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Lo strano silenzio della sinistra anti Monti sul saggio “Il Grigiocrate”

Pubblicato il 7 giugno 2012 da George Best
Categorie : Corsivi

Certo che il vecchio Ezra ne conosceva una più del diavolo. Ma sì, Ezra Pound, il poeta pazzo, secondo i suoi connazionali americani… Che però anche loro ne sapevano una più del diavolo, visto che con la scusa della follia, oltre a chiuderlo in gabbia, gli hanno tappato la bocca per impedirgli di ripetere al mondo le ideuzze un po’ scomode che Pound andava proclamando, anni prima, dai microfoni di Radio Roma. Specie quelle teorie sull’usura, non so se avete presente.

Ebbene, il vecchio Ezra, fra l’altro, diceva che «La libertà di parola senza la libertà di diffusione è solo un pesce dorato in una vaschetta sferica». Che a ben pensarci è una frase che calza perfettamente a una storiella che mi hanno raccontato nei giorni scorsi. Una storiella vera, però, non una favoletta per bambini. Da una decina di giorni è uscito in libreria un libro che s’intitola “Il Grigiocrate” ed è una biografia non autorizzata del professor Mario Monti, in passato già docente all’università Bocconi, commissario europeo all’Ue, presidente europeo della Trilateral Commission, membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, international advisor della banca d’affari Goldman Sachs, advisor della Coca Cola Company, Senior European Advisory Council dell’agenzia di rating amerciana Moody’s, e ora, incidentalmente, presidente del Consiglio italiano.

Il libro, scritto dal giornalista Augusto Grandi e dagli studiosi Daniele Lazzeri e Andrea Marcigliano, è pubblicato da una piccola casa editrice toscana, FuoriOnda, conosciuta per le sue posizioni di sinistra moderata. Gli autori, invece, chi più chi meno sono schierati sul crinale abbastanza chiaro della destra. Ma la prefazione del volume, dopo il rifiuto (pare) di Massimo Fini, è stata scritta niente meno che da Piero Sansonetti, ex direttore del quotidiano di Rifondazione comunista Liberazione, ora direttore del settimanale Gli Altri. Insomma, uno strano pastiche dal sapore fasciocomunista che non dovrebbe dispiacere ad Antonio Pennacchi; oppure, più semplicemente, un’operazione editoriale che se ne frega delle etichette e privilegia il desiderio di divulgare notizie, fatti e idee al di là degli schieramenti novecenteschi.

L’idea di partenza, fra l’altro, non era neppure malvagia: raccontare vita e opere del professore bocconiano succeduto a Silvio Berlusconi come non l’ha mai fatto nessuno. Quindi senza censure, omissioni, edulcorazioni, infingimenti, riguardi, squilli di tromba o lingue felpate. Esercizi in cui, in questi sette mesi, si è invece segnalato il 99 per cento dei giornalisti della tivù e della carta stampata. I quali, come al solito, dimostrano la propria proverbiale lontananza dal mondo reale e dagli umori dei lettori. E’ sufficiente navigare un po’ su internet, dai siti di contro informazione ai social network tipo Facebook, per accorgersi quali sono le opinioni su Monti, ma anche le informazioni indipendenti che circolano in rete. Basti dire che digitando le parole “Mario” e “Monti” su Google, la prima parola automaticamente associata dal motore di ricerca al nome del premier è “massone”…

Ma torniamo al libro, che oltreché gustoso, documentato e ben scritto porta a galla molti dei retroscena che hanno sempre accompagnato la carriera dell’uomo “in grigio”, il Grigiocrate appunto, secondo una felice intuizione sull’aspetto sobrio, modesto e un po’ noioso del professore e il suo ruolo di perfetto tecnocrate in linea con i voleri della grande finanza internazionale, di cui – come dimostra il suo curriculum – ha sempre fatto pienamente parte. Benché pubblicato da un editore di medio-piccole dimensioni, nelle settimane precedenti all’uscita gli ordini in libreria pare siano andati piuttosto bene. Una biografia “piccante” su Monti, anziché i soliti soffietti scritti da maggiordomi in livrea, poteva giustamente attrarre l’attenzione del lettore non troppo cloroformizzato. Ci aveva pensato persino L’Espresso, con una succosa anticipazione, a suscitare una certa attesa per l’uscita de “Il Grigiocrate”.

Il 30 maggio il libro è uscito ma, contrariamente alle attese dell’editore – che sperava in un interessamento trasversale e bipartisan – una grossa fetta degli organi d’informazione ha “stranamente” disertato l’appuntamento. Almeno per ora. Passi per le televisioni, costituzionalmente schierate con il potere, e per i quotidiani (parecchi) che appartengono alle stesse élite finanziarie che sostengono il governo Monti; ma autori ed editore speravano che il saggio potesse trovare eco presso la stampa e gli ambienti politici e culturali non appecoronati davanti al Professore.

Finora ha mostrato interesse per il volume soltanto parte dell’editoria giornalistica del centrodestra: Il Giornale ha scritto un articolone positivo, il Secolo d’Italia vi ha dedicato una pagina, ne hanno parlato diffusamente La Padania e il quotidiano online L’Occidentale, recensioni sono apparse su molti siti internet, blog e pagine di Facebook e Twitter e alcuni giornali locali. Silenzio totale, invece da parte delle testate antigovernative dell’area di centrosinistra e dai partiti critici con l’esecutivo Monti come Idv, Sel, Rifondazione. Strano, perché a parole quegli ambienti politici si sono sempre scagliati contro i tecnocrati legati all’alta finanza, contro i professori che usurpano il primato della politica, contro la sospensione della democrazia, il golpe bianco etc etc. Ma nei fatti, invece, hanno contribuito a calare una cortina di silenzio.

Del “Grigiocrate” non ha scritto Il Fatto, che pure si era mostrato interessato prima dell’uscita del libro. Non hanno scritto il manifesto e tanto meno L’Unità, anzi dal giornale fondato da Gramsci (che se potesse oggi forse ne disconoscerebbe la paternità) è arrivato chiaro il messaggio che quello è terreno minato. Ma c’è di più. Un paio di presentazioni organizzate presso circoli e ambienti culturali vicino a Idv e Sel, considerati non a torto dall’editore come potenzialmente più ricettivi di altri, sono andati pressoché deserti. Persino i relatori si sono dati malati all’ultimo minuto con scuse risibili, come quando a scuola c’è un compito in classe.

Alla presentazione in programma a Roma, presso la stampa estera, si sono presentati parecchi corrispondenti stranieri ma un solo giornalista italiano. Che alla fine pare non abbia neppure scritto. Un redattore di un’importante agenzia di stampa nazionale ha provato a proporre la recensione o quanto meno la presentazione del libro su Monti, ma è stato vivamente sconsigliato dal suo capo di tornare sull’argomento. Altri giornalisti, conoscendo i loro polli (cioè caporedattori), non ci hanno neppure provato. Solo sfortunate casualità oppure un ben organizzato boicottaggio? Ah, saperlo…

«La libertà di parola senza la libertà di diffusione è solo un pesce dorato in una vaschetta sferica», diceva Pound. E per quanto riguarda la diffusione hanno un ruolo importante le librerie, senza le quali la vendita di un prodotto editoriale è praticamente esercizio inutile. E i punti vendita, per fortuna, non sembrano essersi accodati alla congiura del silenzio: il libro è presente nelle principali città italiane, oltreché sui siti di vendite online come Amazon, Feltrinelli, Ibs e Bol. Di sicuro, però, “Il Grigiocrate” non è reperibile nella libreria interna dell’università Bocconi, dove un docente (bocconiano anch’egli) l’ha inutilmente cercato sugli scaffali delle novità. E un commesso imbarazzato gli ha spiegato che non sarebbe stato possibile  farlo arrivare neanche su ordinazione.

 

Di George Best

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