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Immigrazione&Islam (di M.Tarchi). Oltre jihad e Coca-Cola l’identità non è conformismo

Pubblicato il 14 Giugno 2019 da Marco Tarchi
Categorie : Cultura Politica
Donne musulmane a Moleenbeek in Belgio

Donne musulmane a Moleenbeek in Belgio

Pubblichiamo la recensione di Marco Tarchi, su Diorama letterario”, 348, marzo-aprile 2019, del mini saggio di Franco Cardini, «L’Islam è una minaccia». Falso!, (Roma-Bari, Laterza  2016, pagg. 216, euro 10)

Che «la nostra sola e vera identità ormai, come la globalizzazione con i suoi molti pregi e difetti ci ha obbligato a tener sempre presente, è […] l’appartenenza al genere umano» non è, di questi tempi, una affermazione particolarmente originale. Ce lo ripetono da anni intellettuali, politici, papi, giornalisti, animatori di talk show, attori e cantanti in veste di opinionisti, moralisti di varia estrazione. Quegli stessi che fustigano anche «l’insorgere in Europa di nuovi nazionalismi, tanto più anacronistici in una società globalizzata nella quale, piaccia o no, tutti dipendono da tutti e nessuno può chiamarsi fuori». Non ci sarebbe quindi di che stupirsi nel trovarsi fra le mani un volumetto nel quale le parole citate accompagnano un’accorata requisitoria su uno dei tanti conflitti che scuotono le odierne società europee.

Quello che non ci si aspetterebbe è che le parole in questione e il libro che le contiene rechino la firma di Franco Cardini. Uno studioso — e un commentatore di fatti politici e sociali — che aveva abituato i suoi lettori a ben più profonde dissonanze dallo spirito del tempo presente. Ma cosi stanno le cose, e bisogna prenderne atto.

Il saggio di Franco Cardini sull’Islam

E nota l’antica massima Amicus Plato sed magis amica veritas. Espressione che si può rendere cosi: per quanto affetto si possa avere per un amico, non ci si può — e non ci si deve — astenere dal criticarlo quando si reputa che sia in errore. La prima parte di quella frase ci ha indotto tre anni fa, lette le prime decine di pagine del pamphlet, a fermarci lì e a non esternare le nostre reazioni, per non incrinare un sodalizio che ha toccato ormai i quattro decenni. La seconda ci ha imposto poco tempo fa di riprendere in mano il testo, rileggerlo da capo ed ora a recensirlo, perché nel frattempo Cardini è tornato in più occasioni a ribadire le opinioni lì espresse, facendo sì che tacere che cosa ne pensiamo potrebbe essere inteso come un acconsentire a quelle prese di posizione. Il critico quindi è ora chiamato a prendere il posto che gli spetta, per dire con franchezza all’amico quel che pensa di un libro che gli appare poco felice, discutibile e per certi versi persino inopportuno. Un giudizio così severo obbliga, ovviamente, ad un’articolata esposizione delle motivazioni che spingono ad adottarlo. Ed è a questo compito che è destinato quanto scriveremo.

Veniamo ad una prima giustificazione degli aggettivi adottati: un libro poco felice. Il rilievo è, in questo caso, di natura prima di tutto stilistica, ma tocca largamente anche la sfera del contenuto. Troppi aggettivi spesi a scopo polemico, troppa facile ironia, una prosa appesantita da divagazioni che non giovano alla linearità dell’argomentazione, scivolamenti in uno schematismo che non rifugge dalla trasfigurazione caricaturale nell’attribuire ai bersagli delle invettive i tratti desiderati. Tutti aspetti che fanno rimpiangere il Franco Cardini “professionale”: grande medievista, storico raffinato, acuto nella riflessione e nell’uso dei termini, accorto nei dettagli e solido nel filo del racconto. Questo Cardini “giornalista” — quale si descrive in queste pagine, rivendicando il diritto di praticare tale «secondo mestiere» — non gli è all’altezza.

Seconda giustificazione del giudizio espresso: un libro discutibile. Qui il discorso si fa molto più complesso. Partiamo dagli obiettivi che il libello si pone. Il titolo lascia presagire la volontà di reagire ad un atteggiamento oggi piuttosto diffuso in Italia e in molti altri paesi: l’islamofobia, ovvero la paura dell’islam e di chi vi si richiama. Se le cose stessero semplicemente così, saremmo d’accordo; di pregiudizi, di mistificazioni e di fraintendimenti nei confronti della cultura islamica in Occidente ne circolano certamente molti, e rintuzzarli sarebbe azione lodevole.

II guaio è che l’intenzione dell’autore non è solo questa — del resto, se Io fosse stata ci saremmo trovati di fronte a una ripetizione, perché lo scopo è già stato perseguito e raggiunto con altri scritti di successo, come Europa e islam. Storia di un malinteso e Noi e l’islam. Qui si va oltre, toccando argomenti di cui pure Cardini si è già largamente occupato nella sua vasta produzione recente, come il fondamentalismo e il terrorismo di matrice islamica, nonché le controverse e connesse questioni dell’immigrazione e del multiculturalismo. Ed è su questi scogli che il testo va a cozzare, con esiti che ci appaiono — e, crediamo, appariranno a molti altri abituali estimatori delle pagine dell’illustre medievista — tutt’altro che convincenti.

Per confutare l’equazione islam=minaccia, l’autore punta a smontare le connessioni fra la fede musulmana e i fenomeni negativi che vi si richiamano, primo fra tutti il terrorismo dell’Isis. Proposito sottoscrivibile se lo si concretizzasse discutendo sul piano teologico, con un’accurata esegesi testuale, la fondatezza dei richiami che Daesh oggi, come Al Qaeda ieri, fa alla predicazione di Maometto per giustificare le proprie azioni. Ma non è quel che il volumetto ci offre, se non per minimi cenni. Si sceglie piuttosto di procedere per affermazioni apodittiche, sostenendo che quello del preteso Stato islamico «non è Islam proprio per nulla», anzi ne è la «tragica caricatura in termini ideologici», è «un “ismo” (al pari del fascismo o del comunismo) che tratta Dio e la religione come pretesti per una politica di potenza»; che la sua azione è «blasfema»; che «il califfo al-Baghdadi è un brigante [che] deve farci paura a casa nostra fino a indurci a perdere la testa e a rinunziare al nostro ordinario way of life e magari agli stessi valori in cui crediamo»; che i militanti dell’Isis non sono «veri musulmani» ma, almeno in buona parte, «mercenari strapagati e delinquenti abituali».

Tutto questo ci è stato detto talmente tante volte dalle fonti informative ufficiali e politicamente corrette che non ci sarebbe bisogno di sentircelo ripetere. Cosi come non ci suona nuovo l’invito a proseguire serenamente la vita civile «alla faccia dei terroristi assassini, pur con tutte le misure di sicurezza necessarie, ma senza isterismo», a individuare sostegni e fonti di finanziamento dell’Isis, a non cascare nella trappola dello scontro di civiltà. Più interessante sarebbe esplorare le cause dell’insorgenza dell’islamismo, pur ridotto a «perfido e ridicolo succedaneo» del vero islam: Cardini accenna a farlo, ma i fattori che individua si riducono al persistere «delle oscene, insopportabili diseguaglianze lucidamente denunziate nell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco». Eliminate quelle, ci viene assicurato, i «mostri» che oggi dobbiamo combattere scomparirebbero.

Siamo proprio sicuri che le cose stiano cosi? Che i militanti dei gruppi fondamentalisti siano solo dei cinici sfruttatori della fede e dell’indigenza materiale delle masse, dei falsificatori della lettera e dello spirito del Corano in vista di obiettivi politici? Che le loro azioni possano essere ridotte al rango di infrazioni ed offese allo spirito autentico dell’islam? Possiamo accontentarci dell’ipse dixit per rispondere a questi interrogativi? Il dubbio è lecito, cosi come lo è il chiederci come mai Cardini non abbia deciso di andare più a fondo per dissiparlo.

Proseguendo nella lettura, la lacuna si spiega, perché appare chiaro che l’autore ha un’altra finalità in vista. Del legame esistente fra islam canonico e interpretazioni integraliste, in questa sede non gli importa granché. Gli preme invece polemizzare con chi teme il propagarsi della presenza dei fedeli di Allah sul suolo europeo e vorrebbe arginarla. Ed è in questa direzione che muove nella sua paradossale Crociata anti-Crociati. Buona parte del libro è perciò dedicata a convincere il lettore italiano/europeo che l’islam non è una materia estranea al suo habitat culturale, assicurandogli di voler trattare il tema con il «necessario distacco critico» e serenità e senza indulgere ad islamofilia o ad islamofobia, «termini il cui uso è critico e paraideologico, soggettivo e spesso tendenzioso se non arbitrario». lntenzione ottima, ma smentita nei fatti.

Il libro infatti vira immediatamente verso un’ininterrotta requisitoria contro una sola delle due categorie citate: gli «islamofobi in servizio permanente effettivo, quelli che vorrebbero chiudere tutte le moschee e far colare a picco barconi e gommoni a bordo dei quali arrivano sulle coste siciliane i dolenti carichi di poveracci in cerca di asilo».

La riduzione delle critiche all’immigrazione (che peraltro non riguardano soltanto gli immigrati musulmani) ad un rigurgito di disumanità è già sufficiente a capire come si svolgerà il seguito dello scritto. Ma il peggio deve ancora venire. Perché, concesso che i diffidenti verso le ondate migratorie non sono tutti mossi dall’odio per i “poveracci”, e che fra loro ve ne sono molti spinti dalla paura, ci si affretta ad aggiungere che «odio e paura, sentimenti concettualmente molto diversi tra loro, sono fatalmente destinati a confinare, a sostenersi a vicenda, a sovrapporsi. Ed entrambi implicano un qualche complesso d’inferiorità», che può derivare «da un qualche oscuro, latente senso di colpa» o «dall’invidia per qualcosa di cui si sente che l’avversario è comunque dotato».

Ora, che il «vecchio professore» (parole sue) avesse una cultura sterminata ci era ben noto. Che nel suo bagaglio figurassero anche le competenze per ergersi a psicanalista e impartirci anche in questo campo delle lezioni, però, non lo davamo per scontato. E ci è difficile ammetterlo anche ora, perché questa sua diagnosi del rifiuto dei flussi migratori ai limiti dell’invidia penis ci appare frettolosa e monca, priva com’è della comprensione di quel bisogno di identità culturale e di sicurezza materiale che è connaturato all’essere umano, animale sociale per eccellenza. Ma non è questo l’unico errore d’interpretazione dei fenomeni affrontati nel libro.

Altre notazioni cardiniane sono dedicate a vanificare il timore che i musulmani si apprestino a conquistare il mondo e a trasformare l’Europa in Eurabia. Sono rilievi che condividiamo, e le fissazioni di chi agita questo spauracchio ci sono altrettanto indigeste quanto quelle dei fanatici del culto del no border. Gli argomenti utilizzati per contrastarle, però, ci convincono poco. E’ vero che ingigantire e generalizzare i fatti di cronaca nera i cui protagonisti sono musulmani è un errore, ma lo è anche ignorare che i (numerosi: perché tacerlo?) delitti di cui si macchiano degli stranieri sono sentiti dalla popolazione autoctona come particolarmente inaccettabili perché si aggiungono a quelli dei connazionali e, vien fatto a molti di pensare, non si sarebbero verificati se ai colpevoli non fosse stato consentito l’accesso al paese. E’ una riflessione tutt’altro che peregrina, che non si sradicherà a suon di paradossi, stereotipi e slittamenti negli stilemi buonisti come quelli che spingono Cardini a scrivere che gli immigrati sono i benvenuti soltanto «quando accettano docili lavori “al nero” e salari da fame, cioè di far quello che noi non vogliamo fare» o a mettere sul piatto della bilancia, per l’ennesima volta, chi compie stragi di innocenti in nome di Allah e «le migliaia e migliaia di buoni e onesti musulmani» che «soccorrono i nostri anziani e i nostri disabili mentre noi discutiamo. Se essi abbiano o no il diritto di riunirsi a pregare in un edificio religioso eretto o sistemato a loro spese» (affermazione, quest’ultima, peraltro non sempre fondata, se è vero che un buon numero di critiche riguardano il ruolo di paesi musulmani come l’Arabia Saudita e la Turchia nel finanziamento dell’edilizia religiosa all’estero).

Cardini, tuttavia, sembra non capirlo e, una volta messa su questo piano, la sua polemica contro i bersagli presi di mira non conosce più argini, sfiorando i toni della più scontata retorica. Ecco così le immagini struggenti (la «ragazza somala che accudisce un’anziana signora con la stessa dedizione con cui Io farebbe per sua madre») e le indignazioni contro «gli islamofobi di professione, politici oppure operatori mediatici» impegnati a «seminare paura per raccogliere odio e quindi consenso» fra «i ceti socialmente e intellettualmente più deboli» — si noti la equiparazione sprezzante del povero all’idiota —, per finire nel richiamo comparativo «a un odio e a una paura alimentati da una sinistramente geniale propaganda» che spinsero negli anni Trenta «tanti onesti cittadini tedeschi» a «far finta di niente mentre gli ebrei della porta accanto scomparivano nel nulla». Non ci viene risparmiata neppure la replica del monito brechtiano «Il ventre che ha partorito questi mostri è ancora e sempre gravido», condita dal commento secondo cui «ci vuole poco — specie con i mezzi e gli strumenti mediatici di oggi — a creare climi e atmosfere analoghi a quelli e a quelle che credevamo ormai sepolti in un passato vergognoso».

Con questa vertiginosa caduta di tono e di stile, persino l’equazione Salvini-Goebbels è servita, e senza nemmeno rischiare una querela. Ma la lezione del professore non è ancora conclusa. Ci deve essere anche spiegato che molte sono le forze interessate a seminare paura per «raccoglier qualcosa», e che stiamo vivendo in un clima di allarmismo in cui la fa da padrone «il pregiudizio della diversità» ed «emerge puntuale lo spettro dello “straniero che viene a rubarci il lavoro”».

Che dietro questo fantasma ci sia il concreto sfruttamento della marxiana armata di riserva del Capitale, disposta a far di tutto pur di ottenere qualche soldo e utilizzata per tenere bassi i salari, a Cardini non sembra passare minimamente per la mente. Gli preme invece «azzann[are] alla trachea gli odierni Signori della Paura», i cui ispiratori siederebbero a Washington — e divagare in una rievocazione, condita da una massiccia dose di schematismo, della catena causale interessi delle multinazionali-guerre di Bush-resistenza degli aggrediti-nascita dei gruppi terroristici, che sarebbe l’unica responsabile del clima di astio scatenato contro gli immigrati. Imboccando questo vicolo cieco, gli sfugge del tutto che la percezione diffusa della difficoltà di far convivere la mentalità di molti immigrati islamici e quella delle popolazioni da più lungo tempo residenti in Europa non è il frutto di un complotto ordito a Wall Street ma di una vasta serie di esperienze che punteggiano la quotidiana vita reale della gente comune.

Sarebbe ovviamente ingeneroso, calcando la mano sui difetti, tacere dei pregi che l’opera che qui discutiamo presenta, come la denuncia degli aspetti negativi della way of life occidentale, la ricostruzione della complessità delle fasi di sviluppo della civiltà islamica e del suo rapporto con i contenuti culturali della modernità, l’analisi delle conseguenze contrastanti della parziale occidentalizzazione dei costumi musulmani, l’esegesi in prospettiva storica degli ambivalenti rapporti fra Europa e islam, nonché la messa in guardia contro i guasti derivanti dall’omologazione culturale e il simmetrico opportuno invito al dialogo ed allo scambio con l’altro-da sé. Sfortunatamente, il partito preso che anima il libro e la foga con cui l’autore lo sviluppa finiscono con il farli scivolare in secondo piano.

La visione che Cardini ha del modo in cui viene presentata oggi in Europa la questione islamica rasenta infatti la cecità, o perlomeno lo strabismo. È per questo che abbiamo giudicato questa sua opera anche inopportuna, perché — sul piano dei fatti — fuorviante. Lo storico sostiene che «gli islamofobi continuano a disinformarci» e che «bisognerebbe farli smettere», ma non si accorge che lo stesso fanno, e con non minore frequenza e insistenza, i partigiani del fronte avverso. Inveisce — e fa bene — contro «i travet della politica» incensatori di Oriana Fallaci «in cerca di pretesti con i quali riempire il loro vuoto (ora che l’antisemitismo non è più praticabile e che l’anticomunismo ha smesso di pagare)» ma non ha una parola di biasimo per gli omologhi che si riempiono la bocca di antirazzismo e “accoglienza” per raggiungere lo stesso scopo. Se la prende con le generalizzazioni e le semplificazioni altrui, ma poi vi attinge a piene mani ogni volta che gli torna comodo. E arriva al punto di sostenere, sbalordendo chi legge i giornali mainstream, guarda qualche talk show in tv e ascolta le trasmissioni di approfondimento radiofoniche, che «oggi esistono un conformismo e un politically correct islamofobi, non il contrario». Se non si avesse la fortuna di incontrarlo in gradevoli convivi in qualche trattoria fiorentina, di fronte ad affermazioni come questa verrebbe fatto di chiedersi: ma il Nostro in che mondo vive? Si è trasferito su un altro pianeta?

Per dirla tutta, quel che più manca a questo volume è il senso di equilibrio, la capacità (o la voglia?) di soppesare i pro e i contro di una vicenda complessa, l’attenzione alle opposte ragioni. Tutto viene visto unilateralmente. Si sostiene, ed ancora una volta è vero, che c’è chi dell’islamofobia ha fatto un trampolino di lancio mediatico e/o uno strumento di affermazione politica, senza però riconoscere che lo stesso accade con i professionisti dell’islamofilia “antirazzista” e cosmopolita, nemica di ogni rivendicazione dell’identità europea, almeno altrettanto numerosi. Si derubricano al rango di pure «follie collettive, prodotto d’irresponsabile propaganda e di patetica e credula ingenuità» le apprensioni — giudicate addirittura anticamere di «psicosi» — che si manifestano in larghi strati della popolazione di fronte alle cospicue ondate dei «rifugiati economici». Si liquidano, definendoli «inesistenti», i rischi di una saturazione migratoria. E si minimizzano le dimensioni del fenomeno, ridotto ad «alcune centinaia di migranti al giorno in un continente i cui abitanti superano il mezzo miliardo», ignorando le dichiarazioni di alti funzionari dell’Onu secondo i quali almeno cinquanta milioni di africani hanno già deciso di emigrare in Europa e attendono solo il momento adatto per poterlo fare.

Non è certamente questo il modo giusto per convincere i lettori scettici che dell’Islam, e del suo «contrappunto moralmente, civicamente e antropologicamente prezioso», noi europei «abbiamo bisogno». Un conto è incitare a trovare un accordo di convivenza tra soggetti formati in culture distinte, un altro ritenere che questo compromesso lo si possa raggiungere limitandosi ad intonare inni al volemose bbene. Cardini sa, e lo ammette, che l’islam odierno è una realtà polimorfa e contraddittoria. Sa che «appare oggi sospeso tra jihad e Coca-Cola, tra Corano e business, tra richiami alla potenza califfale e suggestioni informatico-telematiche, tra chador e niqab e Gucci o Valentino». Ed è consapevole di non poter dire quali, tra queste forze, avranno la meglio. Dovrebbe, di conseguenza, capire che dal moltiplicarsi degli immigrati islamici sul suolo europeo potrebbero venire apporti positivi o conseguenze disgregative, se non distruttive, per le tradizioni, le credenze e l’identità dei popoli che su quel suolo risiedono da molte generazioni. Ed evitare di far passare le loro diffidenze, inquietudini, paure — sempre legittime e non di rado giustificate — per risibili segni di ignoranza o di intolleranza. Perché, cosi facendo, è lui a collocarsi sul versante del conformismo, e ad alimentarne la mala pianta.

Marco Tarchi

PS — La strage di fedeli islamici perpetrata da Brenton Tarrant in Nuova Zelanda non ci spinge a modificare una virgola di quanto abbiamo scritto, e anzi ci stupisce che chi, ad ogni attentato islamista, ha giustamente incitato a distinguere tra i fanatici assassini ed i musulmani «normali», metta oggi nello stesso sacco altri fanatici omicidi, come Tarrant o Breivik, e i critici dell’immigrazione. Se non ha senso imputare al Corano la responsabilità delle azioni dei terroristi dell’Isis, sebbene costoro dicano di ispirarvisi, lo stesso deve valere per le idee di Renaud Camus sulla «grande sostituzione» quando vengono richiamate dai suprematisti.

@barbadilloit

Di Marco Tarchi

39 risposte a Immigrazione&Islam (di M.Tarchi). Oltre jihad e Coca-Cola l’identità non è conformismo

  1. Immagino quanto sia costata, a livello amicale,questa cruda analisi.Ma ciò dimostra-seppur non necessario-il rigore intellettuale di M. Tarchi.Ho già altre volte scritto, su questo sito, che il “Cardini” di questi ultimi anni non lo condivido.Mentre, quando negli anni’70 frequentavo il corso di indirizzo storico all’Università di Trieste, lo idolatravo.

  2. Cosa si può dire, dispiace da un certo punto di vista, ma ormai tutti noi da un pò di tempo avevamo messo in discussione gli interventi ed il punto di vista attuale del comunque sempre stimato Cardini… Tarchi fa un analisi impietosa ma equilibrata e chirurgica, non è tanto un attacco a delle anche motivate prese di posizione di Cardini(sul fallacismo di ritorno, sulla distinzione Islam-Isis etc) ma più che altro una critica all’alternativa proposta da Cardini, un’alternativa che in effetti si colloca quasi completamente nel campo del bergoglismo più banale e del conformismo politically correct delle sinistre alter-globaliste, insomma la pars destruens potrebbe anche essere corretta da parte del professore, ma quella construens decisamente meno… Insomma Tarchi si è dimostrato veramente un Intellettuale con la I maiuscola,avendo anche dovuto affrontare, come detto da Tullio, una personale barriera frenante rappresentata dall’amicizia di lungo corso con Cardini, ma tutti noi in piccolo abbiamo dovuto superare il rispetto, l’ammirazione, la stima per affrontare l’iniziale sconcerto di fronte ad alcune affermazioni del prof.Cardini di questi anni, e per muovere delle critiche che , ed in questo caso parlo a titolo personale, non sono mosse da alcun sentimento di paura o odio per una cultura che rispetto profondamente come quella islamica… Il problema è che la questione è mal posta tutto qua, e che c’è molta differenza fra difendere determinate identità tradizionali(vicine o lontane che siano) ed il difendere un fenomeno come quello della “migrazione coatta progettata” -come desidero chiamarla prendendo una definizione di un ex collaboratore del pentagono- che non fa altro che distruggere ogni identità, sia quella dei popoli “ospitanti” che dei popoli “ospitati”, un arma non convenzionale in una guerra asimmetrica… Per il resto non ci sarebbe qui lo spazio per fare un analisi compiuta, ma credo che leggendo attentamente Tarchi ci sia praticamente quasi tutto ciò che c’è da dire e che è doveroso contestare alle tesi troppo sempliciste di Cardini e di tutti i tifosi dello pseudo-multiculturalismo immigrazionista(dico “pseudo” perchè in realtà le culture vengono annullate e cancellate in nome di un omologazione nichilistica verso il basso). Un saluto all’amico Tullio.

  3. ” Credo che mi consideri un vecchiaccio che non è mai riuscito a crescere; e dal canto mio gli ho sempre ripetuto che lui è quasi una vecchia cara zia per me. Io sono impulsivo, collerico, passionale e intemperante quanto lui è cauto, razionale, pedante e permaloso. Lui era già un anziano docente universitario quando era ancora un ragazzaccio del MSI; io resto un ragazzaccio del MSI anche ora che sono docente emerito….”
    Questa è uno stralcio ( simpatico) della risposta data da Cardini a Tarchi sul suo sito dopo avere pubblicato integralmente la recensione ( onestà intellettuale in ogni caso)
    Avercene di duelli di livello come questo
    Cardini ha sempre espresso determinati posizioni sull’Islam ( diciamo così per comodità)
    Mi viene in mente il suo libro sulle Crociate di inizio anni 90 se non erro. Non può essere , quindi , una sorpresa la sua posizione intellettuale e di studioso in merito
    A me sembra più una diatriba tra fiorentini e tra intellettuali che rischiano di farsi ombra l’un con l’altro
    Conosciamo la rivalità e la gelosia che esiste in campo accademico ed in campo editoriale.
    Preferisco pensare ad una discussione tra contradaioli piuttosto che alla rottura di una amicizia tra due grandi figure pensanti.
    L’invasione, la sostituzione etc etc sono state previste ancora prima di Bergoglio
    Non riduciamo tutto sempre e solo alla contingenza
    Come ha detto Dugin altrove leggiamo anche i libri degli altri scaffali

  4. Cardini non mi resulta sbalorditivo e fuori del mondo quando parla di Islam, ma quando fece sperticate lodi a Fidel Castro morto!

  5. Certo Valter è giusto, ma ripeto qui non si tratta di difesa o meno dell’Islam, non mi pare che Tarchi sia mai stato un islamofobo tutt’altro e lo dice anche nella recensione, il problema è che Cardini mescola le giuste prese di posizione sull’Islam e contro lo “scontro di civiltà” con le questioni dell’immigrazione e di un accoglienza senza limiti… Questo è il nodo della questione, che quella di Cardini è una visione unilaterale che non calcola sfumature e contraddizioni, si può tenere in alta considerazione la cultura islamica senza per questo cedere alla visione dell’accoglienza a tutti i costi, per esempio potrei rimandare ad un altro grande intellettuale, ovvero Claudio Mutti, che è musulmano ma allo stesso tempo critica l’immigrazione come fenomeno disgregante ed arma di quel globalismo finanziario e occidentalista contro cui lo stesso Cardini si scaglia, ciò dimostra che in definitiva la posizione di Cardini e dello stesso Bergoglio è di fatto estremamente incoerente! Lo stesso Dugin infatti nell’intervista riportata anche qui dice testualmente:”La posizione della Chiesa cattolica è interessante per Mosca. Papa Francesco è antiglobalista e anticapitalista. La strategia, calata in Italia, assume però le forme di un appoggio incondizionato all’Islam e all’immigrazione, tralasciando gli aspetti negativi che ne derivano. Putin è alleato di Salvini e appoggia la difesa dell’identità italiana, ma al contempo condivide la posizione del Papa contro il capitalismo finanziario. Si tratta in ogni caso di un motivo in più per guardare a Roma: oggi l’Europa non è a Parigi né a Berlino. Oggi si chiama Roma. La modernità globalista comincia a morire qui”. Questa mi pare una posizione più equilibrata e corretta ed in fondo più coerente rispetto quella di Cardini.

  6. Stefano
    trovami una dichiarazione di Cardini a favore della immigrazione indiscriminata.
    Si sta un po’ confondendo e sovrapponendo quelli che sono i risultati dalle cause.
    Cardini semmai ha sempre cercato di spiegare le motivazioni economiche non solo per le quali avvengono certi fenomeni
    Non confondiamo e non imputiamo al termometro la febbre
    Non è senescenza senile, o contraddizione incoerente di qualcuno essere contro la vulgata corrente.
    Sappiamo bene tutti noi che interpretare il pensiero altrui è , spesso, propedeutico ad una teoria
    Se vai su internet di sicuro trovi dati , teorie e pareriche suffragato le tue di teorie
    Ma qui entriamo nella dialettica politica, nella propaganda a cui puoi meno abboccare
    Ne Dugin ne Mutti ne nessuno ( tantomeno Cardini) tifano per la perdita della identità dei popoli ( nessuno escluso)

  7. Il nuovo Primato di Roma nelle mani di don Lasagna!

  8. Putin è sovietico, comunista, slavofilo espansionista. E Dugin è un suo profeta… Viva la modernità!

  9. Valter purtroppo Cardini si è espresso a più riprese a favore di un’accoglienza se non totale sicuramente molto ma molto ampia(al di là di tutte le analisi socio-finanziarie, sugli errori dell’occidente etc), capisco perfettamente cosa intendi, ma o abbiamo tutti preso un abbaglio, Tarchi compreso, oppure Cardini si è espresso proprio in questo modo negli ultimi anni, non credo che stiamo tutti fraintendendo lo stimabile professore…

  10. Felice penso che sei l’unico al mondo a considerare Putin un comunista, poi però ci sono tutti i comunisti(si fa per dire comunisti) che dicono che Putin è un “fascista”… questo Putin dev’essere proprio un tipo strano…

  11. Stefano se non hai niente di meglio da fare trovamela ti prego
    Ma non link che riportano od interpretazioni varie
    Suoi scritti ufficiali (libri o sito)
    Altrimenti rimaniamo alle esegesi Pro domo proprio
    Qui nessuno vaneggia ma tante volte non si ha voglia di approfondire e si rischia la pigrizia intellettuale
    Poi su questo sito i ” cardiniani” sono l’infima minoranza e quindi non fanno statistica né i pro ne i contro
    Con affetto

  12. Non credo ci fosse bisogno di Cardini per leggere banalità di questo tenore, sarebbe bastato comprare qualche libro di Lerner e compagnia conformista varia. Naturalmente non ho mai pensato che il problema dell’immigrazione incontrollata fosse legata ad un rischio islamizzazione dell’Europa ; è un mondo con il quale abbiamo avuto da scontri, ma anche benefiche influenze culturali e commerciali nel corso della storia (inoltre i migranti di origine araba, sia nordafricani che mediorientali, sono mediamente gente seria e onesta).
    Inutile negarlo, il vero problema nasce dall’Africa subsahariana(per la maggior parte dei casi cristiana), che ha tassi demografici intollerabili(il sovrappopolamento è proprio uno dei temi che Greta e i gretini evitano di trattare, nel parlare della crisi di risorse del pianeta…), mediamente si integra meno bene di altre, mi sembra molto portata(stando alla cronaca) al vittimismo e alla rivolta ogniqualvolta qualcuno di loro subisce un torto (vero o presunto…),etc..Ovviamente anche tra loro vi è gente per bene, ma non mi fido troppo…
    Incredible che il centrosinistra non considerasse, dopo averne portati( con tutti i Mare Nostrum, Triton e robaccia varia)circa settecentomila in 5 anni, che ciò avrebbe provocato sconquassi ,in un paese divorato già da tanti problemi economici e sociali ; ciò mi sembra tipico di certa ingenuità buonista dei progressisti sempre buoni a fare i f… con il c… degli altri.

  13. Wolf sono totalmente daccordo con il tuo intervento… Valter potrei veramente citare una sterminata lista di articoli, interventi pubblici, interviste anche riportate qui su Barbadillo in cui Cardini sostiene la necessità di accogliere, l’obbligo di salvare tutti i poveracci in mare, sempre in nome della carità cristiana s’intende, perchè non siamo belve e via di questo passo,stralci in cui dichiara che Bergoglio è “l’ultima speranza” per noi contro il male, ma basterebbe citare qualche frase contenuta nella sua risposta a Tarchi:”Ma una volta che i profughi sono in mare, qualunque sia la ragione che là li ha portati, è un inderogabile imperativo morale l’accoglierli.” Attenzione non il salvarli, ma l’accoglierli, e se le parole ancora contano qualcosa è palese il senso… Oppure la sparata neo-illuminista “la nostra sola e vera identità… ormai, come la globalizzazione con i suoi molti pregi e difetti ci ha obbligato a tener sempre presente, è… l’appartenenza al genere umano”… No, la mia identità non sta nell’appartenenza ad un indifferenziato genere umano, provi il Cardini a dire la stessa cosa ad un musulmano e veda se condivide questo pensiero… Ecco, tutte queste cose sono difficili da fraintendere, e nonostante la stima che ho per lui, nonostante abbia a più riprese anche su queste pagine virtuali difeso la cultura islamica contro rozze interpretazioni e ragionamenti semplicisti, nonostante penso che Cardini in molti punti della sua critica sia assolutamente acuto ed individui delle criticità fondamentali, nonostante tutto ciò allo stesso tempo non posso oggettivamente trascurare quella parte del suo discorso che sembra un indigestione di teologia della liberazione, con il massimo rispetto lo dico, ma guarda caso da quando il professore dice certe cose la sua credibilità con annesse ospitate dai media mainstream etc sono notevolmente aumentati, ovviamente questo non è un suo problema e non gliene faccio una colpa, ma significherà pur qualcosa, eppure era un grande accademico già da anni mica da adesso… e sicuramente lo preferivo nella veste di medievista piuttosto che in quella attuale…

  14. p.s. Un conto è inserire il discorso dell’immigrazione in un quadro di anticapitalismo organico come fa benissimo De Benoist ad esempio e su questo sarei il primo a sostenere Cardini, un conto è battersi il petto ogni volta, colpevolizzarci tutti per i poveri camiti resi schiavi da secoli dai brutti e cattivi Sem e Jafet,non so Cardini dove viva di preciso, ma dove vivo io la situazione è veramente insopportabile, e non parlo di musulmani che sono perfettamente integrati e ben voluti, ma di sub-sahariani occidentalizzati vestiti come rapper americani che creano problemi di ogni genere, soprattutto a donne,anziani ed adolescenti, insomma le fasce più deboli ed esposte e sempre più in maniera incontrollata soprattutto nelle zone più periferiche e popolari…

  15. Ottima analisi. Il soggetto in questione – che non nomino per non dargli l’importanza che non merita – è recidivo con la sua islamofilia. Dire che l’Islam è parte della storia dell’Europa, è una grandissima min***ata, destituita da ogni fondamento. Il fatto che Spagna e Sicilia furono per secoli islamiche, non significa che l’Islam sia di casa, tutt’altro, in realtà i maomettani erano gli occupanti. Questa della “invidia penis” proprio ci mancava: ammesso che gli africani abbiano il pene più lungo rispetto agli europei, non credo che questa loro caratteristica gli sia servita ad uscire dal sottosviluppo economico. Serve un elevato QI, e in questo noi europei e gli asiatici siamo i migliori, verità negata dagli intellettuali sinistroidi pro-immigrazione. Tra l’altro è paradossale come i progressisti siano islamofili, visto che hanno una visione della società totalmente opposta agli islamici – tanto quelli “moderati” quanto quelli più integralisti – fondata sul nichilismo, sul libertinismo, sul genderismo e sul laicismo. In realtà dovrebbero essere più anti-islamici dei conservatori e identitari, e invece eccoli a sponsorizzare chi li odia. Stefano parla di “pseudo-multiculturalismo”, è vero, ma l’unica cultura che viene eliminata è solo quella del paese in cui gli immigrati si stabiliscono, ossia quella autoctona.

  16. Werner, in Spagna e Sicilia hanno comunque lasciato una traccia positiva.
    Più in generale, molta architettura medievale deve molto agli arabi(pensiamo all’arte gotica) ; Dante in certi canti della “Divina Commedia” si è ispirato a tanta letteratura araba (il ” libro della scala” in primis) ; molta letteratura greco-romana l’abbiamo conservata grazie a loro; Averroe era studiato e apprezzato nelle università europee, etc…
    Infine molti maestri del pensiero antimoderno(Nietzsche, Guenon, Evola, ma non solo.., ) apprezzavano molto la cultura islamica.
    Non cadiamo nella trappola di chi vuol frammentare la società in tante entità tra loro ostili per poterci dominare meglio….

  17. Va bene avete ragione voi
    Comunque i termini accoglienza e umanità hanno , se vogliamo, una accezione ed un significato ben pi antico di quello che hanno assunto negli ultimi tempi
    Quando avrete deciso quale è la nostra ( noi chi) identità e quali sono i pericoli che la minacciano e , soprattutto quali gli strumenti per difenderla spero di essere ancora vivo
    Ma non chiamatemi per convegni , dibattiti od amenità varie che non servono se non a muovere l’aria
    Nel frattempo speriamo che non arrivi nessuno a metterci d’accordo con le buone ocon le cattive perché tanto oramai non abbiamo più né umanità né coraggio di progetti se non nichilismo individualista visto che ci crediamo superiori non si sa bene grazie a cosa

  18. La Xenia greca ha ben poco a che vedere con l'”accoglienza” così come viene intesa dall’internazionale liberal progressista (non dico comunista perché non ne sono degni) contemporanea (e come la intende Cardini..).
    Altrimenti torniamo alle strumentalizzazioni recenti di certi intellettuali con Odisseo ed Enea assimilati ai migranti africani di oggi(e Atena e Venere nella parte delle Ong?).

  19. Valter sei preparato ed intelligente e trovo sempre interessanti le tue osservazioni, ma non capisco sinceramente poni su questo piano la questione(un pò come fa Cardini giocando sul piano del senso di colpa e del sentimento diciamo)… Per me l’identità ce la siamo distrutta da soli è ovvio, i pericoli che la minacciano siamo noi stessi intesi come occidentali moderni, gli strumenti per difenderla non sono di certo quelli del fallacismo di ritorno o della xenofobia cieca e su questo è naturale che Cardini abbia ragione… di mio non credo che siamo superiori a nessuno anzi venendo da certe letture ho grandissimo rispetto per ogni tradizione, cultura, identità e chi frequenta queste pagine mi è testimone, ma proprio per preservare queste sacrosante differenze non concepisco come si possano ignorare gli effetti nefasti dell’immigrazione e del multiculturalismo così come viene concepito, al fine di omologare tutti verso l’ideale modello del consumatore unisex e sradicato… non puoi dire che non abbiamo più umanità perchè non è vero, anzi gli italiani sono fra i popoli più umani e tolleranti in occidente e abbiamo dimostrato più volte come popolo la vicinanza con i deboli, con gli oppressi, ma adesso chi sono i veri deboli ed i veri oppressi? Quei ragazzoni che pagano 8 mila euro per venire qui da noi attratti dalla nostra way of life, con i-phone e contanti dietro(ma senza documenti perchè li hanno buttati prima)? oppure magari quegli stessi africani che rimangono nel loro paese perchè non possono permettersi il viaggio? Chi sono gli oppressi, le bande di nigeriani che delinquono nelle nostre città oppure gli italiani che subiscono prevaricazioni, soprusi e violenze che spesso rimangono anche impunite? Soprattutto per colpa di uno Stato assente è ovvio… Cioè a meno che uno non vive ai Parioli queste cose le vede quotidianamente, sui mezzi pubblici, nei parchi, nelle periferie più complicate, nei locali etc Poi se essere umani significa essere ottusamente ingenui, non veder le difficoltà del nostro prossimo più vicino, lasciare da parte i problemi di un melting pot forzato e innaturale, non capire che genere di esplosivo stiamo innescando allora io non sono un esser umano e tu Valter hai pienamente ragione, sta di fatto che i veri nichilisti la vogliono eccome l’immigrazione tanto da promuoverla su tutti media e finanziarla in tutti i modi possibili, la Open Society si fonda su questi presupposti ed allora Cardini da che parte sta consciamente o inconsciamente? Cioè da una parte critica il mondialismo, la finanza turbo-capitalista, l’occidente predatore, ma dall’altra vorrebbe assecondare le sue strategie? Questa è la contraddizione cardiniana, al di la di colpe e nefandezze nostre che sono evidenti. Poi se adesso vogliamo anche fare la solita strumentalizzazione delle parole magari mettendole in bocca anche ai popoli antichi allora vabbè mi arrendo e lascio al preparatissimo Wolf questa faccenda che già ha affrontato anche in altre sedi in maniera perfetta… Con stima ti saluto Valter.

  20. Stefano ti auguro ( vi auguro)per augurarmi che tutta questa preparazione, questi dotti riferimenti culturali non rimangano Accademia ma siano efficaci.
    Non ho e non voglio installare nessun senso di colpa. Quello che noto è che nonostante tutta la nostra preparazione non riusciamo ad incidere il nostro tempo.
    Io qualche domanda me la sono fatta del perché
    Altri continuano nel vittimismo ( il mondo ingrato non ci capisce) mentre altri passano da una soluzione (anche partitica) all’altra con scarsa consapevolezza
    Il resto sono chiacchiere che come dici giustamente tu non risolvono i problemi di tor pignatta
    Mettete in pratica quello che pensate sia giusto prima che sia troppo tardi
    Per il resto io vivo sereno perché perché, per mia fortuna è capacità, ho potuto sempre vivere per la politica ma mai ho dovuto vivere di politica
    Ad maiora

  21. Wolf. Qui mi pare che l’errore o l’equivoco di fondo è di condondere talora islamismo con immigrazione selvaggia o come vogliamo definirla. Sono, a mio avviso, realtà e concetti totalmente diversi. Io ho sempre detestato il ‘fallacismo’, non ho nulla contro l’Islam, anzi, ma credo che non si debba rinunciare alla nostra identità per un malinteso rispetto per le credenze di chi in Italia, più o meno di soppiatto, è intrato in questi ultimi 15-20 anni… Riguardo alla comprensione del fenomeno migratorio in generale sono radicale. Non esiste, non è mai esistito e non può esistere alcun diritto ad emigrare. Non siamo cavallette… No, porte ben chiuse, porti chiusi, nessuna malintesa solidarietà cristiana! Vengano i pochi che ci servono effettivamente e con documenti in regola. Come noi andavamo come italiani emigranti. Basta svuotare carceri, riformatori ed ospedali e di inondarci di spazzatura e di malati.

  22. Bella risposta Wolf
    Come vedi si può passare le notti a disquisire sul senso delle parole e possiamo riempire pagine di blog con la nostra cultura
    Ma ora che l’autoreferenzialità l’abbiamo raggiunta una nuova sfida ci attende: fare diventare le idee azioni. Tor Pignattara attende soluzioni

  23. @Wolf
    La letteratura greco-romana è stata tramandata fino a noi grazie ai religiosi cristiani, non certo agli islamici. Voglio sommessamente ricordare cosa hanno combinato quelle bestie feroci degli Ottomani (islamici), quando occuparono la Grecia, in cui distrussero tutti i monumenti ed ogni traccia risalente all’epoca antica. Concordo su Averroè, uno dei pochi musulmani degni di essere elogiati, il quale fu un grande studioso di Aristotele.

  24. Wener quasi tutta la conoscenza greca è stata tramandata alla scolastica cristiana tramite gli arabi, per il semplice fatto che le traduzioni di Aristotele, Platone etc fuorono fatte dagli arabi in quanto da noi i documenti erano andati persi e quindi le riprendemmo da loro, basti pensare che la più grande biblioteca dell’antichità qfu quella di Alessandria per capire… Poi non solo Averroè, ma anche Avicenna, Ibn Arabi, etc furono pensatori universali e studiati nelle università europee,così come il dolce stil novo nacque grazie alla scuola siciliana di Federico II ed all’influenza della poesia arabo-siciliana, ma anche le scienze come la matematica che conosciamo oggi è di impronta araba infatti si dice numeri arabi,e il numero zero per esempio fu importato dagli arabi che lo presero dagli indiani(legato al concetto metafisico corrispondente), ma anche scienze come l’ottica, la chimica etc con il corrispondete lessico, potrei infatti citare anche molti vocaboli della lingua italiana derivati dall’arabo, si dice che noi tutti parliamo un pò di arabo, parole come limoni(limun), arance(narangia) alambicco(al-ambiq), algebra(al-giabr), almanacco(al-manah) cifra(sifr) chimica e alchimia(al-kimiya) , parole del lessico militaresco e militare come alfiere, ammiraglio, magazzino, dogana etc etc questi sono solo alcuni esempi ma la lista sarebbe sterminata… Insomma anche il cristianesimo non è autoctono però ci ha influenzato molto, stessa cosa vale per la cultura arabo-musulmana, intorno all’anno mille la civiltà araba era molto più avanzata della nostra, il Califfo di Baghdad ci vedeva come dei barbari a loro confronto, però tutto ciò non significa assolutamente mescolanza ma semplicemente capire che chi è sicuro della propria identità non ha difficoltà a riconoscere anche quella altrui, il rispetto deve essere reciproco, il problema che giustamente sottolineava Valter e su cui sono daccordo è che mentre loro hanno in buona parte conservato questa loro identità noi invece l’abbiamo persa e solo per colpa nostra, quindi non abbiamo niente da opporre come nostra identità, se una volta Croce poteva dire che “non possiamo non dirci cristiani” oggi sarebbe difficile fare un affermazione del genere, figuriamoci poi se parlassimo di greco-romanità sarebbe ancora peggio purtroppo… Gli Ottomani per trasmissione del trono erano considerati l’ultima ipostasi dell’Impero Romano, loro si consideravano romani così come i bizantini, seppur spostati più a est e infatti così venivano riconosciuti anche da noi, come scriveva testualmente Giorgio Trapezunzio (1395-1484) in una delle due orationes indirizzate al Sultano nel 1466, a Roma “nessuno dubitava ch’egli fosse di diritto imperatore dei Romani”.

    Infatti, affermava il filosofo cretese, ripetendo un’argomentazione consueta in quegli anni, “imperatore è colui che a giusto titolo possiede la sede dell’Impero, e la sede dell’Impero Romano è Costantinopoli. Chi dunque possiede di diritto Costantinopoli è imperatore” Va poi menzionato il riconoscimento ufficiale ed esplicito proveniente dalla Repubblica di Venezia: Mehmed II era Imperatore di Costantinopoli e quindi gli spettavano di diritto tutti i territori dell’Impero bizantino, tra cui anche le vecchie colonie greche della Puglia: Brindisi, Taranto e Otranto. Ma il primo ad essere consapevole di questa eredità era lo stesso Mehmed, che sul modesto abito di panno nero portava l’aquila bicefala dei basileis, come come Alessandro Magno ed i “Cesari” della Roma antica, infatti qaysar-i Rum, “Cesare dei Romei”, era uno dei titoli del Sultano…

  25. @Stefano
    Nessuno nega il fatto che la cultura arabo-islamica sia forte, dico solo che non fa parte dell’Europa, e che rappresenta un elemento alieno ancor più del Cristianesimo, quest’ultimo di origine semitica ma sviluppatosi in ambiente greco-romano.

  26. Intervento di Stefano praticamente perfetto !

  27. E’incredibile di come sia iniziata la discussione e di come si sia conclusa..cioe’ come al solito..La differenza l’ha fatta Guidobono (finalmente)col suo ultimo postato,dal quale sono totalmente daccordo.STEFANO..sono alquanto perplesso nel sentire,per uno del tuo livello culturale dire; Ragazzoni che pagano 8 mila euro per venire da noi attratti dalla nostra WAY OF LIFE..Analizzando cio’ si puo’arrivare vicino alla realta’che e’molto differente da quello che si tenta di far credere…Vorrei ricordare che all’inizio si diceva pagano 500 euro per venire,con enormi sacrifici…Non credo che sia stato per lo SPRED il lievitare dei costi oppure per il cambiamento climatico oppure per….. WOLF mi fa piacere risentirti,e approfitto per chiederti,gli arabi oltre ad aver lasciato tangibili segni di civilta’in vari campi sia in Sicilia cosi come in Andalusia..E’ stato cosi’anche per il Cossovo,Bosnia herz.Albania,Cecenia…E poi visto che sono stati e sono nella maggior parte dell’Africa quali sono i loro lasciti,culturali artistici sopratutto sociali..SALUTI.

  28. Un conto è apprezzare certi aspetti dell’Islam (come fa il sottoscritto, da pluridecennale lettore di Guénon), altro conto è accettare sul suolo europeo presenze chiaramente allogene, quali sono quelle islamiche. E non mi si venga a dire che lo stesso identico discorso si può fare per il cristianesimo, dato che quest’ultimo è ormai, positiva o negativa che sia la cosa, compenetrato nell’indole europea (gli europei non sono stati costretti ad accettare il cristianesimo, o comunque non è che popoli non indoeuropei lo hanno esportato qui con la forza). Sulla tematica rinvio a ciò che diceva, meglio di me, Guillaume Faye.

  29. Werner io capisco perfettamente il tuo discorso e dal punto di vista dell’Europa occidentale sarebbe anche corretto passando anche sopra a quanto detto in precedenza, ma a questo punto sarebbe da definire bene cos’è l’Europa e dove finisce, considerando che i territori oggi musulmani furono per molto tempo romanizzati o ellenizzati, come il nord-africa e tutti quei paesi che si affacciano sul mediterraneo come la Siria, il Libano etc… Per me l’unica cultura veramente estranea a noi europei è quella sub-sahariana dell’Africa profonda e questo si capisce per esempio dai casi di cronaca recente legati a mafie nigeriane e simili… però ecco io ho un concetto di Europa molto largo lo riconosco quindi accetto tranquillamente il tuo punto di vista, che poi anche l’esclusivismo religioso (tipicamente abramitico) finchè resta nel suo campo di pertinenza è anch’esso giusto a mio parere e per questo sono in totale disaccordo con la propaganda ecumenica del Vaticano, un conto è il dialogo un conto il rinunciare alla propria tradizione, su questo l’Islam ma anche altri ci danno lezioni,ma questo è un altro tipo di problema che riguarda il laicismo e l’occidente moderno.

  30. Paleolibertario e Fernando, infatti il mio discorso è lo stesso di Guidobono e l’ho detto anche in commenti precedenti, bisogna distinguere il fenomeno immigrazione dall’Islam, è questo l’errore di fondo tutto qua, sono assolutamente contrario all’accoglienza così come però sono contrario ad una demonizzazione dell’Islam, anche perchè lo ripeto l’immigrazione più nociva è quella sub-sahariana che non ha niente di islamico anzi molti di loro scappano dall’Islam per venire a fare i loro comodi qui da noi,paradossalmente se ci fosse la Sharia non verrebbero di certo…

  31. Ciao Fernando, fa piacere anche a me risentirti. Più che l’Africa è il Medio Oriente il vero centro di irradiazione della cultura islamica (quindi non necessariamente araba tout court); in special modo l’area geografica corrispondente agli odierni Iran e Irak (e per certi versi anche la Siria).I lasciti artistici immediatamente visibili sono ovviamente le grandi moschee (che non scopro certo io); inutile farne un elenco, dico solo che prima o poi mi piacerebbe poter vedere di persona quella di Isfahan in Iran . Scrittori straordinari (ad esempio Nezami, del quale ho il capolavoro “le sette principesse” edizioni bur , e Omar Khayyam) .Stefano ha giustamente accennato alle innovazioni in campo matematico e, più in generale, scientifico. Direi che in questo ambito andrebbero considerati anche la Chimica e, soprattutto la Medicina(anche Galeno è stato riscoperto dagli arabi) che ha avuto il suo centro più importante a Baghdad, dove si era in uno stadio più avanzato rispetto all’Occidente ed in grado di compiere delicate operazioni chirurgiche.
    Non dimentichiamo che tutto ciò ebbe fine(o un drastico ridimensionamento) a causa delle invasioni dei mongoli, che annientarono intere (evolutissime) città; in particolare Baghdad fu distrutta nel 1258, quasi un milione di morti, e l’intera classe intellettuale annientata….

  32. Ah dal punto di vista sociale credo sia importante citare la zakat, un prelievo dai guadagni dei più ricchi per aiutare i poveri o altre categorie svantaggiate, sorta di purificazione tanto interiore quanto dei propri beni materiali.

  33. Wolf. Più che i mongoli credo i turchi. Loro, tardivamente convertiti all’Islam, abbatterono la civiltà araba. Le moschee di Isfahan e Shiraz le conobbi nel lontano 1972. Oggi non so se è facile o complicato viaggiare da quelle parti, dopo che la barbarie teocratica si è abbattuta sull’Iran, a quel tempo in pieno sviluppo…

  34. Da un punto di vista strettamente politico-militare,sono in parte d’accordo. Da un punto di vista culturale,artistico-scientifico-letterario,invece,il vero crollo avvenne con la calata dei Mongoli e con la distruzione di Baghdad in particolare(incendio dell’importantissima biblioteca,sterminio di massa di tutti gli intellettuali e artisti lì presenti).

  35. Che poi se consideriamo l’Islam in generale e non il mondo arabo in particolare, semplicemente l’impero ottomano ha preso il posto degli arabi dal punto di vista militare. Dove tale mondo non è riuscito più a rinnovarsi è stato proprio sul piano culturale (il medioevo rimane la loro epoca d’oro).

  36. Caro Stefano,ti leggo sempre con attenzione ed affetto-considerata la nostra affinità ideale- ma oggi devo farti qualche osservazione (benevola s’intende )perchè in nome del Principio unitario delle religioni indulgi,talvolta,ad accomunare religioni che esprimono visioni tutt’al più vie mistiche ma scarsamente realizzatrici.Faccio riferimento,come già altrove dissi,alle cosiddette tre religioni del Libro,dalle quali sono molto distante.Perciò,il tuo accorato appello sul valore dell’Islam e della sua cultura mi trova del tutto indifferente.Non nego quanto hai riportato sulla cultura scientifica araba a cavallo tra il IX e XI secolo,ma essa derivava dalle precedenti culture sia quella egizia(molto più antica)sia quella greca che con i suoi filosofi-impropriamente chiamati pre-socratici- aveva dimostrato l’altezza del suo pensiero.Infatti la Biblioteca di Alessandria nacque per volontà di Tolomeo 1°e la sua dinastia durò per 300 anni promuovendo la concreta simbiosi tra retaggio egizio e quello greco.Dunque,gli arabi furono solo gli eredi di ciò che già da secoli esisteva.E quella mirabile esplosione dei loro saggi durò solo due secoli,mentre il resto dell’Europa era intenta ad organizzare all’interno della Cristianitas lotte intestine per dissolvere il Sacro Romano Impero con l’azione centrifuga delle monarchie regionali e della costellazione di Repubbliche(pur improntate ad un potere magnetizio). La seconda osservazione riguarda quella che tu chiami la “poesia araba-siciliana”.Invero,noi dobbiamo parlare di Scuola Siciliana proprio osservando i suoi principali componenti: Iacopo da Lentini,Guido dalle Colonne(Messina),Pir della Vigna(Capua),Cielo d’Alcamo. Tutti ovviamente orientati dalla magnifica figura del saggio FedericoII. Quindi,se proprio vogliamo trovare un’influenza essa deve essere rimandata alla poesia provenzale in lingua d’oc. Su tutto ciò ha scritto molto charamente Luigi Valli sul tema dei “Fedeli d’Amore”.E’ scontato che sia la scelta di R.Guènon e quella attuale di C.Mutti non sono da me messe in discussione perchè stimo entrambi con rispetto. L’utima osservazione può apparire più superficiale,ma per la storia della nostra Penisola non lo è. Faccio riferimento alla dislocazione abitativa del nostro Meridione in cui si vedono piccoli e grandi paesi arroccati sulle sommità lontane dalle spiagge sui prpmontori delle quali svettano le cosiddette “torri di guardia”.Ma a guardia di che? Di ciò che si riassume nel grido:”Mamma li turchi”! Infatti,puoi elencare tutti i saggi arabi che ricordi,ma nella nostra memoria storica non si possono cancellare i secoli di scorrerie barbaresche che hanno devastato le nostre coste. E’ vero F.Braudel ha scritto che la pirateria può considerarsi l’industria più vecchia del Mar Mediterraneo perchè essa ha proliferato per secoli. Tuttavia per noi italici i pirati più efferati sono stati i musulmani.Dal Medio Evo all’età moderna essi provenivano dalle città-stato di Algeri,Tunisi,Tripoli,Teuan in Marocco.Perchè la pirateria era una lucrosa attività basata sul commercio e riscatto degli europei catturati.Il primo colpo di grazia fu arrestato appena nel 1830 con l’occupazione di Algeri da parte dei Francesi.Tutto ciò per ribadire che con gli arabi abbiamo conti aperti da secoli e ancor oggi a causa dell’insipienza americana sono diventati più devastanti.

  37. Caro Tullio, in primis sappi che le tue considerazioni e critiche sono sempre e dico sempre ben accette e assolutamente interessanti per me per cui è un piacere leggerti e in questo caso risponderti. Ovviamente tutto il discorso come sai è molto complesso e riguarda anche le “equazioni personali” di ognuno di noi,nonchè l’interpretazione del ciclo attuale e delle manifestazioni del sacro ad esso connesse che come i sentieri di un monte, a valle si vedono come separati ma giungono tutti alla stessa vetta. Cercherò di rispondere alle tue osservazioni che trovo non solo pertinenti, ma su cui in gran parte concordo facendo però dei distinguo. Però prima voglio premettere una cosa: non è assolutamente nelle mie intenzioni fare la parte dell’avvocato difensore dell’Islam, prima di tutto perchè non ho alcun interesse diretto nel farlo,secondo perchè spesso e volentieri vengo in parte frainteso in quanto il mio punto di vista è semplicemente quello della Tradizione e non di una tradizione in particolare, ed infine io sono assolutamente contrario a qualsiasi tipo di islamizzazione dell’Europa o cose simili, semplicemente non ritengo opportuno che si mescolino i problemi di natura etnica, sociale e geo-politica che sono quelli dell’immigrazione con problemi di natura religiosa che secondo me sono infondati e creati ad hoc, su quest’ultimo punto ritornerò alla fine. Detto ciò aggiungo solo che so bene che le religioni(ovvero i rami abramitici che solo essi possono definirsi propriamente religioni) rappresentano un decadimento, un regresso rispetto alle tradizioni pre-abramitiche, ma questo “adattamento” è inevitabile e riguarda le leggi dei cicli e la natura della caduta umana quindi su questo sono assolutamente daccordo con te nel considerare le religioni del libro inferiori dal punto di vista metafisico rispetto a quelle “pagane”… però, ciò che per me c’è di positivo nell’Islam in particolare, non è la sua componente propriamente araba che ha rappresentato solo il substrato dove poi si è innestato l’Islam, ma proprio la componente che dell’Islam è riconducibile allo spirito di Roma(per esempio tutta la parte “guerriera” che Evola cita anche in Rivolta e che Nietzsche ebbe ad esaltare) ed in generale ciò che nell’Islam è riconducibile alla Tradizione iperborea, può sembrare strano a molti ma questa parte è molto più consistente nell’Islam che nel Cristianesimo e c’è un motivo strettamente metafisico per questo, ovvero che l’Islam essendo l’ultima manifestazione tradizionale comparsa nel ciclo attuale(il sigillo della profezia come si dice) è come una sintesi, un riassunto di tutte le tradizioni passate, e dal punto di vista realizzativo esso non concepisce una “mistica” come nel cristianesimo(e sappiamo che la mistica essendo “passiva” è inferiore alla realizzazione iniziatica che è attiva), ma una parte assolutamente operativa ed iniziatica che anche se molto degenerata è ancora esistente, che poi è questo il reale motivo per cui Guenon praticò ‘Islam, la sua infatti sappiamo che non fu una conversione come molti pensano o la intendono. Adesso Tullio,chiarito ciò passo ai punti particolari delle tue considerazioni che come ho detto in gran parte condivido. Gli arabi dici si trovarono eredi di ciò che già esisteva, fai l’esempio di Tolomeo che è perfettamente adeguato e sono daccordissimo su quanto affermi, ma ti chiedo caro Tullio non è forse vero che Tradizione viene dal vocabolo “tradere” e che quindi la trasmissione della conoscenza è insita ed essenziale all’uomo ed alle società tradizionali, in fondo gli stessi romani ereditarono buona parte della loro tradizione, ed era proprio questo il senso delle mie affermazioni sull’influenza islamica, nella metafisica alla fine non si inventa niente nessuno, come nella nota legge fisica non si distrugge e non si crea nulla quindi questo secondo me non è un parametro di giudizio semmai anzi è una prova della legittimità di una Tradizione per mezzo di una trasmissione regolare… Secondo punto che tocchi è la poesia che io chiamo arabo-siciliana e attenzione per un motivo l’ho chiamata così, perchè non mi riferivo a quella poesia propriamente siciliana nata alla corte normanna di Federico dei vari Jacopo da Lentini, Cielo d’Alcamo etc su cui concordo con quanto hai detto, ma mi riferisco al periodo precedente, quello dell’impero fatimida che secondo me fu il più interessante della storia islamica, e quindi alla poesia propriamente dei musulmani di sicilia o arabo-siciliani che dir si voglia fra l’XI ed il XII secolo, di cui il massimo esponente fu Ibn Hamdis che ci ha lasciato un canzoniere (diwan) di circa 6.000 versi, la maggior parte dei quali dedicati alla bellezza femminile e all’amata Sicilia, canzoniere che posseggo e che trovo stupendo. A questa poetica mi riferivo nel dire che aveva influenzato le composizioni posteriori,e su questo ci sono ovviamente dibattiti fra gli addetti ai lavori, ma basterebbe leggersi queste poesie per capire non solo che i suoi motivi centrali (femminilità, vino, piaceri vari in stile Omar Khayyam) sono stati ripresi dalla scuola siciliana, ma che anche il significato profondo è lo stesso, così come è impossibile non valutare l’influenza della poetica musulmana in Dante, Valli scrive cose fondamentali ma in molti punti riguardati la metafisica è lacunoso purtroppo semplicemente perchè non era il suo campo, mentre coglie il punto Miguel Asin Palacios a questo riguardo… Infine sull’ultima tua considerazione sono perfettamente daccordo, però qui bisognerebbe distinguere fra Islam in quanto tale, arabi in quanto tali, turchi in quanto tali etc etc quindi la questione è complessa ed andrebbe inquadrata soprattutto storicamente, anche qui secondo me la religione c’entra poco o nulla, come c’entrava poco o nulla nelle crociate, ed infatti i Templari lo sapevano bene, combattendo i musulmani di giorno e scambiandosi conoscenze di notte… In definitiva Tullio trovo giuste le tue critiche ma credo che vadano fatti dei dovuti distinguo che ho provato appunto a proporti… Infine voglio fare una domanda, sia a te caro Tullio che a tutti gli altri, ma a chi è che conviene uno scontro fra musulmani e diciamo per semplificare cristiani? Chi sono nel mondo i governi, i politici, gli intellettuali che spingono di più verso questo “scontro di civiltà”? Chi è che fomenta queste dinamiche e perchè? Ecco io penso che basterebbe rispondere a queste domande per capire che l’Islam tradizionale(non quello arabo wahabita che è parente stretto di quelli che vogliono lo scontro di cui sopra) è un nostro alleato e non un nostro nemico. Cari saluti Tullio, mi scuso per la lunghezza e ti assicuro che, sapendo come la pensi, la mia posizione è molto più semplice e vicina al tuo sentire di quello che magari potrebbe sembrare.

  38. Caro Stefano,mi soddisfano i tuoi distinguo e va da sè che in un incontro personale diversi dubbi verrebbero immediatamente fugati.Quanto alla tua conclusione ti riconfermo che “sub specie interioritatis”nulla ci divide.Un fraterno abbraccio.

  39. Cari Amici. Tutto personalmente a me pare molto interessante, ma anche lontano, visto da qui dove vivo, sul Plata. Qui i rifugiati sono i rifugiati dal comunismo castrista cubano e dal narco-comunismo bolivarian- madurista. Qui non siamo affatto preoccupati dell’imperialismo yankee, anche perchè quasi tutte le famiglie hanno parenti che sono emigrati negli USA, anche se là non fan vita da nababbi, e chi può in vacanza va in Florida… Del resto vediamo che Messico, Centroamerica e Caraibi riforniscono abbondantemente l’emigrazione verso gli USA, mentre, a parte qualche malfattore, nessun nordamericano muore dalla voglia di vivere nel Subcontinente…Quindi, siamo pragmatici… Qui le cose elogiative che ha scritto, ad esempio, Cardini quando è morto Castro non le condividono neanche i sinistri…

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