull’intelligenza di Sarri non ci sono dubbi, la sua gavetta lo dimostra: non è usuale partire dai dilettanti e finire per allenare la squadra più titolata d’Italia. Concordo con Guidobono che un Giampaolo per la Juventus sarebbe stato più adatto, ma pare finirà al Milan.

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